sabato 14 febbraio 2009

Sacco e Vanzetti furono mai giustiziati?

Nel suo (brutto) romanzo "Bright Lights, Big Cities", l'allora giovane Jay McInerney raccontava la storia di un aspirante scrittore che, per mantenersi, in attesa di pubblicare il suo libro, lavorava presso una prestigiosa rivista newyorkese al reparto "Verifica dei fatti". Il protagonista, di cui non ricordo il nome, viveva la sua situazione lavorativa in maniera estremamente frustrante e riteneva il suo compito meno nobile di quello di un lavapiatti. 
Ricordo che nel leggere quel libro pensai che a me, invece, quel lavoro sarebbe piaciuto tantissimo. 
Che io sappia, rari sono i giornali, le riviste o addirittura i libri che si pubblicano in Italia o in Francia, a passare sotto le forche caudine di un "verificatore di fatti". 
Avendo tradotto decine di libri, posso testimoniare quanti strafalcioni siano contenuti nei testi, anche di autori assolutamente rispettabili: citazioni inesatte, date fasulle, cifre a caso. 
La cosa è doppiamente fastidiosa. Non solo perché, così facendo, si travisa la realtà. Ma perché, per certi versi, una volta scritto e stampato, l'errore "vive" e si perpetua in mille modi nelle enciclopedie, nelle memorie dei computer, rimbalza da un sito all'altro, inducendo all'errore onesti ricercatori che a loro volta accumulano altri errori a partire dall'errore di base.
L'errore, paradossalmente, pian piano si impone  come la "verità vera" che sovrasta e annulla la "realtà dei fatti". 
Un poco come la storia della moneta cattiva che scaccia la buona.
A differenza dei paesi anglosassoni, da noi, i giornali, le riviste e la case editrici ritengono che la verifica di quanto viene scritto competa direttamente all'autore. Il quale, o, è persona leggera e non ha tempo di effettuare verifiche incrociate, oppure, a sua volta, può in perfetta buona fede cadere nella trappola.
E quand'anche un lettore se ne accorgesse, (ed esisterà sempre un lettore che noterà prima o poi lo strafalcione) la casa editrice o la rivista o il giornale in questione non potranno mai, per questioni economiche, offrire una seconda ristampa corretta dell'oggetto del crimine.
Lo strumento più devastante in questo genere di incidenti è Wikipedia. Un'idea geniale, pratica, ma talmente esente da controlli, che, a volte, mi chiedo, quanto tempo ci vorrà per distorcere radicalmente e definitivamente la descrizione di un evento o la valutazione di un fatto. Uno zero battuto inavvertitamente in coda alla cifra delle persone decedute in seguito ad una malattia molto rara può trasmettere l'idea che tale malattia sia estremamente diffusa. Delle virgolette mal posizionate attribuiscono ad un soggetto dichiarazioni che invece sono state emesse da un'altra persona. Una data sbagliata, anche di un giorno, rende difficile le ricerche negli archivi dei giornali e può mettere in dubbio l'esistenza stessa dell'evento.
Un esempio, tra i tanti.
Nel lavorare alla ricostruzione della storia dell'anarchico italiano che aveva fatto saltare Wall Street, mi sono accorta che non esisteva concordanza sulla data in cui era stata eseguita la condanna a morte di Sacco e Vanzetti. La data della morte dei due anarchici variava di qualche giorno da un sito all'altro, da un'enciclopedia all'altra. 
Un tale divario, in sè, non ha niente di delittuoso. Non c'è stata di sicuro la volontà di camuffare un fatto evidente e incontestabile. Ma, magari, un semplice errore di battitura. In qualche enciclopedia, in qualche giornale che fa autorità. Un errore di battitura che poi si è riproposto e amplificato. Rendendo dubbia la data dell'esecuzione dei due anarchici italiani. 
Il rischio è che, magari, un domani, quando nessuno più saprà chi è Joan Baez, non trovando in alcun archivio corrispondente alla data errata (ma ormai assodata per, chiamiamola,  duplicazione d'errore), il resoconto dell'esecuzione dei due anarchici,  un ricercatore, in tutta onestà, metterà in dubbio che nel ventesimo secolo tale esecuzione sia davvero avvenuta...







2 commenti:

sileno ha detto...

Precisa come al solito, non avevo mai fatto una valutazione del genere; complimenti!
Ciao e buona domenica.
Sileno

arnicamontana ha detto...

Chiara, interessante come sempre...L'argomento è molto serio, altroché! In giro per blog capita spesso di veder reiterato l'errore dell'attribuzione di una poesia ad un altro autore...Mi sono imbattuta anch'io in clamorosi errori su wikipedia ...Responsabilità da niente se si pensa che è praticamente lo strumento di ricerca più utilizzato dai ragazzi!Non so in Francia, ma in Italia è implicito che sia l'autore ad occuparsi della verifica dei fatti. Qualcuno lo farà, altri... chissà!Buona domenica :-)