martedì 10 marzo 2009

L'Italia è terreno di guerra...


Questa mi è successa ieri. 
Per l'esattezza a Treviso, ufficio postale del quartiere dell'Eden.
Poiché quando faccio un passaggio in Italia saccheggio almeno tre o quattro librerie, (il piacere di leggere nella propria lingua madre!), quasi sempre, in prossimità del rientro, mi ritrovo con un peso bagaglio eccessivo. Di quelli che le compagnie aeree gettano al macero.
Allora, per evitare discussioni, additamenti al check-in e rimbrotti a raffica, in genere mi spedisco a casa, in Francia, un bel pacchettone di libri. 
E così,  ieri preparo il paccone. Una decina di libri. La pentalogia di Bolano, uno splendido libro edito dal Cai sulle Dolomiti, il libro di Angela Altieri Mac Donald, un saggio di Wu Ming sul New Italian Epic, un paio di corposi Amos Oz, l'ultimo romanzo di Philip Roth e una cronaca dell'autoaffondamento della flotta tedesca avvenuto a Scapa Flow. 
Terminata l'elaborata confezione mi dirigo carica come un asino all'Ufficio Postale.
Attendo pazientemente in fila che il signore di fronte a me spedisca una per una 34 raccomandate e 5 assicurate, mi faccio scavalcare da una signora piccola, con le gambe storte e amica della sportellista, e finalmente arriva il mio turno.
Presento il pacco ben confezionato con l'indirizzo scritto con pennarello blù e l'impiegata mi chiede dove mai sia diretto. "Francia", rispondo. "Che tipo di spedizione?", mi chiede la solerte signorina. "La meno cara", le rispondo leggermente umiliata. Lei mi enumera una farandola di possibilità, una migliore dell'altra, ognuna con qualche sfizio e vantaggino speciale, e finiamo per scegliere una spedizione via aerea, pacco garantito in arrivo entro una settimana.
A quel punto la signorina mi chiede gentilmente il tesserino del Codice Fiscale. Io le spiego che sono residente all'estero da una vita e poiché il tesserino del codice fiscale non ce l'ho più da anni, mento e le dico che non sono più italiana ma ho la nazionalità francese.
A quel punto la dolce occhialuta digrigna i denti e mi spiega che essendo io straniera e non possedendo il suddetto tesserino non sono autorizzata a spedire proprio un bel niente.
Sto per guardarla come si guarda un insetto (lo sguardo dell'entomologo curioso di essersi imbattuto in una nuova specie) e noto che la signorina mi ha già cancellato dal suo ambito visivo e umano e sta interpellando il signore in fila dietro di me.
Sposto leggermente il mio corpo nel suo campo visivo e le assicuro che deve esserci uno sbaglio perché non è possibile che tutti gli stranieri che sono in Italia siano interdetti di spedizione pacchi. Lei mi raggela con un "E invece è proprio così" e inizia ad allargare il sorriso verso il prossimo utente. 
Decido di non lasciarmi fare e le spiego compitamente che quanto lei mi sta dichiarando è assolutamente inverosimile e impossibile. "Ma come fanno allora gli stranieri?" le chiedo.
Lei serafica asserisce che si fanno accompagnare da un italiano il quale presta loro il tesserino con il Codice Fiscale. La cosa mi risulta ancora più improbabile, ma tento il tutto per tutto e le dico "Benissimo, spediamolo allora col suo di Codice Fiscale, signorina!".
La signorina allora mi guarda fisso, passa al dialetto e mi inchioda con un " Ah, troppo facile...I faria tuti cussì". (trad: farebbero tutti così).
Decido di non muovermi e di battermi per quello che considero un mio diritto umano.
Le persone in coda dietro di me rumoreggiano. Sono convinta che ce l'hanno contro l'impiegata deficiente, e invece scopro con orrore che ce l'hanno con me.
Occupo lo spazio di fronte allo sportello con la grinta dell'esercito israeliano sulle alture del Golan e pretendo di conferire con il capoufficio.
Scambio di pareri tra uno sportello e l'altro. Occhiate in tralice delle altre impiegate. La folla dietro di me che si sta trasformando in un gruppo di hooligan assetato di sangue. Il mio.
Comincio a temere per la mia incolumità ed evito di girarmi indietro per timore di essere sfregiata col vetriolo. 
A quel punto, come accade nelle migliori tragedie greche, da dietro uno scaffale pencolante sulla sinistra, esce puntuale il deus ex machina. Che nella fattispecie è il capufficio. Il quale mi chiede se per caso, su di me, non ho un qualche numero equivalente al mio codice fiscale. Vorrei snocciolare il 13 che è sempre stato il mio numero fortunato, quando, miracolosamente, mi sovvengo di avere tra i miei documenti la tessera sanitaria francese. La brandisco con gioia e detto al capufficio una sequenza di 26 caratteri alfanumerici.
La signorina, ammansitasi, china il capo, scrive compita questo numero magico, io faccio per pagare, quando lei rialza il capo e mi raggela con una domanda : "Quanto pesa la carta da pacchi con cui ha fatto il pacchetto?". "Giuro che non lo so", le dico colpevole e costernata nello stesso tempo.
Il signore dietro di me mormora qualcosa in dialetto, scandalizzato che io non ci abbia pensato prima e indispettito mi pianta il gomito sul fianco perché io mi faccia da parte. Resisto come aveva fatto mio zio a Montecassino, e supplico la signorina di inserire un dato casuale..."55 grammi?" suggerisco.
Lei mi incenerisce. Scarabocchia la cifra sulla casella peso tara e mi chiede di indicare il mittente.
Le spiego che mittente e destinatario coincidono poiché sono cose che io, guarda un po', spedisco proprio a me stessa.
A quel punto alla signorina sta per venire un coccolone.
"Non si può....", urla isterica, "lei deve indicare un mittente diverso dal destinatario....!!!!"
Mi incazzo. Le chiedo di mostrarmi dove mai c'è scritto che i mittenti debbano essere diversi dai destinatari e ho voglia di strangolarla. Mi sposto bruscamente con culata all'indietro per allontanare il signore alle mie spalle che mi soffia fiato olezzante vino nostrano sul collo, e invano tento di pestargli i piedi. Sento in me una carica negativa, elettroni negativi, velo rosso, mi prudono le mani.
Guardo negli occhi la signorina e scandisco un gelido "Va bene così, non si chieda niente, lei spedisca".
La belva esegue.
La folla scuote la testa scrutandomi con odio. 
Vorrei essere Clint Eastwood e sputare per terra.


14 commenti:

sileno ha detto...

BENVENUTA IN ITALIA!
Benvenuta anche nella "Marca Gioiosa"!
L'aria della Provenza è più fresca.
Ciao
Sileno

luposelvatico ha detto...

Una collection di cazzate invereconde ed incredibili sostenute senza fare neanche un plissè...questi italiani sono ormai pronti per qualsiasi cosa, altrochè:-(

Antonella ha detto...

Hai raccontato benissimo ed è vero. Anche a me è capitato di assistere ad un diniego di spedizione pacco richiesto da una straniera perchè non aveva il codice fiscale. Ma io mi sono affincata alla signora e le ho dato manforte. E' stato tutto inutile. Senza codice fiscale non l'hanno spedito

Anonimo ha detto...

Man mano che leggevo, potevo vederti in azione!!.. :-)))
Che dire? L'idiozia, non della ottusa impiegata esecutiva, ma da chi ha introdotto le nuove regole è sconfinata!!
Facci poi sapere se i libri autospedititi sono giunti a destinazione...
Un abbraccio solidale
Stefi

Anonimo ha detto...

La cosa più insopportabile è che il "popolino coglione" si schiera con l'ottusa impiegata "modello Brunetta" piuttosto che con Te. Che Schifo! Mi dispiace. Ti abbraccio con affetto.
Mimmo

maricla ha detto...

solidarietà da una veterana delle incazzature postali. nell'ufficio vicino casa impiegano solo scemi altamente selezionati. conosco bene l'odio maldiretto della folla dietro di te. ed è la cosa che mi stressa di più.

Anonimo ha detto...

Ah! se non mi fosse piaciuto essere lì con te a dare ragione della nostra resistenza!!!
conoscendoti un poco mi sono immaginata il calore e la fermezza del tuo agire, novità in questa patria di fotocopie sbiadite.cometanera

Angela ha detto...

Mi hai messo vicino a Amos OZ? Che onore...forse l'impiegata sapeva del libro pericoloso che oltrepassava le Alpi...

Livia ha detto...

Lo sbaglio è stato tuo, naturalmente! Avresti dovuto subito inventare un numero di codice fiscale e sarebbe finita là. Poi per castigo hai avuto il trattamento da extracomunitario, nemmeno da francese!
Alla larga dagli uffici postali!
Qua nella campagna pordenonese ognuno ha la mappa mentale di quali uffici postali frequentare e quali no, facendo anche una decina di km per andare in quello giusto.

Il tuo racconto vale oro!! e siamo tutti col fiato sospeso per sapere se i libri sono arrivati

livia
Ciao!!

Anonimo ha detto...

Nell'italietta del ribrezzo per qualsiasi regola, fa ancora più schifo che ci siano regole idiote e impiegate ottuse... anche se la tua descrizione ha fatto "sganasciare dal ridere" sia me che nicola.Quanti anni aveva l'impiegata? A me capita sempre più di incappare in un cambio generazionale preoccupante: sciacquette ignoranti vestite e truccate tipo "grande fratello " o "amici" che se la tirano da chissà chi solo per il fatto di essere commesse da calzedonia o affini.Sempre più spesso mi capita, come cliente, di essere guardata dall'alto in basso da chi non dico dovrebbe essere servile, ma almeno educata/o e professionale (termine oramai in disuso su molti fronti).Eppure mi presento anche benino, ma evidentemente più che di look è questione di fastidio per chi ha passato i cinquanta, unito a una buona dose di supponenza e presunzione, come se fosse scontato che dopo questa età si diventa tardi a capire e a fare e quindi si è d'ingombro! Anch'io non sto zitta e le mie reazioni si snocciolano dall'incazzatura al sarcasmo, almeno mi sfogo. A una commessa che davanti a una giacca dal costo di 1500 euro circa , giudicata da me "un po' troppo cara" mi ha detto: "ma signora...caraaaa?!?!?!" quasi a dire "ma dove vive lei, nelle caverne ?" ho risposto: " beh allora se la compri lei col suo stipendio di un mese, se ci arriva..." Un po'spocchioso,snob e classista, ma efficace, soprattutto a fare passare il nervoso a me...
ciao
pat

luposelvatico ha detto...

Sul tema dell'idiozia dilagante ai tempi del berlusconismo, consiglio anche questo post di Bruno Tinti:
http://togherotte.ilcannocchiale.it/2009/02/28/la_dura_vita_dei_cantastorie.html

Artemisia ha detto...

A parte l'esilarante modo con cui hai raccontato l'episodio, esso rivela l'esistenza di una serie di norme che, se applicate con poca flessibilita' mentale, portano a queste conseguenze ridicole.
Noi abbiamo diversi ospiti stranieri ed infatti, se vogliamo che riscuotano il loro compenso in banca, devono esibire un codice fiscale, non necessariamente italiano pero'!
Immagino che sia cosi' anche per tutte le spedizioni.

Invece mi interessa molto dal punto di vista professionale il tesserino che hai tirato fuori: molti ospiti "francesi", cioe' che lavorano in Francia magari con un contratto a termine mi dicono di non avere alcun codice fiscale o simili (Social Security Number? Tessera Sanitaria?). E' possibile? Io non ci credo. Probabilmente in Francia non c'e' bisogno di essere "schedati" per avere dei servizi altrimenti lo avrebbero ben presente questo maledetto numerello. Tu che ne dici?

Chiara Milanesi ha detto...

@ Pat: ti vedo perfettamente stendere la commessa col tuo accento bauscia...Brava!
@ Artemisia: no, in Francia non esiste Codice Fiscale, ma ogni cittadino ha un numero che corrisponde alla sua tessera sanitaria e che usa per andare in colsultazione o in farmacia...Una curiosità, ma di che ospiti parli?
@Mimmo: avrei dovuto picchiarla/li secondo te?
@Lupo: diciamo solidarietà pochina da parte del volgo...

Artemisia ha detto...

Grazie, Chiara: quindi mi pare di capire che se un lavoratore anche a tempo determinato ha bisogno del medico o di medicinali deve avere questo numero identificativo.
Si tratta di ricercatori, post doc, ecc. Ne ho parlato anche in questo post.