giovedì 19 marzo 2009

Dimmi come leggi e ti dirò chi sei


Dimmi come leggi e ti dirò chi sei.
Mmmmmm....
A me, per esempio, piace leggere a letto. Con una sola mano, quella con cui giro le pagine, la destra, che spunta fuori dalle coperte a reggere il libro. Due cuscini ben panciuti dietro le spalle. Luce ben posizionata sulla sinistra.
Non mi piace leggere in treno, in aereo, in un caffé o in un parco. Quelli sono posti che vanno bene per i giornali. In aereo, poi,  meglio leggere riviste che il giornale quando lo sfogli invade inevitabilmente lo spazio del vicino. 
Il problema grosso del leggere a letto sono i libri voluminosi. Che a tenerli con una sola mano pesano.
Il ragazzo giusto di Vikhram Seth, scrittore angloindiano, l'ho tagliato a metà. Con le forbici da pollo. Lo stesso ho fatto con Infinite Jest del povero Foster Wallace. Questo l'ho addirittura trasformato in tre agili volumetti. Che restavano comunque pesantini lo stesso.
Da piccola, quando ho cominciato ad avere l'idea che potevo costituirmi una mia biblioteca personale, i libri fisicamente li rispettavo. Stavo attenta alle orecchie, a non scarabocchiarci sopra, ad eventuali macchie di caffé. 
Poi verso i trent'anni, quando sono dovuta emigrare, ho subito mio malgrado la rivoluzione copernicana del forzato abbandono dei libri. La mia biblioteca originaria, il cui primo volume era stato il classico Siddharta, seguito a ruota da Sulla strada e da I vagabondi del Dharma, giace ora in cartoni  seminati tra case di amici, cantine, granai. 
In realtà, ora, non lo so proprio più dove sono finiti i libri di buona metà della mia vita. 
Quando però ho accettato questo forzato e radicale "panta rei" ho smesso con la venerazione dell'oggetto libro. 
Ora i libri giacciono ovunque. E fungono. Da comodini. Da poggiapiedi. Da supporti per piante cascanti. Sotto il frigorifero che pende non si sa perché verso sinistra ci sta, per esempio, Oceano mare di Baricco. Non meritava di più.
Ho gettato solo due libri in pattumiera. Entrambi frutto della penna di Jean D'Ormesson, un vecchio trombone irritante dell'Académie Française. Non che non ce ne fossero altri che lo meritassero. Ma per il momento questi ultimi sono semplicemente utilizzati come supporti o mattoncini. 
Non sono riuscita nemmeno a fare come Pepe Carvalho, che coi libri si riscaldava. Ma non escludo una tale possibilità.
Il concetto di libreria, di scaffali, a casa mia, non ha più senso.
Ora i libri sono sparsi in qualunque piano orizzontale. E senza più quel bell'ordine che avevo impartito loro quand'ero giovane. L'epoca radicale della giovinezza. L'epoca delle suddivisioni radicali.
Allora era stato da una parte i romanzi. Dall'altra i saggi. 
I romanzi divisi per nazionalità. Il che lasciava sempre la bocca amara. Dove lo schiaffavo Conrad che era polacco ma è forse il più grande scrittore di lingua inglese? Ce lo potevo mettere vicino a Potocki? E Kundera che mi aveva fatto fatto l'antipatico scherzetto di scrivere prima in ceco e poi in francese? 
All'epoca avevo risolto il problema con la sezione "ibridi", destinata ai cani sciolti della lingua. 
Con i saggi, invece, era sempre stato un irrisolto casino. 
Foucault, per esempio, ti frega. Non è uno storico. Non è un filosofo. Non è un critico. Dove avrei dovuto metterlo? Il suo libro sulla follia doveva finire tra i libri "psi", vicino a Freud? Brrrr....E quello sulla prigione, nella sezione sociologia? Vicino a Durkheim? Orrore! Però non lo potevo mettere con Braudel, perché Braudel non avrebbe voluto. Foucault, in quanto storico, non era "solido". E poi lui storico non voleva essere. 
Insomma, quasi tutti i saggi ponevano problemi del genere. Al punto che la sezione saggi era rimasta un rompicapo irrisolto.
Oggi, semplicemente, i libri non li trovo più. Mi agito. Passo da una stanza all'altra alla ricerca di quel saggio bellissimo sul cinema di Sam Peckimpah e poiché era del Castoro, so che la copertina è bianca o nera. Allora scannerizzo pareti, scaffali, comodini, mensole del bagno, rientranze della cucina, tavolini, pile sul pavimento alla ricerca di un poco di bianco e di un poco di nero.
E non lo trovo.


11 commenti:

Aleph ha detto...

Mi ci ritrovo nel tuo caos biblico ( acc, gioco di parole). Ma la cosa più irritante è scoprire che hai comprato lo stesso libro 3 volte perchè non ricordavi neanche più di averlo. Ora sono convinta di avere doppioni sparsi chissà dove. Ma va bene così, tanto comincio a dimenticare le trame! ( è grave? )

Chiara Milanesi ha detto...

@ Aleph: assolutamente no, anzi è vantaggiosissimo...anche a me capita di rileggere libri per scoprire all'ultimo capitolo che so già chi è l'assassino!

Anonimo ha detto...

A me piace leggere ovunque ed in modi diversi..potrei forse scrivere un piccolo Kamasutra del lettore.
No, ma che pensi??? Mi riferisco solo alla molteplicità di modi e posti :-) ed i modi sono condizionati dal dove..
Leggo in tram, autobus, treno, aereo, in poltrona (si presta meglio per i libri voluminosi), a letto (proprio come te, ma solo d'inverno in quel modo), in vasca da bagno (splendido relax!). Mi è capitato di sbagliare a scendere dal bus perchè presa dalla lettura e di continuare a leggere camminando...
Solo la lettura di voi amici Blogger mi impone la posizione classica: di fronte allo schermo di un pc! ;-)
Ma ciò non ti deve trarre in inganno..alla lettura dedico il tempo che posso.. e forse, non avendone molto, ho appreso ad adattarmi a tutte le situazioni!.
I libri non li butto mai, quelli che non hanno motivo di essere tenuti, li abbandono in posti pubblici dopo aver scritto all'interno che quello è un "libro liberato", da far circolare gratuitamente dopo averlo letto..
Della mia biblioteca ti racconterò un'altra volta!
Un abbraccio
Stefi

l'incarcerato ha detto...

Leggendo il tuo post mi sono voltato perchè dietro di me c'è una folta libreria. Ogni libro per me è un ricordo, perchè lo abbino ai miei trascorsi. Avvolte di sofferenza, altre di gioia, altre ancora di semplice passatempo. Anche io leggo nel letto, raramente nel tram. Anche perchè ho bisogno di silenzio e di concentrazione.

Purtroppo ho smesso di leggere romanzi(non sai che rabbia), ora ho letture diverse e se mi segui, immagini anche quali...

Buona lettura! ;)

Paolo ha detto...

ma come fai in inverno con la mano che resta fuori dalle coperte? a me si raffredda troppo e dopo un po' ho brividi in tutto il corpo... bisognerebbe inventare una coperta per mani da lettura :)

Chiara Milanesi ha detto...

@ Paolo: la mano d'inverno effettivamente si congela. ma io metto il guanto di pile.

masaccio ha detto...

ho fatto il percorso inverso; fin verso i 26, 27 anni ho letteralmente buttato i libri (solo la letteratura, però), io dicevo per motivi ideologici di non attaccamento all'oggetto ma ai suoi contenuti, in realtà per continui traslochi e spostamenti in situazioni più o meno comunitarie e incasinate. Sono un pentito totale per essermi disfatto di splendide edizioni ormai introvabili di cui ricordo tutte le caratteristiche grafiche e le occasioni in cui li avevo comprati, e le bancarelle, e le librerie, quelle giuste di varie cittò d'Italia. Dopo ho incominciato il periodo della "conservazione" e catalogazione : romanzi per nazionalità e ordine alfabetico con gli stessi problemi per gli ibridi, saggi, invece, per settori di conoscenza giudicati secondo un mio criterio personale, che mi spinge a continue modifiche di posto modificandosi il mio pensiero, testi più o meno nascosti che avanzano inesorabilmente in primo piano perchè più vicini alle problematiche odierne. Per i romanzi avevo tentato il metodo delle affinità elettive fra gli autori ma ho rinunciato perchè trovarli era un inseguimento al buio; ma questo secondo me è il metodo migliore ed è affrontato con un certo brio da Alberto Arbasino in Fratelli d'Italia.
Io leggo dappertutto, in treno sono le letture migliori, non c'è di meglio di un viaggio lungo per una buona lettura, in treno ho preparato, si può dire, anche esami dell'università. non mi piace leggere a letto; a casa mi piace leggere in poltrona o sul divano, per le letture di studio e da lavoro, alla scrivania.
I libri vanno assolutamente conservati, sono la nostra immagine reale (purchè non una maschera), e il messaggio di noi stessi al mondo.
Odio le case senza libri.
Devo ampliare la libreria ormai manca posto e avanza il disordine.

marina ha detto...

Io sono passata da un archivio cartaceo(schede e schede con autore titolo editore anno soggetto, traduttore e altre similia) ad un data base ancora più maniacale. Se non so dove è un libro perdo la ragione, mi aggiro per casa come Diogene, e mi sembra che quel libro, in quel preciso momento, ha la seria possibilità di salvarmi la vita...nevrosi ossessiva, non c'è altro nome per indicare il mio rapporto con i libri
e leggo ovunque, isolandomi da ogni contesto: a Cuba leggevo beata Guillen mentre il pulmino scivolava lungo il fianco di una collina...
ma, apprezzo l'uso che fai di baricco :-)
marina

Vincenzo Cucinotta ha detto...

L'uso "alternativo" dei libri, cui tu accenni, conferma che non è vero che comunque convenga leggere: c'è tantissima robaccia in giro la cui lettura non solo è inutile, ma perfino dannosa e che quindi merita davvero soltanto quest'uso "alternativo".

Arnicamontana ha detto...

Io diventerei scema se adottassi la tua anarchica soluzione!!! Giuro! Però...se proprio sei così precisina da non voler associare Foucault a Freud, accetta almeno una anonima collocazione seguendo un ordine alfabetico per autore! Orrore???
Io leggo ovunque (tranne in bagno)

Artemisia ha detto...

Anch'io leggo solo la sera a letto e alterno la mano fuori perche' non si congeli.
Tutti gli altri posti e momenti della giornata non mi consentono sufficiente concentrazione oppure mi danno mal di stomaco (sul bus). In tal caso ricorro con grande soddisfazione agli audiolibri.
Apprezzo il tuo superamento del feticcio libro. Credo che il tranciare i libri faccia venire i brividi di orrore a diversi blogger. ;-)