domenica 25 gennaio 2009

Il processo contro Florence Hartmann


Sara, una mia studentessa che ha trascorso un anno di studio a Sarajevo, mi segnala il caso di Florence Hartmann. 
Florence Hartmann, corrispondente del Monde durante la guerra in Yugoslavia e in seguito, dal 2000 al 2006, portavoce e consigliere per i Balcani di Carla del Ponte, Procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale fino al 2007, sarà giudicata all'Aia, il 5 febbraio 2009, dallo stesso Tribunale Penale Internazionale. 
Quali crimini contro l'umanità avrebbe mai perpetrato questa giornalista? Qual'è l'accusa che la obbliga a sedere davanti alla Corte, là dove si sono seduti coloro che hanno teorizzato e messo in pratica la purificazione etnica? 
L'atto di accusa parla di :"oltraggio alla Corte" e sostiene che la giornalista  avrebbe "consapevolmente e volontariamente divulgato informazioni in violazione di un ordine esplicito dello stesso tribunale". Se ritenuta colpevole Florence Hartmann rischia fino a 7 anni di prigione e 100000 euro di multa. 
Nel 2007 Florence Hartmann pubblica un libro dal titolo: Paix et chatiment. Les guerres secrètes de la politique et de la justice internationale. Nel libro la giornalista denuncia la responsabilità delle grandi potenze, principalmente Inghilterra, Francia e Stati Uniti, nel rifiutare reiteratamente di collaborare per giungere all'arresto di Karadzic e Mladic, nonché, a suo tempo, di operare per evitare i massacri in Bosnia e in particolare quello di Srebrenica.
Quello che ha scatenato le ire del TPI e che ha indotto lo stesso TPI a incriminare la Hartmann è però un'altra grave denuncia che la giornalista fa nel libro: lo stesso tribunale, infiltrato dalle potenze di cui sopra, avrebbe fatto di tutto per riuscire a minimizzare le responsabilità del governo serbo quanto all'assedio di Sarajevo, e i massacri di Srebrenica. Nello specifico,  avrebbe acconsentito al rifiuto da parte della Serbia  di esibire  documenti d'archivio relativi a questi due crimini in nome di un quanto mai vago "segreto di stato".
Così facendo lo stato serbo sarebbe riuscito a sfuggire ad un verdetto che lo avrebbe costretto a risarcire le famiglie delle vittime bosniache, sia sul piano morale che su quello materiale.
Quei documenti di archivio, sostiene la Hartmann, contenevano le prove che avrebbero permesso al TPI di incriminare la Serbia di crimini contro l'umanità. 
E tali documenti avrebbero pure svelato gli accordi presi a suo tempo tra Mladic e Karadzic e i rappresentanti di Francia, Inghilterra e Stati Uniti, in base ai quali ai due era garantita l'impunità in cambio della loro adesione al patto di Dayton.
Che il TPI si accanisca contro questa giornalista invece di far pressioni sulla Serbia affinché gli venga consegnato il generale Mladic, costituisce già di per sè un'aberrazione.
Ma il fatto che sia lo stesso TPI, che ha  condotto l'istruttoria contro la giornalista, a giudicarla e perdipiù a porte chiuse, rappresenta oltre che un'aberrazione giuridica anche un vero e proprio crimine sul piano morale. 


5 commenti:

marina ha detto...

Una storia che avrebbe dell'incredibile se non vivessimo in tempi "comunicativi" che la rendono credibilissima. Ma non c'è un qualche movimento di opinione che la sostenga?
marina

sileno ha detto...

"Non disturbare il manovratore", riportavano le targhette sui tram.
Oggi sembra sia diventato l'imperativo dei potenti della terra che in epoca di globalizzazione, hanno il diritto di muovere le pedine sulla scacchiera come più aggrada al potere, eliminando in qualche modo i disturbatori.
Ricordiamo il gesto del nostro capo del governo, nei confronti della giornalista russa che aveva formulato una domanda imbarazzante a Putin?
Sileno

Chiara Milanesi ha detto...

C'è questo blog:
http://supportflorencehartmann.blogspot.com/

ora lo aggiungo...

Chiara Milanesi ha detto...

MARICLA, che è giornalista e alla quale avevo segnalato in un mail questa storia, scrive:

"Dunque: credo di aver visto la Hartmann nel documentario su Carla Del Ponte passato al festival di Locarno tre anni fa, la faccia non mi è ignota. in quell'occasione intervistammo la Del Ponte: un'esperienza rara, nel mio campo, una donna straordinaria. incazzata nera contro le ''potenze occidentali'' poi denunciate dalla Florence nel libro che citi. ovviamente con noi Del Ponte disse e non disse, era ancora in carica, certo non poteva sparare esplicitamente a zero denunce del genere, per di più ad un gruppetto di cronisti di spettacolo - in maggioranza ignoranti come capre, giuridicamente parlando (ti mando il pezzo, anche se non dice molto).
è altamente probabile che, uscita di scena la Donna di Ferro dalla guida del Tribunale internazionale, per fare pressione la Del Ponte stessa abbia autorizzato la ''fuga di notizie''. ma, non avendo più lei alle spalle, Florence è diventata facile preda di cavilli e accuse. non so, vado a naso.
non mi risulta alcuna mobilitazione in atto, non sapevo niente di tutto quel che racconti (ma purtroppo ultimamente non faccio molto testo).
ora vado sul blog che mi dici e diffondo la cosa.
grazie della segnalazione (però, la prossima volta, scrivi giusto l'indirizzo eh eh eh)
se vuoi, puoi usare questa mail come commento al tuo blog (o, se vuoi, lo faccio io stessa)
kisses
maricla"

maricla ha detto...

oh oh, stavo giusto per incollare la mail che hai incollato tu!
il blog è in una lingua impossibile, almeno per me. cosa chiede, una firma, un appello? bisognerebbe davvero fare qualcosa