lunedì 16 marzo 2009

La nave dei folli

Bosch, la tela, la dipinge tra il 1490 e il 1500. 
A quell'epoca, come racconta benissimo Michel Foucault, i folli, i pazzi,  si mescolavano perfettamente ai seri e ai savi. La gente riteneva che in qualche modo Dio si servisse delle loro parole per comunicare la sua volontà e i suoi desideri. E così i pazzi se ne andavano in giro liberi. Da una valle all'altra. Da un villaggio all'altro. Talvolta, quando forse cominciavano a dar fastidio anche ai più pii, venivano caricati su delle navi azzurre, le navi dei folli,  che veleggiavano liberamente lungo le coste. 
Restavano comunque personaggi ascoltati per via delle minacce che lanciavano, e che mettevano in guardia il popolo. O grazie alle derisione con la quale affrontavano la vertiginosa irragionevolezza dell'uomo e la sua meschinità.
Guardo ancora la tela di Bosch. È una barca stracolma di persone quella che il pittore dipinge. Non sembra aleggiare nella nave né aggressività, né infelicità. Tutti sembrano gridare qualcosa. E chi non parla, beve, sputa o semplicemente tenta di afferrare il pollo appeso all'albero della cuccagna che funge da albero maestro nel quadro. Una donna tenta di scuotere l'unico passeggero che non parla, forse perché semiaddormentato o in procinto di addormentarsi. Uno dei folli che nuota attorno alla barca tenta di attirare l'attenzione del gruppo raccontando qualcosa. Storielle, barzellette?
Ho pensato all'Italia. Come ad una nave dei folli. Sulla quale i nostri allegrissimi governanti a braccetto con qualche zelante cardinale navigano senza una destinazione, senza un savio che tenga la barra. Ciascuno di loro conciona, propone, lancia iniziative, le ritira, sbraita, accusa, contesta, protesta, racconta storie, emana decreti, suggerisce disegni di legge che sembrano usciti dagli incubi del grande pittore fiammingo.
Si lancia l'idea che cemento è bello e visto che in Italia non ce n'è abbastanza si facilitano nuove costruzioni, piani rialzati, aumento delle superfici abitabili, torrette, pinnacoli e trallalà. 
Per garantire pace e sicurezza si invitano i pensionati a pattugliare strade e piazze contro l'invasione dei "barbari". 
Le banche dovranno rispondere ai garanti dell'ordine pubblico, ai prefetti dunque, dei prestiti che potranno fare ai cittadini. 
Si terranno in vita delle mummie pattugliate dalla forza pubblica per impedire che esalino l'anima a Dio. 
Le donne si imbruttiranno perché il conducator ha spiegato loro che se son belle non c'è niente da fare. Il loro destino è segnato. 
Si chiede ai medici non di curare le malattie, che è un obbligo non solo nei confronti del malato ma nei confronti anche di chi è sano e non vuole farsi contagiare, ma di chiedere i documenti dei malati e passarli al reparto penitenziario che già è sold out. 
Si stigmatizza, si colpisce, si censura. 
Che i passeggeri di quella nave dei folli che è diventata il nostro paese stiano parlando per bocca di Dio, risulta difficile da credere. Dio, anche nelle sue peggiori interpretazioni, una logica sembrava averla. Questi qui, no. Se non, forse, la logica del caos.
Ho difficoltà a credere che i savi li ascoltino ancora, in nome di una loro intrinseca saggezza.
Non ci credo. Non ci posso credere.
Allora lasciamoli andare. Scivolando sulle onde del mar. Lontano. Il più lontano possibile. Gozzovigliando, cantando e raccontandosi reciprocamente nanetti di gloria.




4 commenti:

sileno ha detto...

AIUTOOOO!
Voglio scendere.
Sileno

Chiara Milanesi ha detto...

ma sil, tu non sei un pazzo...mica ti ci vorrebbero in quella nave!

guglielmo ha detto...

Mi spiace, ma il Cavaliere si è impadronito anche della follia. Ha firmato tempo fa una prefazione all'Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam. Ci salverà solo una sua indigestione di se stesso!

masaccio ha detto...

non è assolutamente la nave dei pazzi, ma una barca di lusso in cui il lucido disegno della P2, come ormai si dice da anni, va a realizzarsi e si rafforza sempre più nella totale indifferenza di gran parte degli italiani.