martedì 17 marzo 2009

Quattro cani per strada...


C'è qualcosa di arcaico negli animali che si riprendono le città. Se si pensa che la vera frontiera tra medioevo ed età moderna non è stata tanto la scoperta dell'America quanto piuttosto l'allontanamento degli animali domestici dalle città.
Bucarest e Palermo in preda ad orde di cani randagi, New York e Genova vittime dei topi, le acque sotterranee che scorrono nel ventre di Chicago invase dalle tartarughe domestiche,  le vacche sacre ai semafori di Nuova Dehli e i grossi maiali a quelli di Kunming, aprono una breccia, per certi versi, in quella frontiera.
Non so perché Palermo si ritrovi a dover far fronte ai cani randagi che uccidono bambini, si attaccano ai polpacci dei joggers, e inducono ad un aumento delle vendite dei fischietti ad ultrasuoni, capaci, si dice, di tener lontani gli animali. 
A Bucarest era stata colpa del conducator che aveva distrutto le vecchie case i cui cortili erano abitati dai cani e al loro posto aveva eretto i palazzi del realismo socialista. Tassativamente vietati ai cani. Che così furono lasciati a zonzo per le strade.
Non so perché Palermo, dunque. Ma la notizia ha in sè qualcosa di decadente. Di decadente e inquietante. Come quando, in passato, i primi segni della peste non erano i bubboni nella carne degli uomini, ma i topi che scorazzavano per la città. 
Due sere fa, a Marsiglia, in prossimità del Vieux Port ce n'erano tanti di topi. Ho cominciato a contarli, e poi ho lasciato perdere. Correvano lungo i marciapiedi, esitando in prossimità dei tombini. Grossi toponi con le code lunghe. Il muso che si alzava ad annusare l'aria. I bambini del quartiere visibilmente non li temevano. Correvano dietro di loro battendo le mani.
Ricordo la notte trascorsa quattro anni fa, in Laos, nel villaggio di Ban Sleung Ouam, villaggio della minoranza Akko, a pochi chilometri dalla frontiera con Dien Bien Phu. Una notte dai rumori strani. Bambini che piangevano. Vecchi che tossivano. Cani che abbaiavano. E strane urla acute che si levavano a tratti nelle vicinanze della mia capanna. Ero uscita. Avevo acceso la frontale e avevo assistito per circa un'ora all'attività dei "derattizzatori". Ragazzini seminudi dotati di arco, frecce e lampade a petrolio. Che trascorrevano la notte a dare la caccia alle migliaia di topi che si annidavano nelle cataste di legna sparse per il villaggio. Gli uni  che avvicinavano le lampade  illuminando fiocamente le cataste, gli altri che tiravano d'arco per estrarre poi un topo infilzato e urlante dalla massa del legno.  Una volta morti, i topi penzolavano come trofei appesi alla cinta dei pantaloni dei cacciatori. E l'indomani mattina venivano arrostiti sul fuoco per la colazione.  
A Dehli le vacche fungono da spazzini. Mangiano tutta l'immondizia che viene abbandonata sulla soglia di casa. Gli spazzini, quando ci sono, si occupano piuttosto delle loro deiezioni. 
Dicono che New York un giorno o l'altro si inginocchierà di fronte ai ratti. Nonostante un noto derrattizzatore veneto, come racconta Antonio Stella nel libro "Schei", abbia tentato invano di sterminarli grazie a bocconcini che odoravano di hamburger e patatine fritte, alla moda newyorkese.

Ripenso a Palermo e ai suoi cani. Che mi dà la vaga e inquietante sensazione di una civiltà sul punto di dissolversi. Come le città antiche che il deserto si è mangiato o le città dell'Amazzonia inghiottite dalle radici. Tanti luoghi del mondo che sono stati sconfitti dalla natura. 
Che può essere madre. E dunque terribile come tutte le madri.





3 commenti:

Livia ha detto...

Il contrario della domesticazione.
Animali selezionati nei millenni per essere domestici che vengono di colpo abbandonati ad un improbabile ritorno alla vita selvaggia. E si vendicano.
In altri posti nel mondo ci sono cani semiselvaggi, ma non ne ho mai visto aggregazioni in grandi branchi pericolosi.
No, i disastri avvenuti in Sicilia non sono segnali di un'apocalisse globale, ma solo del disastro del meridione italiano, cani abbandonati dai padroni affidati da un inaffidabile comune ad un irresponsabile personaggio.

Valentino ha detto...

Ti invito a fare un giro al mio museo

http://escoafareduepassi.blogspot.com/2009/03/lunedi-al-museo_16.html

Anonimo ha detto...

a bali era pieno di cani randagi ma davano l'impressione di convivere senza traumi con la popolazione. sdraiati anche in mezzo alle strade si spostavano pigramente al passaggio delle auto senza che il guidatore facesse un plissé di rimostranza, anzi rallentava.qualcuno li nutre, altri si cibano delle numerose offerte lasciate sui tempietti votivi(quelli più furbi stanno lì ad aspettare in orario l'arrivo sistematico dei vassoi portati dalle donne in sarong).non ho mai visto picchiare cani, neppure per separarli quando litigavano ferocemente. E ho visto anche i topi, uno in particolare sgattaiolare qua e là sul pavimento bianco e pulitissimo di un emporio di stoffe:io ho cacciato un urlo e le commesse ridevano come matte mostrano la loro abitudine e la mia estraneità alla cosa.non so se c'è una qualche morale, ma sicuramente una vita più semplice aiuta anche a meglio convivere con gli animali.
pat