lunedì 9 febbraio 2009

Facciamo guerra a coloro cui nulla può la legge...


L'amico Luigi mi invia una mail: "Ieri mi sono dovuto arrendere alla constatazione che, nella nostra storia presente, stiamo vivendo un momento che legittimerebbe  il tirannicidio."

Sarebbe giustificato? Prima domanda.
Sarebbe utile? Seconda domanda.

Vediamo un po'...
Innanzitutto, possiamo definire B. un tiranno? 
Apparentemente B. non è un  "tyrannus in titula".
Non possiamo sostenere infatti che abbia preso il potere per usurpazione, in quanto B. è stato regolarmente eletto. Per quanto si possa obiettare che nelle moderne democrazie le elezioni sono oramai falsate dal sistema della comunicazione e da chi è capace di imporre la sua, di comunicazione, resta che di elezioni si è trattato e nessuno le ha contestate.
Più assimilabile alla sua figura, invece, è quella del "tyrannus in regimine", cioè colui che diventa tiranno per aver abusato del potere che gli è conferito. Incontestabile, infatti, che il catalogo degli "abusi" di B., sfida quello dell'amato Leporello. Molti pensatori, da Giovanni da Salisbury al gesuita Juan Mariana, non avrebbero dubbi, e, per questa ragione, indicherebbero in B., il candidato ideale al "regicidio".
Ma in una società come quella attuale, in cui il "potere" non è più identificabile come qualcosa nelle mani di un singolo soggetto, in cui il potere dunque non si identifica con una persona sola, è ancora attuale il tirannicidio? Un re non è forse facilmente rimpiazzabile da un altro fatto a sua immagine e somiglianza? E se così è, il tirannicidio, non perderebbe il suo senso primo (liberarsi del tiranno e reintegrare le regole) per diventare unicamente un'ipotesi simbolica?
Pochi, inoltre, sono gli esempi recenti di tirannicidio che possono illuminarci.
L'assassinio di Carrero Blanco o di Anastasio Somoza, più che "tirannicidi", si assimilano ad atti cosiddetti terroristi.
Il tirannicidio, come argomenta l'Alfieri, per definirsi tale deve essere opera di un singolo individuo. Carrero Blanco fu ucciso da quattro indipendentisti dell'Eta, mentre sugli assassini di Anastasio Somoza, plana ancora il dubbio. Per quanto Eden Pastora, alias comandante Zero, avesse rivendicato personalmente  la paternità dell'attentato, la morte di Somoza è attribuita sostanzialmente a un gruppo della guerriglia argentina.
La storia recente non c'è dunque di aiuto.
Uccidere non è assassinare, proclamava in un pamphlet Edward Sexby, detto "l'uccello-tempesta", invitando ad uccidere Cromwell, affossatore e traditore della rivoluzione.
Forse ad illuminarci potrebbero essere le sue parole.  Nel frattempo rimugino.


"Consideriamo che un tiranno che si pone al di sopra d'ogni legge e difende la propria ingiustizia con una forza cui nessun magistrato è in grado di opporsi, si pone al di sopra di ogni punizione e al di sopra di ogni giustizia che non sia quella somministrata da qualche mano generosa. 
E certo l'umanità intera sarebbe ben poco al sicuro, se non vi fosse giustizia capace di raggiungere le grandi cattiverie e se i tiranni fossero immunitate scelerum tuti, protetti dalla grandezza dei loro crimini. 
Le nostre leggi, allora, non sarebbero che ragnatele: buone per prendere le mosche, ma inutili a trattenere vespe e calabroni; e si potrebbe allora dire di ogni consorzio civile quel che si diceva di Atene: che vi s'impiccassero solo i ladruncoli, mentre i ladroni erano a piede libero e condannavano gli altri. Ma chi vuole mettersi al riparo da ogni mano, sappia che non può mettersi al riparo da tutte. Chi sfugge alla giustizia nei tribunali deve attendersi di trovarla nelle strade, e chi va armato contro tutti gli uomini arma tutti gli uomini contro di sé.
Bellum est in eos qui judiciis coerceri non possunt (dice Cicerone), ovvero: facciamo guerra a coloro contro cui nulla può la legge."

Edward Sexby, Killing Noe Murder: Briefly discourst in Three Saentences, 1657.

2 commenti:

marina ha detto...

rimugino anche io
marina

sileno ha detto...

Oggi, solo silenzio.