mercoledì 18 febbraio 2009

E allora? Dov'è il male?

Mi chiedo cosa sia la rete. Che genere di relazioni crei. Che genere di aspettative produca. 
Tenere un blog è un esercizio strano. Per certi versi incongruo. In qualche modo ha a che fare con i messaggi nella bottiglia. Che si lanciano nel mare e magari non arrivano mai da nessuna parte. 
Un blog lo si scrive per sè o per gli altri? Sfogo o compiacimento? Catalizzatore di slanci? Promemoria? Feed back?
C'è tutto questo? C'è altro?
In rete si creano contatti. Si creano amicizie. Si incrociano anime. Si scontrano pensieri. Ci si rafforza. Ci si rassicura.
Quest'ultima cosa è quella che mi piace di meno.
Navigando per blog scopro un'immensa quantità d'amore. Un'inesauribile iniezione di fiducia. E persino quando i post sono urla di dolore, sono dichiarazioni di sfiducia, di rabbia, da essi nascono e si tessono legami che risultano rassicuranti: sono arrabbiato/a, ma lo sei anche tu e...ecco, ora che te l'ho detto, ci sentiamo meglio tutti e due.
Penso al corto, Oedipus Wreck, che Woody Allen aveva diretto e recitato in prima persona alla fine degli anni '80 e che faceva parte del trittico New York Stories. In Oedipus Wreck, Woody recita la parte di un avvocato, Sheldon, la cui personalità è schiacciata dalla presenza della propria madre ebrea che ad un certo momento sparisce dalla sua vita grazie ad una magia. E proprio quando Woody/Sheldon si sente finalmente libero di fare tutto quello che la madre ha criticato ecco che la madre appare di nuovo, enorme come l'omino Michelin, nel cielo di New York.
Mi è venuto in mente il film di Allen perché a volte vedo questa rassicurazione collettiva e virtuale, questo amore universale che emerge dai post e dai commenti, come un enorme compressa di Prozac che fluttua nell'aria. 
Dov'era quest'amore prima dell'era di Internet, prima dei blog, prima dei contatti virtuali?
Sicuramente una grande dose d'amore indistinto e collettivo la ricordo nei grandi meeting legati ai grandi concerti, a Umbria jazz, al festival del teatro di Sant'Arcangelo...alle manifestazioni giovanili degli anni '70, quelle più legate all'ala creativa del movimento che alle P38 dell'Autonomia...per quanto anche in quelle ci fosse amore.
Poi sono arrivati gli orribili anni 80 e 90, che per me sono stati anni disamore e di chiusura nel privato.
Oggi dai blog si riversano torrenti d'amore. Cascate di rassicurazioni. Spalleggiamenti. Sostegni. Ci si rassicura. Ci si spalleggia. Ci si sostiene. 
E allora? Dov'è il male? 
Paradossalmente, secondo me, nell'assenza di conflitto. Di antitesi dialettica. Come se più che la riflessione, il bisogno fosse quello dell'inflessione. Del ri/trovarsi. Del con/solidarsi.
In questo sono una vecchia hegeliana e anelo a tesi, antitesi, sintesi.
Per aver la sintesi, il tanto osannato salto di qualità, ci vuole l'antitesi. 
Che secondo me in rete è soffocata da una valanga d'amore, così ampia e soffice, che la povera antitesi stenta a tirare fuori la testa.

10 commenti:

luposelvatico ha detto...

Oh, Chiara, sfondi una porta aperta. Il conflitto E' fondamentale. Dove il termine "conflitto" è per me duro, rispettoso, ma anche aspro, ruvido, scabroso confronto di posizioni differenti.
Il conflitto ha senso solo se uno è disposto ad ammettere la perdita delle posizioni di partenza: se è disposto ad accettare la sconfitta, il riposizionamento, la revisione delle proprie visioni iniziali.
Il conflitto è il solo modo per capire se le proprie idee sono profonde, radicate, solide -e i tal caso reggono alla prova del confronto con idee diverse, pur modificandosi - o se sono solo slogan, vernice, strati superficiali di pensieri appoggiati sul nulla.
Il conflitto crea avanzamento reciproco, perchè porta a condividere una visione (nuova rispetto alle due originali) su una argomento nel quale entrambi i contendenti hanno passione e interesse.
Le relazioni umane senza conflitto sono una melassa inutile, dove ognuno bada a restare fermo ed immobile, a conservare perennemente le stesse distanze dagli altri senza capire se è il caso di avvicinarsi o allontanarsi, senza rimettersi in gioco.
Poco conflitto in rete? Secondo me dipende dal fatto che, appunto, essendo fisicamente distanti non abbiamo momenti di reale sovrapposizione di interessi/passioni/spazi: ma non definirei "amore universale" tutto quel che gira in rete...Le differenze tra noi blogger ci sono, sono forti e marcate, ma forse la rinuncia al conflitto è spesso e semplicemente frutto di una valutazione tra le energie che occorre spendere per confliggere tramite parole scritte e l'avanzamento comune su un percorso condiviso: in genere non vale la pena, credo.
O meglio, è molto più utile e bello farlo con chi hai vicino, guardarlo negli occhi, godersi la reciproca strategia di persuasione nella completezza della fisicità, della realtà...
oddio, è venuto più un post che un commento...:-)

Chiara Milanesi ha detto...

Lupo, grazie, dev'essere effettivamente così!
Che non ne valga la pena, nemmeno per iscritto, non ne sono sicura...

masaccio ha detto...

nelle P38 non c'era amore, c'era idiozia cammuffata da un pensiero politico alienato dalla raltà, c'era la presunzione di rappresentare un mondo che non esisteva, c'era tutto il danno prodotto alla sinistra democratica di cui scontiamo ancor oggi le conseguenze........ .......

Marmott79 ha detto...

Ciao Chiara.
L'idea che hai di conflitto non mi piace molto... ma forse è solo una questione di semantica. Per me è importante la condivisione delle esperienze e l'arricchimento positivo.
Lo so, sembro Pollyanna, ma l'idea di conflitto mi evoca pensieri negativi mentre quelle di tesi e antitesi sono un po' troppo sofistiche. La mia personale idea del blog è quella di una casa accogliente costruita mattone per mattone.
Troppa melassa?

Angela ha detto...

Chiara, pensi che un conflitto si possa vivere in poche righe di commenti?
Io credo che non bisogna dare ai blog un'importanza eccessiva semmai alle persone.
Ora, quello che scriviamo sono spunti di riflessione e i commenti sono il riverbero dei nostri pensieri sul mondo dell'altro.
Il fatto è che "l'altro" non è il blog ma molto di più e molto sconosciuto. Quindi bisognerebbe, a mio avviso, muoversi con rispetto e attenzione nella scrittura dell'altro e lasciarsi provocare e interrogare: dopotutto si vanno a leggere solo i blog che in qualche modo ci appartengono e lì il conflitto, lo scontro diventa improbabile e volutamente non cercato.
Perché trovare nell'accordo un aspetto smielato dell'amore e non piuttosto un percorso di rafforzamento nella solitudine in un paese dove ogni giorno siamo chiamati necessariamente al conflitto reale e non virtuale?
Infine, concordo con Lupo. Solo gli occhi che si incontrano possono comunicare in profondità...

Chiara Milanesi ha detto...

Per Lupo: ho sfondato una porta aperta. Meglio così.
Ad analizzarmi è vero: quando leggo cose che non mi quadrano, sorvolo, lascio perdere...

Per Masaccio: nella P38 c'era solo idiozia. Concordo. Ma anche nelle manifestazioni dell'Autonomia c'era amore (e non dire di no perché tu c'eri!)

Per Marmott: troppa melassa? No, ma l'idea di casa è in me qualcosa che chiude, in cui ci si chiude.

Per Angela: vedo che sei d'accordo con me: ti cito: "si vanno a leggere solo i blog che ci appartengono...", da cui la mia riflessione sul bisogno di rassicurazione...

sileno ha detto...

Dopo innumerevoli tentativi di risposta, (innumerevoli perché sempre banali), sono felice di ritrovare le giuste proporzioni, mi riconosco in quello che Marco chiama conflitto e io chiamo confronto che "porta a condividere una visione (nuova rispetto le due originali)", che ritrovo in Marmott 79 e concluso magistralmente da Angela.
Il confronto con coloro che percorrono il tuo stesso sentiero, non è mai aspro, cosa ben diversa la polemica, che ritengo solo perdita di tempo.
Condivido, inoltre, l'analisi di Masaccio, la seconda metà degli anni 70,io, la ricordo come un periodo tetro e violento,con poco amore, ben diversa dagli anni 60 che ricordo come anni ricchi di speranza e di sogni.
Ciao
Sileno

masaccio ha detto...

Sileno coglie in pieno quello che ho detto, la seconda metà degli anni 70 erano bui , tetri, noiosi, violenti e non esprimevano nessun sentimento d'amore; si sparava e si uccidevano innocenti, si viveva, lo ripeto, in una non realtà.....

Alicesu ha detto...

io volevo solo dire che il pezzo di Allen è magistrale.
Per il resto, sono domande troppo difficili per quest'ora tarda...

Artemisia ha detto...

Non so cosa vuol dire essere "hegeliana" pero' mi sembra che la paura della rassicurazione sia una tua preoccupazione ricorrente.
Io francamente non la sento. In questo mondo dove tutti ci si pone "contro" e si e' subito aggressivi (verso chi ti ha parcheggiato in seconda file, verso chi ti passa davanti dal fornaio, verso tutto e tutti) perche' cercare il conflitto anche sui blog dove lo strumento commento si presta ai piu' disastrosi fraintendimenti?
Perche' andare a cercarsi i blog che la pensano in maniera opposta? Per deprimersi piu' che mai?
Grazie, non ne ho bisogno.
Piu' che conflitto o rassicurazione, personalmente cerco consigli, pareri, segnalazioni. Poi ovviamente ognuno se li rielabora per conto suo e decide se tenerne conto o no.