sabato 25 aprile 2009

Anime morte


Scopro tardivamente che salire il vulcano che domina il deserto sopra San Pedro de Atacama non si fa.
Troppo caldo di giorno, troppo freddo di notte.
Stanotte il termometro qui a San Pedro, che ai 3000 non ci arriva, è sceso a meno 12. Il conico vulcano che mi guarda, di mila, lui, ne fa sei. Non voglio sapere a quali vertiginose temperature scenderà il termometro là in alto, questa notte.
All'attacco del sentiero ci si arriva nel primo pomeriggio. Siamo a quota 4300 e io sono vestita come un tuareg. Al sole ci saranno 35 gradi e ho l'impressione che la pelle mi si stia essicando come fossi un baccalà.
Il Licancabour sale dritto, come un cono gelato rovesciato. In cima scintilla la neve. Il resto è petraia lavica. Tutta uguale fino in cima. Un poco come il Kilimangiaro che è un bella montagna da sotto ma a farla non c'è soddisfazione.
Con Claudio ci si guarda negli occhi e si scuote la testa.
Non si fa.
Meglio scendere il canyon che abbiamo lasciato neanche mezz'ora fa.
Sul fondo scorre un fiumiciattolo caldo. Cascatelle calde, e otto piscine naturali nelle quali immergersi per un poco. Non troppo perchè al calar del sole il termometro picchia giù vertiginoso e noi siamo solo in ricognizione. Il materiale tecnico è rimasto all' Hostal.
Ma non c'è un'altra montagna da salire, chiedo in giro alle false guide con la faccia da tagliagole?
Loro sostengono che l'altro vulcano, il gemello del primo, si può fare. Ma come? chiedo. Sono alti uguali e stanno l'uno a fianco all'altro? Borbottano qualcosa come microclima, e bla bla bla, e io non ci credo...
Niente da fare. Niente montagna da questa parte della Cordillera.
Si decide allora di fare un tentativo dall'altra parte. In Argentina. Ma bisogna aspettare il permesso di passaggio che arriva mercoledì. Mmmmmm. I tempi sono strettini.
Chi vivrà, vedrà.

Nel frattempo ho indagato.
Le tombe rock and roll che continuano a far capolino ad ogni curva, anche lungo le piste, anche là dove se vai a piedi vai più veloce, sono proprio tombe ad memoriam di accidentati.
Assolutamente incredibile che i tanti Pedro o Silvio mi corazon si siano spiaccicati in strade dritte come fusi, senza spallette, senza alberi, solo sabbia a perdita d'occhio.
Eppure...La ragazza argentina di origine siciliana che fa da portiere di notte alla posada dice che lungo la Panamericana, e lungo le piste di sale pressato che attraversano il deserto è il sonno che uccide la gente. L'assenza di traffico che rilassa, la poche curve, il paesaggio che non è interrotto da nulla, inducono i piloti ad una specie di narcosi cosciente. Di colpo il camion si rovescia. Di colpo l'automobilista tira dritto alle curve.
La Panamericana è allora un lungo cimitero spontaneo a cielo aperto?
E ad accompagnare chi viaggia ci sono solo le anime morte?

1 commento:

sileno ha detto...

Saggezza è anche capire il momento di fermarsi.
Saggezza è capire che la montagna è amica di chi la rispetta, ma non perdona chi pensa di essere più forte.
Desistendo hai fatto la scelta migliore, poi ci saranno altri momenti...
Stupendo il tuo reportage attraverso il Cile.
Un abbraccio e in piazza ci sarò anche per te.
Er