giovedì 8 gennaio 2009

Il mondo in mano..


Ayito mi chiama dall'Uganda. Liza mi scrive che a Casablanca piove. Thomas non è contento di stare in Venezuela e sogna di tornare in Costarica. Victor era triste l'ultimo dell'anno a Vientiane...sognava la neve. Alycia mi augura buon anno, assieme a Mia, la sua compagna e ai suoi undici animali. Yuv riparte per la Cina. Joel è appena tornato a Parigi da Budapest. Fabien si è appena sposato a Saigon. Corinne è appena scesa a Kathmandu dal villaggio dove abitano i nonni di Kalu. Philippe si agita a Bruxelles ora che Airfrance sta per comprarsi una fetta di Alitalia. Pauline è a Salvador de Bahia. Pierre Xavier mi scrive una frase incomprensibile in turco. Gabriela si prepara per la Obama Parade a Washington. 
Uno dei cambiamenti più radicali tra la mia generazione e quella dei miei studenti è legato alla dimensione dei nostri mondi rispettivi. Il mio e il loro. Il mio, resta comunque ristretto. Il loro è totale, aperto, globalizzato. Alla loro età, solcare l'oceano mi faceva fremere d'eccitazione. Forse questo succede anche ora. Loro, no. Per loro, l'aereo è un autobus. La piazza sulla quale cercano lavoro è una non piazza. È semplicemente il mondo intero. 
Io, alla loro età, mi limitavo al triangolo industriale. 
Loro girano il mondo come trottole. Lavorano un anno in Cina e l'anno dopo in Danimarca. Fanno volontariato in Burkina Faso, e nel contempo inviano i loro curricula all'Onu, qualunque destinazione, e quando proprio sono casarecci si limitano ad inviarlo alla Commissione (che, non occorre nemmeno aggiungerlo, è quella Europea).
Chissà se vibrano ancora quando conoscono "uno straniero" che a me, alla loro età piaceva tanto...Non credo...forse a sparire sarà proprio il concetto di "straniero".




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