martedì 17 febbraio 2009

Ciao Stefano


Stefano è morto. Così diceva il mail che mi è arrivato l'altro giorno. "Brutta notizia. Stefano è morto".
Stefano. Non lo vedevo da 19 anni. Lui si era rifugiato alle Canarie e ci viveva dall'inizio degli anni '80. Di cosa vivesse non l'avevo capito nemmeno quando ero andata a trovarlo, di ritorno da un soggiorno a Gomera. Era dunque il 1989.
Stefano, quand'eravamo ragazzi, mi aveva comunicato la passione per le carte geografiche. 
Era un tipo strano, una delle persone più divertenti e creative che ho mai conosciuto. Un cinico, cinico fino all'osso, e un malinconico, come è spesso il caso delle persone che fanno ridere la platea. 
Con lui avevo attraversavo mezza Europa socialista alla ricerca di vecchie carte geografiche, vecchie mappe nautiche, planimetrie di città. A Praga, a Stare Mêsto, c'era uno dei suoi migliori fornitori. Un vecchio ebreo che aveva un negozietto di cianfrusaglie a pochi passi dalla casa di Kafka. Quando mi ci accompagnò,  l'uomo alla vista di Stefano era andato nel retrobottega e aveva estratto da un cassetto da tipografo una ventina di incisioni che rappresentavano planimetrie a volo d'uccello di città fiamminghe immaginate dall'alto, un poco come quella che Jacopo Barbaro, nel 1500, aveva fatto di Venezia. Ricordo Stefano mentre le guardava, mentre le soppesava. Ad un certo punto ricordo pure che le aveva annusate.
A Tenerife, l'ultima volta che l'avevo visto, seduti alla terrazza di quello che sosteneva essere il suo bar, mi aveva raccontato la sua ultima avventura. 
Era partito, così mi aveva detto, assieme a due amici balzani come lui, per fare il giro del mondo in barca a vela, con una barca sponsorizzata da un'associazione che si chiamava "Friulani nel mondo". Credo che anche la barca si chiamasse così. Sosteneva che nessuno di loro tre era uno skipper affidabile e che l'Adriatico, da Trieste fino in Puglia l'avevano sceso lungo le coste  seguendo la carta automobilistica del Touring Club. Non so come, non so grazie a che carte, ma i tre disgraziati la barca l'avevano portata  fino alle isole Tonga. Là si erano arenati. Stefano sosteneva  che la barca aveva avuto delle avarie così importanti che i tre erano stati costretti ad affidarla al re, Tupou qualcosa, il quale nel frattempo, sempre a stare a Stefano, era diventato loro amico. 
Ogni volta che vado al Correr ad ammirare le mappe nautiche di Venezia, lo sento a fianco a me, che mi spiega. Che mi dice.."Guarda un poco, sti veneziani, cosa avevano messo al posto di Pantelleria! E guarda Gibilterra, spostata di almeno cento chilometri..." Poi si lanciava in ipotesi geopolitiche a partire da ogni assenza. 
Quello che amava di più era la creatività con cui i cartografi riempivano gli spazi vuoti, le terre ancora da esplorare. I vulcani, i fiumi, le città con i mostri alle porte che i geografi del passato ci mettevano. Si lamentava del fatto che lui carte così non se le poteva permettere. E vagheggiava di tesori cartografici nei depositi di antiquari che conosceva lui a Cracovia, a Lviv, a Vilnius...
Lo saluto qui, perché non l'ho salutato davvero.
Ogni volta che studierò la curva di un sentiero, l'ansa di un fiume, ogni volta che cercherò una strisciolina bianca che segna un valico possibile tra due montagne,ogni volta che avrò in mano una carta continuerò a pensare a lui.
Ciao Stefano.




2 commenti:

sileno ha detto...

Ti sono vicino
Sileno

Anonimo ha detto...

abbiamo saputo che Stefano è stato cremato e le sue ceneri disperse in mare. un ritorno al luogo che amava daniela