domenica 8 marzo 2009

Collevecchio/2

Potrei cominciare a rovescio. Dalla notte trascorsa in una chiesa che esibisce candelabri a sette braccia, quadri ricamati con la scritta "shalom" ed è dedicata a padri che piangono figlie morte giovani che di nome fanno Adele, Giovannina o Teresa. 
Sedie in circolo. Noi in circolo. Un pezzo di storia d'Italia. Gli anni trascorsi con Dossetti a rifare il mondo che raccontano Ettore Masina e la moglie Clotilde. Ricordi intrecciati a considerazioni sull'amore, - il loro - a battaglie contro l'ora di religione a scuola, a Pol Pot incrociato di straforo nei "palazzi" di Pechino, a Buzzati che piange in un autobus che lentamente attraversa Bombay che ora si chiama Mumbai, a uomini e donne come sembra non ce ne siano più.
Non voglio che Ettore Masina e Clotilde smettano di raccontare. 
E mi piace il loro modo di giocare con i ricordi incrociati, smentendosi reciprocamente per ritrovarsi di nuovo, in una dinamica che è tutta loro ma che non esclude. 
Le storie esistono se le si sa raccontare, diceva Paul Auster. 
Loro lo sanno fare. Grandi, grandissimi affabulatori.
E ancora indietro.
Mi ritrovo al tavolo con Elisa. Che ha un leggero accento esotico. Che parla sommessamente e scrive poesie. E mi racconta dell'Eritrea, di Asmara, del Centramerica, delle donne. 
Tante donne passano nei suoi racconti. Donne forti. Donne deboli. Donne che tengono in piedi famiglie, donne bambine, donne di ferro. È di ferro Elisa? Che forse ha sangue falascià e mi racconta di Gerusalemme e del muro, "il muro" che attraversa il giardino della loro casa, la casa delle sorelle comboniane di Bethania, e quando le chiedo se loro lo potevano attraversare, se lei lo poteva attraversare, strizza gli occhi e mi parla dei soldati di Tsahal. 

Non vorrei smettere di chiedere cose a Elisa. E non la lascio mangiare. 
Lei, riesce persino ad essere paziente. 

Il pomeriggio in chiesa si ballano improbabili danze scozzesi che assomigliano a polke e mazurke e l'impianto gracchia e i ballerini si perdono e si ritrovano e c'è chi ride e chi fa sul serio. 

Ancora più indietro. 
Ed è il pomeriggio di Angela. 
Tante persone che arrivano da vicino e da lontano. 
Arrivano per lei. E il suo libro ovviamente. Ma forse più per lei.
Come fa a badare a tutti e a tutto, mi chiedo. 
Di che razza è? Da dove la tira fuori la grinta? E la fermezza? E la dolcezza?
La sera si asciuga gli occhi segnati dalla fatica della giornata. 
Vorrei abbracciarla. Lo faccio. 
Una delle rare volte che nel fare quel gesto non mi sento melassa.
Vorrei dirle che qualcosa se lo deve tenere per lei. Che non può svuotarsi così. Vorrei raccogliere quello che distribuisce e rimetterglielo dentro. Come si fa con le pile voltaiche. Vorrei ricaricarla, Angela. Vorrei "riempirla", "ricostituirla". 
Vorrei essere una pompa di benzina.

È il giorno delle conversazioni che si incrociano. Che si spezzano. 
Harvey e i fisiologi di Oxford, Fleming e la penicillina, Daniel Bovet e i sulfamidici. Figli bravi. Figli meno bravi. E di nuovo le dinamiche della vita. Mogli, mariti, amanti. E montagne e vallate. Belluno e la Spagna di Compostela. 
Progetti. Pezzi di vita. Aspirazioni. 
Credo. Non credo. 
Vorrei.

A notte quasi già fonda saluto gli amici conosciuti lo spazio di qualche ora. La Stefi, Marco e Mimmo che attraverseranno l'Italia fino a Torino. 
Er, l'indomani, mi porta a un villaggio di cui non ricordo il nome. È un bel villaggio da fuori. 
Dentro lo è di meno. Una signora che scopa davanti a casa ci dice che lei d'estate è contenta. Perché là ci arrivano i turisti. 
Fa caldo e ho una vaga sensazione di déjà vu.

Poi c'è la pigrizia delle chiacchiere da giardino. 
Oxford se ne va. Molti pian piano se ne vanno.
Ce ne andiamo anche noi.
Gli addii sono bruschi. Troppo veloci. Di colpo non c'è tempo.
Quel tempo che non si è dilatato come vorrei.
Alla stazione di Orte penso di esserci appena passata qualche minuto fa.
Sono piena. Stupita. Svuotata. Stanca. 
Vorrei.
Ancora.

Ora, la cosa più difficile. Raccogliere le idee. Analisi. Revisione?








7 commenti:

Angela ha detto...

io con te ho fatto il pieno...spero di arrivare molto lontano! Magari a Marsiglia. Baciami il marito che invidio!

Angela ha detto...

e siccome non ti piace la melassa, gli abbracci, i ti voglo bene, i grazie, i menomalecheesisti, i grazieadio che ti ho incontrato ecc.
ti dico che sei una rompiballe chiacchierona e che "te c'abbiamo pure invitato"!!! Do you feel better now?

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Per essere una che vuol fare la "dura" hai scritto due post davvero vivi, struggenti, colmi di anima.

Hai ragione, non esisteva diffidenza ma immediata fiducia e desiderio di conoscersi ed aprirsi.

Chiara Milanesi ha detto...

@Angela:prossimo meeting la verde Provenza????????
@Rockpoeta: grrrrrrrrrr......

Anonimo ha detto...

Non raccogliere troppo le idee e non stare a rivedere nulla... riassapora ciò che hai sentito con il cuore...che se non ti viene bene la crostata di mandorle te la portiamo di persona! ;-)
Un abbraccio con tutto il massimo rotacismo celtico possibile
Stefi

Angela ha detto...

yes, yes, sebbene ci dovrebbe essere un incontro verso fine giugno con l'Africa come tema e stavolta vediamo di farci venire le Comboniane, Zanotelli ecc...vediamo, vediamo...io però vengo su l'estate con tenda...I love Provance!!!

Anonimo ha detto...

Ai disegnato due quadri fantastici! Le tue parole mi hanno ricordato le pennellate di Van Gogh, sarà il Mistral della "Vostra" Provance?
Ultreia!
Mimmo