martedì 20 gennaio 2009

L'uomo con la faccia da cane rabbioso

Mi sveglio, apro la posta e, tra gli altri mail ricevo il consueto mail di un tale "Do". Puntuale come la morte, non appena accade un evento che attira su di sè gli occhi del mondo, "Do" me ne fornisce la chiave di comprensione. Spiegandomi ovviamente che tutto quello che vedo e sento, non è vero. E indicandomi generosamente la via.

In questo mail "Do" mi spiega che:
1) Obama, ieri ha fatto un minaccioso discorso guerrafondaio, promettendo guerre a destra e a manca.
2) Ha indicato negli americani il popolo eletto.
3)È un bianco e, sommo peccato, ha affermato che continuerà a battersi contro il terrorismo.

4) Se noi non lo abbiamo capito la ragione è che non capiamo l'inglese e il traduttore francese era un mistificatore venduto.

I mail che mi invia tale Do, li tengo tutti. Sono creativi e dadaisti. L'essenza della dietrologia più spinta, la quintessenza del complottismo. Dal ben noto "gli americani non sono mai stati sulla Luna", al più recente "È il Mossad che ha fatto cadere le due torri", il tenero "Do" si agita, spiega, svela, smonta, illustra. Non lo conosco, ma la sua cristallina determinazione nel vedere "attraverso" fa sì che non si possa non volergli bene...Peccato per lui che non sia vissuto in Italia. Avrebbe avuto pane per i suoi denti.

Dell'inaugurazione di ieri serbo preziosa un'immagine.
Dick Cheney che  lascia la Casa Bianca in sedia a rotelle. Insaccato nel suo cappottone. Un bastone da passeggio in mano. 
E per quanto il giornalista si affretti ad informare che lupo Dick non è gravemente malato, ma deambula in sedia a rotelle per via di una semplice  slogatura alla caviglia, procuratasi mentre spostava dei pacchi durante il trasloco, l'immagine resta. 
Tra lui e l'elicottero Mack1 pronto a evacuare definitivamente i Bush e  i Cheney dalla Casa Bianca, c'è la scalinata di Capitol Hill. Non è la scalinata di Odessa immortalata nella corazzata Potemkin. Eppure sono incollata al televisore. Nutro la segreta speranza di assistere al remake del grande film. Al remake di quella scena. Ne seguo la discesa col  fiato sospeso.


Non succede. Dick Cheney non rotolerà giù sotto gli occhi del mondo. Salirà a bordo dell'elicottero con i suoi compari e l'ex First Lady farà persino ciao con la mano. Chi saluterà?
 

Dick Cheney è una di quelle persone con cui non vorrei cenare. I Navajos credono che la fotografia catturi l'anima del soggetto fotografato. Guardo Cheney e credo fermamente nella reincarnazione.  Un cane rabbioso, un mastino, o un toro affetto da daltonismo che vede sempre tutto rosso, si devono essere reincarnati in quest'uomo che, senza dubbio, Lombroso avrebbe inserito nell"Uomo delinquente", dedicandogli, forse  un intero capitolo.

Cheney se n'è andato. E con lui tutto uno stuolo di cani rabbiosi come lui.
Nonostante le spiegazioni di "Do", questa per me  è già un'ottima notizia. 
Non basta. 
Ma è un primo passo.