martedì 6 gennaio 2009

Truffatori e truffatori...


C'è questa storia, stamattina sul giornale: due ragazzi napoletani, da tre anni, spacciandosi per i figli di Luca di Montezemolo, PDG di Ferrari, riescono ad raggirare parecchie persone adducendo di essere stati derubati da una prostituta cubana (sic!) e, dunque, di aver bisogno di denaro per poter raggiungere l'ambasciata italiana. C'è gente che dà loro dei soldi. E non solo in Italia, ma, specifica il giornale, in Australia, Stati Uniti ed Europa. 
A prescindere dal prendere atto che, effettivamente, il nome Ferrari, costituisce un blasonato passaporto in molti paesi, c'è da chiedersi come sia possibile che esista gente che ancora ci casca. 
Sicuramente i due sono degli ottimi attori. Si presentano bene. Sanno parlare inglese correntemente. Ma che i figli di Montezemolo non possano dare un colpo di telefono a qualcuno della famiglia, o, comunque, dell'entourage del padre, è cosa poco credibile.

George Marc, il mio vicino, mi spiegò, anni fa, come lui c'era finito dentro.
Di ritorno dal lavoro, in automobile, si ferma a prendere su un signore anziano, ben vestito, che sta facendo l'autostop. Sette di sera, buio, inverno. L'arzilllo vecchietto non chiede niente. Risponde, reticente, alle domande di George. Come mai a quest'ora fa l'autostop? E dove va? E cosa mai gli è successo? L'uomo sembra non voler dare troppe risposte, ma riesce a far capire a George che era stato derubato a Nizza di ritorno dal cimitero dove era andato a mettere un fiore sulla tomba della figlia. E che contava di raggiungere Nimes, dove risiedeva, in autostop. George, ragazzo aperto, libraio, con un passato vagamente hippy, convince il vecchietto a trascorrere la notte a casa sua. Cenano insieme, chiacchierano fino a tardi e l'indomani George lo accompagna alla stazione e gli dà i soldi per prendere il treno. Insiste nell'offrirgli qualche decina di euro in più, ma l'uomo continua a rifiutare i soldi sostenendo di non averne bisogno. Anzi, gli dà un appuntamento la sera stessa nel miglior ristorante della città assicurandogli che sarebbe tornato da Nimes apposta per offrirgli la cena. Poi, col piede quasi sul predellino, cambia idea e gli dice: "Ma sì, li prendo i soldi che mi hai offerto...ho voglia di fermarmi ad Arles in un ristorante che conosco, e festeggiare tra me e me il bell'incontro che ho fatto con te...mi basteranno un centinaio di euro, te li rendo stasera....".

Ovviamente dell'arzillo nonnino nessuno ha più saputo niente.

Di queste storie di truffe a danno di creduloni e anime pie ce ne sono tante. Non so perché, ma sono storie in fondo allegre e "bon enfant". 
Chi di noi non ha ricevuto la lettera dal figlio del segretario di stato del Benin che vi offre centinaia di migliaia di euro, a voi gente di specchiata onestà, per aprire un conto in banca sul quale trasferire milioni di dolari bloccati in qualche conto bloccato di una sperduta banca africana? O della direzione di Poste Italiane che in una lingua improbabile e sgrammaticata, infarcita di caratteri cirillici che fanno capolino al posto della é con l'accento, vi chiedono il numero del vostro conto corrente postale con relativa password, storia di verificare che non stiate subendo una truffa????
Mi piacerebbe creare una banca dati di storie di questo genere...per saggiare la creatività umana, la capacità di spacciarsi per le persone più improbabili, e soprattutto per verificare che esiste negli esseri umani una grande innocenza, una splendida intoccata innocenza...

Cliccate qui per leggere alcune storie di truffe ben congegnate.

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