venerdì 13 febbraio 2009

È giusto privatizzare i monumenti?

La mia amica Daniela è capace di farmi amare anche gli asparagi, che io detesto sopra ogni cosa.
Lei ha un dono. Sa trasmettere. È una sorta di trasmettitore di passioni. Un traduttore di senso. Un audioguida alle avventure dello spirito. 
Con la stessa nonchalance potrebbe inculcarmi la passione per i buchi neri e quella per la musica. L'intrinseca poliedricità del curling o quella di Mozart.  Insomma ci sa fare. 
Quando decide una cosa, poi, non la ferma nessuno.
Qualche anno fa mi telefona. Va dritto al sodo con un perentorio: "Chiara, non la possiamo perdere...". Intende la Messa per l'incoronazione del doge Marino Grimani composta nel 1595 dai fratelli Gabrieli ed eseguita nella basilica di San Marco a Venezia una volta sola. Che sarebbe stata rieseguita, mi spiega, dal genio McCreesh. Esattamente come cinque secoli prima. In poche parole mi spiega che si tratta di un evento straordinario e unico. Ripete, più volte il canonico "non la possiamo perdere" e io già capisco che non si tratterà di una cosa semplice.
Semplice non è infatti perché l'imperdibile concerto, in realtà, è un concerto privato.
Concerto privato a San Marco? Scopro con fastidio che anche in Italia è arrivata la moda di privatizzare monumenti, piazze, spazi collettivi. In questo caso a privatizzare la basilica è un gruppo di ricchissimi australiani capitanati da un intraprendente manager inglese.
Sto pensando che si tratta di missione impossibile, quando la mia amica Daniela mi comunica il piano. "Il confessionale", dice. "Noi a San Marco arriviamo presto, ci infiliamo come turiste in chiesa e ci chiudiamo nel confessionale. Quando inizia il concerto ce ne usciamo quatte quatte. Troppo tardi per farci uscire...Che ne pensi?"
Il piano mi sembra altamente improbabile, ma a Daniela non so resistere e dunque prendo il low cost, atterro a Venezia, la recupero alla stazione e via dirette in Basilica.
Dove già si snoda la coda dei ricchi australiani in tenuta da sera nonostante sia ancora pomeriggio.
Il confessionale è chiaramente irrangiungibile poiché l'ingresso alla Basilica è controllato da due mastini napoletani vestiti da buttafuori. Ci mettiamo in fila speranzose di passare inosservate, ma neanche due minuti dopo, il manager inglese, un piccoletto con la pelle rosa e i capelli color paglia, ci raggiunge e con accento oxbridge ci spiega che si tratta di un concerto privato, riservato a pochi eletti. Tentiamo di muoverlo a compassione, spieghiamo, peroriamo la causa, ma il piccoletto è irremovibile. Ci ingiunge di allontanarci ma noi lo vediamo che si agita sempre di più (forse non siamo vestite abbastanza bene). Dopo un poco torna verso di noi, ci squadra, e vorrebbe farlo dall'alto in basso ma data la sua statura non può, ribadisce la sua posizione intransigente e conclude con la frase che non avrebbe dovuto dire: "Se anche vi fossero dei biglietti aperti per un pubblico pagante, sarebbero così cari che voi non avreste comunque i soldi per comprarli...". La frase fatidica che lo perderà.
Lo guardo come si guarda un insetto e a questo punto decido in cuor mio che, in qualche modo, al concerto avremmo assistito. Ne sarebbe andato del nostro onore.
Sto tentando di raccogliere quel poco di materia grigia che mi resta per elaborare un piano alternativo, quando Daniela mi guarda e mi fa : "Il parroco!". 
Il parroco di San Marco, lei intendeva. Era lui, no, il custode della Basilica? Custode, signore e padrone! "Facciamoci invitare dal parroco" sbotta imperturbabile la mia amica. "In fondo San Marco è casa sua, no?"
So dove abita il parroco. Nella calle dietro la chiesa. Ci andiamo, suoniamo, apre una perpetua, che, incredibile, ma ancora ne esistono. Il parroco ci riceve sulla porta. Si sta dirigendo in Basilica ad ascoltare pure lui il concerto. Noi gli spieghiamo. Di Gabrieli. Dell'amore per la musica. Della distanza siderale che abbiamo coperto per giungere a Venezia, e da come la raccontiamo, il nostro viaggio è un'avventura degna di Marco Polo a rovescio. 
Ma non c'è affatto bisogno di insistere che Don Giovanni, così si chiama il parroco, ci dice "Vegné co mi, putee..." e ci invita a seguirlo. 
Ci stringiamo a lui, come ci si stringe a coorte, e sulla porta della Basilica lo sentiamo pronunciare questa frasetta semplice di fronte al manager ormai sull'orlo del collasso. "Ste do qua e xe co mi. E xe do amighe mie...Prego...dopo de voialtre", pronuncia con voce gentile il galante Don Giovanni.
La chiesa si sta riempiendo dei danarosi australiani.
Noi ci sediamo in fondo, sul banco di marmo faccia all'altare.
Il manager si agita, aspetta che Don Giovanni si allontani e si precipita verso di noi. È paonazzo. Temo un attacco. 
"You have no right to stay here! Go away! This is my concert...My concert!" vorrebbe urlare, ma lo dice in tono sommesso, per timore di disturbare il pubblico pagante. 
Daniela lo fissa con un sorrisino. Poi alzando le spalle, come se non ci fosse bisogno di dilungarsi di più, lo fredda con voce tranquilla..."And this is my church, sir....".

La musica comincia...





6 commenti:

luposelvatico ha detto...

Wow...il piacere della musica rassociato al dispiacere del ringhiante manager buttafuori...siete state grandi!
Però no, accidenti, non è mica giusta questa cosa...nessun leghista de Venexia ha protestato per la presenza di tutti quegli extracomunitari in chiesa?:-)) quei demoni verdi non ci sono mai, per una volta che servono...:-)

sileno ha detto...

Sei impareggiabile!
Hai anche fatto salire di un quarto di punto il clero, nella mia cosiderazione!
Voto 10 a don Giovanni, per la sua democrazia.
Voto 10 a Daniela per la pronta risposta al ducetto danaroso.
Voto 10 a Chiara per il suo sprezzo del pericolo, sia che si tratti di infilarsi da portoghese in san Marco, che di guadare i torrenti impetuosi nel Nepal.
Un forte abbraccio
Sileno

Chiara Milanesi ha detto...

Per Lupo: i leghisti sono sempre là dove non li vorresti avere..
Per Sileno: un quarto di punto al clero è già tanto...Mi raccomando non ci allarghiamo!

Anonimo ha detto...

Mah qualche buon cristiano dunque ancora esiste...
grandissime voi!!
Stefi

Chiara Milanesi ha detto...

SILVANO invia per mail:

Ciao Chiara,

ho letto il tuo post sulla vostra "zingarata" a Venezia per il concerto di McCreesh.
Bellissimo.
Io però quando "l'isterica" managerino vi ha detto che se anche ci fossero stati biglietti in vendita, voi non avreste potuto permetterveli, avrei aggiunto che questa frase supponente ha in realtà riacceso in voi l'antica fiamma sessantottina di voler entrare a tutti i costi, e che il cicciobello non sapeva che stava parlando con due che a suo tempo avevano sfondato a tutti i concerti rock, in mezzo mondo, figurarsi se adesso non riuscivano ad entrare in una chiesa.
Vale di più il potere del denaro o la fantasiosa italica arte di metterlo in culo a chiunque?
Un abbraccio,
Silvano

giorgio ha detto...

Chiara, raccontacene ancora che le tue avventure fanno respirare a pieni polmoni come l'aria di mare della Liguria!