domenica 28 dicembre 2008

Il rabbino e il soldato...






















Lo leggo di sfuggita. Tra le tante notizie che appaiono sullo schermo del mio computer. I rabbini, le massime autorità religiose in Israele, specifica il titolo, hanno eccezionalmente consentito ai soldati di Tsahal di operare in giorno di shabbat, giorno dedicato eminentemente a Dio. Nella fattispecie, per "operare" si intende "operare militarmente nella zona di Gaza, in Palestina, onde impedire ai miliziani di Hamas l'incessante lancio di missili rudimentali verso le colonie ebraiche stanziate nel sud di Israele ". In altri termini, i rabbini autorizzano i soldati ebrei a bombardare Gaza in giorno di Shabbath.
La solita vecchia storia. I preti benedicono i loro soldati. Le spade vengono levate contro il cielo a simbolizzare la croce. Gli imam benedicono anch'essi i loro soldati che vengono inviati ad affrontare i primi. Dio, si asserisce, è sempre dalla parte di coloro che compiono le carneficine. 
Vorrei conoscere l'ebraico per sapere quali sono state le parole utilizzate dai rabbini, in questo caso preciso...Immagino il soldato - potrebbe chiamarsi Barack, Gili, Adi, Noah - che ascolta alla radio l'autorizzazione ufficiale dell'autorità religiosa. Si sentirà sollevato? Maledirà quel rabbino che gli ha tolto l'ultima scintilla di speranza? Si chiederà se Dio sta davvero dalla parte di Israele?
Nella Galilea occidentale vi sono i resti del castello crociato di Monfort. Nel XII secolo i Cavalieri Teutonici di Santa Maria vi furono sconfitti dal Saladino, che li lasciò rientrare in Europa con l'onore delle armi. Oggi la terra attorno ai resti della fortezza è arida e secca. Alcuni coloni continuano a lavorarla utilizzando manodopera thailandese e cinese. A sorvegliare i contadini un pugno di ebrei russi, immigrati da nemmeno dieci anni in Israele che riescono a malapena a pronunciare qualche frase in ebraico. Vengono da una cittadina situata a pochi chilometri: Maalot. La cittadina pullula oggi di africani incaricati di costruire le case dei russi sotto la direzione di trasfertisti bulgari o rumeni, impiegati nel settore edilizio statale prima della caduta del muro e del crollo delle repubbliche socialiste.
Un amico che vive in Israele descrive un paese al collasso, un paese da cui i cittadini migliori emigrano, lasciando sempre più spazio a generali e rabbini. La disoccupazione cresce, il turismo stenta a rinascere, gli intellettuali passano più tempo a dispensare conferenze nelle università americane che a elaborare una coscienza critica interna.
L'esperimento sionista è fallito. Durerà ancora alcuni anni, tenuto artificialmente in vita dal flusso incessante di aiuti americani al paese, considerato la sentinella, l'ultima torre di guardia contro una fantomatica marea islamica in costante ascesa...
Durerà ancora qualche anno per mano di un biondo soldato ebreo arrivato fresco fresco dall'Ucraina, che grazie alla benedizione del rabbino, potrà sparare anche di sabato nelle strade di Gaza...

Nessun commento: