martedì 10 febbraio 2009

ULTREÏA...

Era accaduto a Conques. Nel refettorio del monastero di Conques, tappa privilegiata della sezione francese del Cammino di Compostela. Silenziosi, poco prima di iniziare la cena, erano entrati nel grande salone tre monaci incappucciati di bianco.
 Quei monaci, canonici premostratensi, custodi dell'Abbazia di Sainte Foy, il loro lugubre cappuccio lo tenevano calato sulla faccia, quasi a coprire il mento. Impossibile per chiunque catturarne lo sguardo. Al loro ingresso, nella sala, affollata da pellegrini e gitanti di diversa origine e provenienza, era calato inspiegabile il silenzio. Per un paio di minuti, i tre monaci erano rimasti immobili. Poi, all'unisono avevano iniziato a cantare il canto del pellegrino, un canto che risale, a quanto avevo scoperto dopo, al XII secolo. Di quel canto non ricordo esattamente tutte le parole. Ricordo solo che i tre monaci ripetevano con voce sempre più elevata: "Ultreïa, ultreïa."
Ultreïa, sempre avanti. Contro tutto e contro tutti. Sempre avanti. Non fermarsi. Non soffermarsi.
La cosa non mi era piaciuta. Quel canto, dal tono lugubre e nello stesso tempo arrogante, e al quale quasi tutti coloro che erano in sala si erano ipnoticamente accodati, assomigliava a un canto di guerra. Vi era molta violenza, in quell'ultreia. Un'ultreia che aveva il sapore di una sfida. Lanciata, come velato rimprovero, a coloro che invece si fermano, si soffermano, si guardano indietro. Così l'avevo percepita quel giorno.

Ci ripenso oggi. La Chiesa del Papa tedesco è impregnata e impegnata in un'ultreia vitalistico e incoerente. Un ultreia per l'ultreia. Un andare avanti, costi quel che costi, a tutti i costi.
Non si sofferma molto a riflettere, il papa tedesco, di questi tempi. 
Stringe alleanze con i massoni anticlericali. Grazie, scusi, non me n'ero accorto.
Affida il suo messaggio sulla santità della famiglia a zoppicanti pecorelle pluridivorziate. Grazie, scusi, la Chiesa è grande nel suo perdono.
"Scopre" tardivamente per opera del cancelliere di una potenza temporale di aver riabilitato, nel giorno della memoria, il monsignore che nega le camere a gas. Grazie, scusi, non lo sapevo.
Si lancia come un toro accecato in una battaglia per la vita senza rendersi conto di diventare l'alfiere dell'odiato scientismo, che, per definizione, è relativista. Grazie, scusi, guarda un po', non l'avevo capito.
Non si accorge che l'autostrada dell'odiato relativismo passa per il pensiero critico, il quale, a sua volta, è figlio di quel metodo scientifico che la Chiesa stessa ha fatto ingoiare a Galileo. Grazie, scusi, troppo complicato.

Ultreia, sempre avanti. Sempre avanti anche nella contraddizione di diventare paladini di un sondino, crociati di un respiratore artificiale, alfieri di quella tecnica che la chiesa ha sempre contrapposto a Madre natura. 
Il papa tedesco è cieco. Accecato dalla paura di assistere allo sgretolarsi della sua chiesa che perde sempre più consensi anche in quei paesi lontani sui quali aveva fatto affidamento il suo predecessore. E allora, Ultreïa, sempre avanti, muoversi, agitarsi, farsi sentire, esistere. Con i compagni di strada che offre il convento.
Non si sofferma il papa tedesco a riflettere. Lui, che ci era stato venduto come un fine intellettuale! Quando anche l'allievo più somaro non può non vedere che questa difesa a spada tratta della tecnica che permette artificialmente al corpo di sopravvivere non ha niente a che fare con la battaglia per la vita, che secondo la tradizione della Chiesa, è fatto di natura e dono di Dio.
Senza la macchina, senza la scienza, il corpo di Eluana, quel che resta del suo corpo, muore. 
La natura fa il suo corso. Sia fatta la volontà di Dio, dovrebbe gridare il papa tedesco.
E invece, no. 
"Assassino",  fa gridare ai suoi cani rabbiosi. 
"Boia", lancia la soldataglia a scrivere sui muri.

Quel che conta, è Ultreïa. Sempre avanti. Anche sul corpo e sul sangue di una ragazza. 
Calpestandolo.
Grazie, scusi, non ho sentito.




4 commenti:

sileno ha detto...

Ti sei scordata che da 1870, un suo predecessore ha scoperto di essere infallibile e dopo di lui anche i suoi successori dispongono del dono dell'infallibilità allora come può fallare un vecchio soldato del III Reich?
Sileno

maricla ha detto...

te lo dicevo in altra sede: mi sono così stufata di essere più intelligente di quelli che dovrebbero essere intelligentissimi. non so tu, ma a me mi viene lo sconforto a dover sempre pensare: se ci arrivo io, perché loro no?
tu, che vai più lontana di me, dovresti essere stremata.

Chiara Milanesi ha detto...

marì, marì...
Che cosa significa essere intelligenti, io non lo so.
Penso che "loro", capiscano come va il mondo meglio di quanto non lo faccio io.
Intelligere = capire.
Loro sono più intelligenti.
E poi hanno la straordinaria forza dell'ignorare. Quando si ignora, quando non si sa,si va avanti tranquilli.
Appunto, Ultreia...andare avanti, sempre avanti.
I distinguo, rallentano.
L'immaginazione, l'ipotizzare, la fantasia anche, è una debolezza.
Non nella vita...vera.
Nel funzionamento del potere.

Chiara Milanesi ha detto...

per Sileno:

Certo che la Chiesa è cambiata...ai tempi dell'infallibile Pio IX non andavano tanto per il sottile...giù a tagliare teste, mozzare mani, esporre membra al popolo...Al confronto il pastore tedesco risulta una mammoletta...
Anatema a tutti noi...