mercoledì 28 gennaio 2009

Maroni e la congiura del Tiepolo


L'ultima volta che a Venezia si manifestò passando per le calli era il 1310.
Una manifestazione finita male per via della Giustina Rossi. Giustina o Lucia, poco importa. Fu lei, la Giustina o la Lucia, a stendere secco il soldato che portava la bandiera di fronte ai manifestanti facendogli cadere un mortaio sulla testa. E questo dalla finestrella della sua casetta in Calle delle Mercerie, a poche decine di metri dalla Porta dell'Orologio, che una volta oltrepassata, avrebbe portato chi sfilava ad invadere la Piazza San Marco.
I manifestanti, al seguito di Bajamonte Tiepolo, scandivano slogan del tipo: "Libertà!" e "A morte di Doge Gradenigo!". Volevano farla finita con le vecchie famiglie incancrenite che si accaparravano, (sempre loro!) il seggio di palazzo Ducale. Loro rappresentavano le famiglie nuove, i nuovi ricchi, diremo ora, ma, come spesso accade, le avanguardie che le motivavano, facevano pure loro parte delle famiglie incancrenite. 
I Querini, i Tiepolo e i Badoer, infatti, non avevano nulla da invidiare quanto a lignaggio ai loro nemici, che di nome facevano Dandolo,  Gradenigo o Giustinian. Basta farsi un giro sul n°1 che passa per il Canal Grande e vedere un poco dove abitavano i congiurati e i loro nemici. 
Della serie, la terra gira e niente cambia.
Chissà cosa sarebbe successo se la vecchia Giustina o Lucia non avesse calato il mortaio sulla testa del vessillifero, mandando allo sbando i manifestanti che si erano insaccati nella calle. 
Non ci vuole molto nelle calli di Venezia per avere la meglio sul popolo. 
Non si riesce nemmeno a scappare facilmente, se si pensa che la polizia veneziana intercettava i rivoltosi a Campo San Luca, neanche a cinquecento metri dalla Piazza.
La manifestazione, passata alla storia come "La congiura del Tiepolo", finiva in una sarabanda di teste tagliate e di pendagli da forca.

Da allora, a Venezia è consigliato manifestare in zone più larghe. 
Napoleone, che non era l'ultimo arrivato in fatto di strategie, l'aveva capito così bene che aveva fatto abbattere un intero quartiere  e pavimentato un canale (oggi la Via  Garibaldi, a Castello), a mò di boulevard Haussmaniano, per permettere ai suoi soldati di arrivare a San Marco (e eventualmente darsela a gambe) senza inconvenienti.

Ai veneziani, le sparate di Maroni, dunque, non fanno un baffo. 
Alla faccia del ministro continueranno a sfilare in mezzo alla laguna, sul Ponte della Libertà, lungo la meravigliosa bretella autostradale che porta a Mestre e a Marghera.

 

4 commenti:

sileno ha detto...

Precisa e documentata come sempre, non conoscevo questa storia di Venezia, grazie.
Sileno

maricla ha detto...

che brava che sei.
ri-vado fuori tema:
oggi sono morti altri due operai. giorni fa, ancora due.
in assenza di fonti ufficiali aggiornate in tempo reale, ci si arrangia come si può

marina ha detto...

mettici anche una foto, please!
voglio vedere una sfilata
marina

stella ha detto...

Ciao,sono venuta a conoscerti!