domenica 1 marzo 2009

La famiglia è una camera a gas


Tre drammi familiari in 24h. 
Mariti che sparano alle mogli, che tentano di passar loro sopra con l'automobile, che uccidono i figli, che si uccidono. 
E poi, zii che violentano nipoti. Nonni danarosi che stuprano nipotine col consenso tacito dei genitori in attesa dell'eredità. Figli che uccidono i genitori e se serve anche zie e sorelle. 
Un panorama da grand guignol. Una realtà più gore dei film di Wes Craven.
"La famiglia è una camera a gas", aveva decretato a suo tempo l'antipsichiatra David Cooper.
Uno strumento funzionale alla trasmissione della proprietà privata, pilastro del sistema capitalistico, avevano analizzato freddamente Marx e Engels.
Il ricco brodo di coltura su cui si sviluppano quasi tutte le patologie, insinuava Sigmund Freud.
Un personaggio controverso, e nel contempo estremamente interessante, l'avvocato Jacques Vergès nel suo libro "La justice est un jeu" invitava a studiare il crimine, la tipologia del crimine, per capire il tipo di società nella quale si vive. I suoi valori, le sue debolezze.
Il crimine ci parla, sosteneva, e ci dice come siamo.

L'Italia, per esempio, è il paese dove i figli uccidono i genitori. E, nello stesso tempo, è, tra i paesi capitalisti avanzati, quello in cui più forte è il concetto di famiglia.
Perché in Francia non si è mai sentito parlare di figli che uccidono i genitori? Molto probabilmente perché in Francia, quando vi è disaccordo in famiglia, esiste l'ottima pratica di "prestarsi i figli". Il figlio o la figlia in crisi vanno a vivere a casa di amici. Per il tempo necessario. Un anno, due anni, anche di più. O quando questo non è possibile vanno a vivere in una sorta di gruppi appartamento allestiti a questo scopo dai servizi psicologici del Comune. E se anche questa soluzione non è praticabile, allora se ne scappano di casa.
Tre soluzioni, di fondo, estremamente sane, che permettono di rompere con il condizionamento familiare, e di far sì che l'individuo in formazione riesca ad esistere nel mondo con le sue sole forze, scrollandosi di dosso l'amore invadente e possessivo che è tipico dell'ambiente chiuso della famiglia.
In Italia la pratica salvifica del "prestito dei figli", dei gruppi-appartamento per ragazzi in crisi familiare, a quanto ne so, non esiste o se anche esiste è praticata in misura estremamente ridotta. Il fatto che non esista la dice lunga sul tabù che rappresenta la famiglia, dipinta ossessivamente come rifugio, luogo di pace, amore e armonia. 
La fuga, poi, è l'altro versante del tabù: abbandonare la famiglia costituisce una trasgressione talmente grande che Erica preferisce uccidere la madre repressiva e autoritaria piuttosto che far lo zaino ed andarsene di casa.
Dalla Comune di Parigi in poi molti sono stati i tentativi di proporre un modello diverso da quello del nucleo familiare. Dalle comuni hippy dell'Arizona, ai gruppi d'appartamento berlinesi, ai primi kibbutz in Israele. Non sono stati esperimenti facili. E non conosco studi approfonditi sulle dinamiche interne a tali nuclei, sulle loro patologie, le loro contraddizioni.
So solo che l'esaltazione  della santa famiglia - e questo soprattutto in paesi improntati a forte presenza cattolica, come Spagna, Portogallo o Italia - alimenta i comportamenti legati al maschilismo, alla dominazione del maschio, marito padre e padrone, sulla donna, facendo sì che questi tre paesi si posizionino ai vertici delle statistiche delle violenze familiari.
E constato che, da noi, la famiglia uccide, materialmente e moralmente, più della mafia, più delle gang organizzate e più degli incidenti stradali. 
Triste, tristissima constatazione.


13 commenti:

sileno ha detto...

Interessantissima analisi su di un argomeno "tabù" in questo paese, dove "la famiglia" è sacra e già dalle prime righe del post pensavo al ruolo della chiesa rispetto al concetto: famiglia.
Grazie Chiara per aver offerto nuovi spunti di riflessione.
Ciao e buona domenica.
Sileno

giorgio ha detto...

Il 70% degli stupri in Italia avvengono in famiglia o ad opera di fidanzati, ex-fidanzati o parenti.
Chiara, sono totalmente d'accordo col tuo post, è grave?..........

Antonella ha detto...

In Italia siamo sotto la forca caudina della chiesa. Ogni possibile progresso nelle relazioni avverrà sempre dopo che è già avvenuto da decenni negli altri paesi.Stiamo pagando il fatto di avere in casa il Vaticano

Vincenzo Cucinotta ha detto...

Nel libro che ho pubblicato, propongo il superamento della famiglia. La famiglia è un'organizzazione economica, non più funzionale oggi.
Senza entrare in dettalgi su soluzioni alternative, il principio mi pare sia quello che i bambini sono del mondo, quindi di tutti, mpm specificamente dei genitori. Insomma, dico molto altro, ma non posso suntare qui. Leggete il mio libro...

Dual ha detto...

Un analisi molto dettagliata..Bel post!
Un saluto Dual.

Dual ha detto...

Un analisi molto dettagliata..Bel post!
Un saluto Dual.

marina ha detto...

Scappare scappano anche in Italia, il fenomeno anzi è in aumento, ma le famose case famiglia, come luoghi di accoglienza dove sottrarsi al disagio della convivenza familiare, sono spesso luoghi ancora più patogeni, ahimé
marina

Artemisia ha detto...

Molto interessante quello che ci racconti della Francia. Senza arrivare alle soluzioi estreme che citi, la sensazione di vivere in una camera a gas (in una prigione, la chiamavo io) mi ha accompagnato per tutta l'adolescenza. Tra l'altro questo ha purtroppo influenzato le mie scelte per quanto riguarda gli studi e di conseguenza il lavoro che avrei fatto.

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Condivido la tua disamina nell'insieme. Sul fuggire da casa ci sono due punti che mi convincono meno

1) La fuga non é una soluzione, l'andarsene razionalmente con convinzione e sapendo perché e cosa si vuol fare invece lo trovo giusto.

2) A 16 anni un figlio che va via di casa in Italia che fine fa? Dove e come vive? Non vedo grosse prospettive salvo si rifugi nella casa del GF o di Amici...

Ciao!
Daniele

Kleys ha detto...

Ciao!
sono giunta sul tuo blog seguendo il link lasciato da un utente a commento del post di un'amica...
normale routine sul web, però è stata davvero una bella scoperta, ho letto alcuni dei tuoi post e mi son piaciuti molto...! ;)
tornerò,
a presto :)

Chiara Milanesi ha detto...

@Sileno: Chiesa e famiglia? Là ci darem la mano...
@Giorgio: no, non è grave, anzi!
@Antonella: e se invadessimo il Vaticano?
@Vincenzo: leggerò il tuo libro.
@Dual: grazie
@Marina: non so se le case famiglia sono la stessa cosa dei gruppi appartamento...
@Artemisia: meno estreme che far fuori i propri parenti
@La fuga può evitare il peggio. A 16 anni si va dagli amici, in genere, e poi la famiglia degli amici ti fa stare un poco con loro...sapessi quanti ne ho tenuti di adolescenti in fuga a casa mia!
@Kleys: mi segnali il link?

Vincenzo Cucinotta ha detto...

Una bella notizia davvero: sono già curioso di essere recensito da te, Enzo

Angela ha detto...

Chiara, ho sempre creduto che il disprezzo verso se stessi si imparasse in famiglia. L'Italia, paese di gente con una profonda disistima verso se stessa, dipendente dal confessionale e dal conoscente utile, muore implodendo...nascerà qualcosa di nuovo dai frammenti?