giovedì 1 gennaio 2009

La banalizzazione delle petizioni: un esempio concreto


È il primo di gennaio e puntuale come la morte giunge la PETIZIONE. Rivolta, in quest’occasione, all’Onu, alla Lega Araba, all’Unione Europea, e agli Stati Uniti affinché si ottenga un cessate il fuoco nel conflitto attuale tra Israele e Hamas.

Nel 2008 ho firmato decine di petizioni, per le cause più disparate. 
Quest’anno, tenterò di limitare le firme.
Pian piano la formidabile forza della rete è riuscita a banalizzare le petizioni che durano lo spazio di un attimo e poi vengono archiviate con nonchalance. 
La petizione, paradossalmente, si sta trasformando in un boomerang. Non fa paura a nessuno, non scuote nessuno e, peggio ancora, ci permette di galleggiare nella buona coscienza di aver comunque comunicato il nostro dissenso, la nostra scandalizzata rivolta, il nostro disgusto, il nostro obbrobrio.
Poi torniamo tutti a spalmare di marmellata le nostre tartine.

Prendiamo la petizione in questione, anzi le petizioni perché al momento ne ho ricevute due. Una proveniente da Avaaz, un gruppo di attivisti globali originari degli Stati Uniti e la seconda (più radicale della prima) da Assawra, una mailing list che si definisce la mailing list del Movimento Arabo Democratico.
La prima invita a promuovere un «  cessate il fuoco tra i due contendenti ». La seconda a « farla finita col conflitto arabo-palestinese ».

Il problema vero, a mio avviso, è che, al di là di generiche adesioni a favore della pace (e quale persona sensata potrebbe mai essere favorevole alla guerra?), o di generiche condanne delle perdite umane e materiali che produce una guerra, sovente sbilanciate in termini di peso, posizionarsi sul conflitto attuale pone una serie di problemi.

a)   Chi condanna l’intervento di Israele, implicitamente nega a questo paese il diritto di esistere e lo considera un paese razzista e antidemocratico. 

b)    Chi lo difende, e dunque implicitamente riconosce il diritto di Israele a esistere, sostiene che questo è quanto farebbe legittimamente ogni nazione in risposta ad un'aggressione proveniente da un nemico esterno. 

Che poi questo intervento sia sproporzionato o meno è un’altra questione.

Il problema è che, lo si voglia o no, oggi Israele esiste. Si può trascorrere una notte intera a discutere sul diritto politico o morale di questo paese ad aver occupato una terra non sua, sulla mancata lungimiranza delle grandi nazioni che all’epoca hanno permesso a questa situazione di installarsi, ma resta che si tratta di discussioni circolari che nulla potrebbero cambiare alle contingenze esistenti. Il passato è passato e quel che è fatto è fatto.

A questo punto, per quanto uno non sia disposto a perdonare l’intervento di Israele a Gaza, assurdo sarebbe negare a Israele il fatto di essere oggi uno stato sovrano. E dunque altrettanto assurdo sarebbe valutare la sua risposta con un metro diverso da quello utilizzato nel caso di altre nazioni. Come a qualunque altra nazione al mondo, risulta difficile negare ad Israele il diritto di difendere i suoi cittadini.

Ciò non toglie che i Palestinesi abbiano il diritto di vivere in pace, di vivere una vita degna, di potere accedere ad un lavoro, di potersi spostare, di poter mangiare, educare i propri figli eccetera eccetera. Cosa che attualmente, e ben prima dell’intervento militare israeliano a Gaza, non potevano fare, in gran parte per via dell'embargo posto da Israele attorno al territorio.

Ma cosa dovrebbe fare Israele di fronte a un gruppo come Hamas, che nella sua Carta dei Valori elenca la creazione di uno stato religioso, l’antisemitismo islamico, l’annientamento dello stato di Israele, e il rifiuto di ogni negoziato con questo paese ? 

Il paradosso è che è solo con Hamas che Israele può confrontarsi, poiché Hamas è legittimato a governare, avendo vinto le elezioni del 2006.

Una questione difficile da risolvere e sulla quale, al di là, ripeto, delle generiche condanne alla violenza eccetera, è difficile prendere posizione.

Per tornare alle petizioni, alle due petizioni di cui parlo,  non mi sembra che vi sia motivo di dubitare che gli organismi cui le petizioni si rivolgono non stiano già tentando in maniera diverse di ottenere quanto le petizioni stesse richiedono. 

Da cui una loro intrinseca inutilità. Da cui la mia personale decisione di non aderire.



1 commento:

marina ha detto...

capisco perfettamente la tua posizione circa le petizioni eppure quando mi è arrivata quella di Awaz non ho potuto non firmarla. Semplicemente mi sembra di non poterla cestinare. Anche se la ritengo inutile. Forse penso che è meglio un gesto inutile in più che uno in meno
marina, riflettendo