sabato 10 gennaio 2009

Che fine ha fatto Mountazer al-Zaïdi?


Spulcio compulsivamente i giornali. Quotidiani e settimanali. Di Mountazer al-Zaïdi, l'uomo che ha tirato le scarpe contro Bush gridando "Eccoti il bacio d'addio nel nome del popolo iracheno, cane!", più nulla. Nessuna notizia. Scomparso, inghiottito in una cella oscura della sua prigione irachena. L'ultima notizia che ho trovato su di lui, riguarda piuttosto la sua famiglia che con una trentina di persone, il 29 dicembre, aveva occupato un praticello di fronte all'ingresso della zona verde, a Bagdad, per protestare contro la sua detenzione e soprattutto contro la mancanza di notizie sul suo stato di salute.
Da icona della protesta contro l'occupazione americana al nulla.
Eppure, per qualche giorno, Mountazer, e la sua azione, avevano fatto il giro del mondo. Manifestazioni di sostegno in tutto il mondo arabo. Un minuto di silenzio in segno di solidarietà al Parlamento giordano. Stuoli di avvocati che si sono offerti di difenderlo gratuitamente. Numerose televisioni che hanno proposto di assumerlo. La televisione libanese NTV che ha addirittura dichiarato di essere pronta ad offrirgli un salario retroattivo a partire dal minuto in cui ha lanciato la prima scarpa. La figlia di Gheddafi che ha dichiarato di volerlo  decorare con la "medaglia del coraggio". E per finire la fabbrica produttrice del modello di scarpe lanciato da Mountazer inondata di ordini provenienti da tutto il mondo.
Poi, più nulla. 
Il giornalista rischia da 5 a 15 anni di prigione in quanto colpevole di "aggressione ad un capo di stato estero". Non sappiamo come andrà a finire il processo, per il momento rinviato, ma quello che mi colpisce è quanto in fretta questo povero ragazzo sia finito nel dimenticatoio della storia. 
Nella sua pagina Facebook risultano esserci 179 amici. Qualche intellettuale francese, come Philippe Sollers, un filosofo tedesco, altri nomi sconosciuti. Pochini, comunque, per uno, il cui nome, per qualche giorno, è stato sulla bocca di tutti.
La storia di Mountazer al- Zaidi mi sembra paradigmatica e interessante, non tanto per il suo gesto, quanto per la velocità con cui ci si è dimenticati tutti di lui.
Chissà mai se un domani ci saranno strade intitolate al suo nome, come accade in Italia con le decine di piazze dedicate all' Enrico Toti lanciatore di stampelle? 
E quanto dureranno ancora i comitati, le veglie, i doni a sostegno della sua famiglia, nell'assenza assoluta di interesse mediatico verso la sua persona?
Ho l'impressione che il povero Mountazer farà la fine di un gadget. Al massimo protagonista di lucrosi giochi elettronici, dedicati al lancio della scarpa, testimonial, a sua insaputa, delle scarpe incriminate, ribattezzate dal fabbricante "Bush shoes"...
Cosa penserà, dichiarerà, come si sentirà nella sua cella irachena? 
Bush, che ha scatenato una guerra che al momento ha fatto centinaia di migliaia di morti, lo ha regalmente perdonato. I media se ne sono bellamente scordati. Ci sarà qualche giovane scrittore americano che ne scriverà l'instant biografia, ma dovrà fare in fretta, perché forse già adesso è troppo tardi...
E allora rivolgo un pensiero a lui. Non tanto in quanto eroe. In fondo, il suo è stato un gesto di rabbia, non dissimile da quello che potrei fare io, contro la sorda resistenza di una povera impiegata di call center a cui chiedo il rimborso di un volo low cost annullato.
E nemmeno, in quanto icona, l'uomo che ci ha fatto divertire e ha scatenato la moda del lancio della scarpa contro i rappresentanti del potere sparsi qui e là nel mondo.
No.
Rivolgo un pensiero a lui. Povero e oscuro giornalista fino a ieri. Di nuovo oscuro oggi.  
E spero che, dalla sua cella, con il braccio ingessato e la costola dolorante, non lo capisca proprio quanto veloce sia la nostra capacità di dimenticare.


1 commento:

marina ha detto...

hai ragione da vendere; vado su FB e mi segno
marina