giovedì 19 febbraio 2009

In God we trust...

Oggi pomeriggio manifestazione a Marsiglia in difesa dell'università e della ricerca.  
Tanta gente. I soliti 10000 secondo gli organizzatori e 1000 secondo la polizia. 
Sole, cielo blù e il mistral che ti fa agognare di svoltare  un angolo. 
Il vento, però, andava bene per far sventolare le bandiere. Rosse, gialle, verdi, bianche. Striscioni artigianali. Pentole. Bidoni di benzina. Djembé. 
Il corteo scende la scalinata bianca della stazione Saint Charles, percorre qualche centinaio di metri e poi svolta a destra infilando la Canébière. 
Manifestare a Marsiglia è bello. Ma il momento migliore è quando si infila la Canébière, la strada dei lavoratori della canapa, la strada dei cordai, che  scende dritta dritta al porto. E al mare, che è blù come in Sardegna anche in pieno centro città.  
Sullo sfondo, al di sopra di teste, cartelli e striscioni, spuntano gli alberi maestri delle barche a vela. 
Vecchi ricercatori, giovani ricercatori, aspiranti ricercatori, studenti, si mescolano ai comoriani e ai maghrebbini che al tramonto si fermano a pregare sui marciapiedi della Canébière rivolti verso la Mecca. Professori ordinari e straordinari, eleganti, con le toppe sui gomiti, o in camice da laboratorio, scendono affiancati a donnone senegalesi in bourbour che spingono carrozzelle doppie sulle quali siedono quattro o cinque bambini.  Dai negozietti ebraici  esce l'odore delle keftah, che si confonde con quello del couscous, o delle paelle preparate in grandissime pentole su baracchini mobili.
È bella Marsiglia, quando c'è il sole e il vento. 
Dal corteo parte prima sommesso, poi forte un Bandiera Rossa. In italiano. E tutti, pian piano tutti, seguono in coro. Ne conoscono le parole. Sempre in italiano. E sempre in italiano la folla passa a Bella Ciao, che viene bene perché a tratti si possono battere le mani.
Marsiglia è una città femmina. Una città madre. Una città chioccia. La sola città in Francia che due anni fa  non ha visto rivolte nelle banlieues. Una città, che nel grande centro, non ha confini precisi tra quartieri ricchi e quartieri poveri, quartieri bianchi, quartieri neri, quartieri arabi. Una vecchia città del futuro. Che si è sviluppata per sovrapposizioni. 
Nel rientrare verso la stazione degli autobus, nel brutto quartiere commerciale dei negozi in franchising, un punto vendita di cellulari high tech. Subito sotto al nome della catena, che si chiama Hustler, campeggia lo slogan della casa : "In God we trust!" 
Mi consolo. E decido che se Dio viene usato per vendere telefonini, non mi scandalizzerò più quando passerò di fronte alla foto del Che, che campeggia sul manifesto del Cuba Libre, noto locale marsigliese di lap-dance. Giuro. Prometto. 



2 commenti:

sileno ha detto...

Da rabbrividire e non per il vento di Marsiglia.
Il mondo è pieno di talebani, però gli affari sono affari e god chiuderà il suo occhio.
Ciao
Sileno

Anonimo ha detto...

Bel post Chiara, mi ha fatto venire voglia di tornare a Marsiglia! ma per venire al dunque riflettevo che a Dio si può fare a meno di pagare royalty... ma per il Che non è mai stato versato nemmeno un centavo per i diritti d'immagine...
Un caro saluto.
Stefi