sabato 7 febbraio 2009

L'incredibile Hulk..


Divago.
E ritorno sull'indignazione.
In questi ultimi due giorni l'indignazione scorre in rete in modo parossistico.
Io sono indignata. E arrabbiata. Profondamente arrabbiata. Sono verde di rabbia come l'incredibile Hulk.
È una rabbia violenta, quella che cresce in me. Una rabbia pallone che scoppia.
Sfogo la mia rabbia nei mail che scambio con gli amici, nei gruppi di Facebook, sul blog, il mio, e sui blog di compagni di strada mai visti e incontrati per caso.
Come me, tantissimi altri.
Questo sfogo, come tutti gli sfoghi, in un certo senso genera in me un qualche sollievo.
Innegabile.
Come quando si apre la valvola del tutto pieno. Come quando si buca un ascesso.
Eppure.
Ho la sensazione che questo fiume di indignazione, che permette la rete, abbia un effetto perverso.
Quand'ero ragazza, c'era la stessa indignazione. Ma non c'era la rete. E lo sfogo collettivo si coagulava nella piazza. Insieme. Magari a spaccare qualche vetrina. O col passamontagna, come suggerivano certi "cattivi maestri". Era un fatto fisico. Di presenza. Ci si toccava. Si correva. Ci si sentiva.
Non ha portato granché, d'accordo. Quello che è rimasto di tutto quel tempo remoto riguarda più noi donne e il corpo è mio e me lo gestisco io. Quello che è rimasto di tutto quel gridare è un modo più libero e giusto, integrato ormai quasi ovunque, di considerare il sesso. Il 68 e gli anni '70 hanno prodotto una grande rivoluzione sessuale. Il resto sono noccioline.
Sei anni fa c'è stata la stagione dei girotondi. Che a suo modo fu un momento di grande mobilitazione politica e sociale in un paese che sembrava preda del privato e del disincanto.
Com'è finita, lo sappiamo tutti.
Oggi qualcuno si ritroverà in piazza. A Roma, a Milano, nelle grandi città.
La maggior parte di noi resterà a casa, davanti al proprio computer, a lanciare invettive, a macinare odio, a gridare la propria indignazione.
Pochi di noi si riconoscono ancora nei partiti.
E manca un'altra forma di aggregazione alternativa.
Che sia corporea. Che sia, sì, lo dico, violenta.
La violenza che sentiamo in noi, oggi, ieri, e probabimente domani, viaggerà eterea sull'etere.
Flotterà. Scivolerà. Ci farà sentire eterealmente riuniti. Frustrati, certo. Ma anche compiaciuti.
L'esserci, il partecipare, è a portata di un clic.
E temo finisca là.
Non mi piace.
Non mi piace.
O, forse, semplicemente, non basta.






8 commenti:

Angela ha detto...

Ma tu lo sai che qualcuno, da qualche parte, sta cercando di convogliare questa rabbia in un incontro creativo perché il senso si trova solo in carne e ossa...e sono sicura che tu ci sarai!
Sul fare...troveremo la strada, insieme...

Chiara Milanesi ha detto...

Troveremo la strada.

Anonimo ha detto...

Ieri sera sentendo il TG ho pensato: Colpo di Stato. Ho pensato che dovevo fare qualcosa, ma cosa? scendere in piazza come suggeriva Lupo?
Oggi al TG regionale scopro che c'è stata stamane una manifestazione davanti alla prefettura e mi sono chiesta com'è che non lo sapevo?? com'è che non è arrivato nessun sms,nessuna telefonata??
Ma forse non avrei dovuto aspettare di essre avvertita, di essere chiamata. Forse la mia indignazione avrebbe dovuto spingermi naturalmente stamane ad avviarmi in quel luogo e se non ci fosse stata nessuna manifestazione, ebbene la mia sarebbe stata una presenza solitaria ma pur sempre significativa. Invece non c'ero io..
e qui mi sono resa conto della grande mancanza di iniziativa personale in assenza di organizzazioni politiche di riferimento...

Mi sono chiesta se da oggi in avanti non dovremmo, convenzionalmente, andare sempre davanti alle prefetture, organizzati o meno, ogni qualvolta si presenta un significativo motivo di indignazione, prima di tutto per far vedere che ancora esiste una "opposizione", fatta di gente e non di partiti, e poi per riabituarci a non stare rinchiusi nei propri problemi ma ricominciare a trovarsi nelle piazze per condividere ed affrontare quello che oggi è il più grave e comune problema: la perdita della democrazia!.
Stefi

guglielmo ha detto...

Hulk, dobbiamo diventare tutti Hulk "maledettamente credibili" però ! -:)))

luposelvatico ha detto...

Chiara, si, hai ragione. Da mesi scendo in piazza ad ogni occasione, proprio perchè la nostra indignazione deve sentirsi, deve essere fisica, reale, di carne e sangue. Non ti dico l'emozione che ho provato quando anche mia figlia ha sfilato per la prima volta, a Torino il 30 ottobre, tra i centomila ragazzi contro la schifezza Tremonti-Gelmini, e poi ha partecipato all'occupazione del suo liceo. Ci ignorano, li ignorano. Preferiscono, come un tempo, confrontarsi con il buio, con il terrorismo, con la disperazione. Ma non gli daremo soddisfazione, e torneremo per strada, alla luce del sole, a dire che siamo diversi, irrimediabilmente diversi da come ci vorrebbero.Noi ci saremo sempre, sempre di più, ovunque, non gli daremo tregua. Non ci fermiamo, no. Tanto meno adesso, che la sfida alla democrazia è totale.

sileno ha detto...

Da qualche parte ci saremo, fra pochi giorni, cercheremo di creare qualcosa di positivo concretamente come dice Angela.
Anche i Blog però, non li considero inutili, ma qualche seme lo spargono e qualcosa può germogliare.
Importante non cedere allo scoramento e riconoscere il valore dell'indignazione, perché invece con la rassegnazione vincono loro.
Un caro saluto a tutti voi.
Sileno

giorgio ha detto...

Brava Chiara. Condivido totalmente.
Giorgio.

Artemisia ha detto...

Hai ragione, Chiara. Io sono come Lupo: appena posso vado. Dove? Dove ci sono persone in carne ossa.
Nei giorni di questo post, sono andata davanti alla Prefettura. C'erano varie bandiere e io mi sono messa sotto quella che mi rappresentava di piu': il gonfalone dell'ANPI con le medaglie appuntate sopra. Mi ha fatto piacere.
Ha ragione Stefi quando dice che manca un'organizzazione. Io, per esempio, del presidio l'ho saputo dalla CGIL. C'era qualcuno che diceva di averlo saputo da Facebook.
La rete non e' del tutto inutile pero' hai ragione quando dici che non basta.