lunedì 27 aprile 2009

Il potenziale erotico delle stelle


L'astronomo, in realtà, era un impostore. Ma un impostore piacevole e simpaticone.
Alain, francese di Nancy, finito in questo deserto in seguito ad una delusione d'amore. Quale unico bagaglio una passione smodata per le stelle e i pianeti. L'amore del firmamento trasformato in business. Due ore ogni sera, dalle 8 alle 10, a raccontare il cielo ai turisti di passaggio.
C'è da dire che il cielo qui non è un cielo qualsiasi. Quando cade la notte la volta celeste si accende. E forse è proprio a lei che si ispirano le lampadine pop che fanno da aureola a qualunque cosa in questo paese.
Ieri notte ho capito come scovare Sirio, ho individuato la tanto decantata Croce del Sud, ho memorizzato Canis major e Canis minor che a tutto assomigliano fuorchè a dei cani, e il telescopio mi ha svelato che l'Alfa Centauri imbroglia. Si presenta come la stella più brillante del firmamento e poi quando sali la scaletta che ti permette di appoggiare l'occhio sul visore scopri che a brillare lei non ci sta da sola ma si fa aiutare dalla sua gemella.
Saturno col suo anello sembrava un disegnino incollato sulla lente del telescopio per fami felice.
Alain spiega, si infiamma, punta un laser contro questa o quella stella, risponde alle domande idiote fatte dalle studentesse americane che ancora hanno dei dubbi sul fatto che la terra non sia al centro dell'universo, e alla fine rivela che conoscere le stelle costituisce un'arma infallibile di seduzione per qualsiasi maschio. Quale donna non cederebbe di fronte a un uomo che le svela il contorno di una costellazione astrusa o le regala la luce di una stella che per arrivare fino a noi è partita più o meno il giorno della sua nascita?
Non posso dire di averci pensato tutta la notte alle stelle perchè la notte è stata corta.
Alle 4 della mattina saliamo già la pista che ci porta fino ai geysers del Tatio. I geysers del Tatio, infatti, sono speciali. Funzionano bene solo la mattina all'alba. Quando la temperatura è più bassa. E si stemperano via via che il sole scalda l'aria. Un fenomeno fisico legato alla condensazione del vapore.
Alle sei e mezzo arriviamo in cima, in vista dei geysers.
Un anfiteatro gigantesco chiuso da cinque o sei vulcani uno dei quali ancora attivo che sbuffa leggermente dal cappello.
Davanti a me la bolgia dantesca. La cosa più vicina all'inferno del mio immaginario di bambina. Gli enormi spruzzi di acqua bollente che si levano dalla terra producono nuvole atomiche di vapore sempre più alte e grosse e bianche. Mi avvicino lentamente ai bordi della vallata. Che produce il rumore di un'enorme pentola a pressione. Soffi, gorgoglii, brontolii, cupi sussurri. Tra i fumi si avventura una manciata di turisti mattinieri. Le loro silhouette nere sono bellissime da vedere. Emergono da nuvole di fumo. Qualcuno incautamente scivola e si scotta leggermente. Per fortuna sua non scivola dentro a un calderone ma in un pentolino di quelli da uovo alla coque.
Il freddo è più che freddo a quest'ora e a quasi 5000 metri e in quello che per noi sarebbe autunno inoltrato. Capisco la voglia di farsi avvolgere dal vapore caldo. Ho su di me tutto il materiale tecnico possibile. Calzamaglia di ceramica, doppio pile, giacca a vento di Goretex, berretto di lana e la pashmina nepalese avvolta attorno alcapo e alle spalle come usano fare gli sherpa himalayani. Eppure mi gelo, faccio fatica a muovere le dita e i piedi non li sento quasi più. Forte è la tentazione di mettere le estremità a bagnomaria.
Poi di colpo esce il sole, il vapore si ritrae, e io mi sbuccio come un carciofo.
La vallata passa allo stadio di purgatorio. Per rivelarsi presto paradiso. O quanto di più vicino a quei bei documentari sulla natura prodotti dalla Walt Disney che vedevo da piccola.
Col sole arrivano greggi di lama, o alpaca o vicuña che ancora non riesco a fare la differenza. Enormi struzzi, sì struzzi, pascolano sugli stessi pendii dove brucano i quadrupedi non meglio identificati che ho citato prima. Nei laghetti di acqua dolce dondolano anatrelle nere e marroni, o grandi anatrone bianche col gozzo rosso. Gli animali non ci calcolano e non sono spaventati dalla presenza dell'uomo. Ogni tanto in lento volo circolare planano le aquile.

Come fare a lasciare National Geographic? La chiesetta di San Pedro, la sua piazza, la Carmen che ci prepara la colazione, la Silvia che sogna solo di tornare in Argentina e le lagune blú e i deserti e il bianco del sale che copre la terra e le tante stelle che illuminano la notte?




4 commenti:

amatamari ha detto...

WOW!!! Inferno, purgatorio, paradiso e pure il francese...

:-)

sileno ha detto...

Non vedo l' ora di ammirare le fotografie del tuo viaggio sulle Ande.
Ciao e divertiti.
Er

Stefi ha detto...

..ora ho capito perchè qui c'è un pullulare di corsi di astronomia per imparare a riconoscere le stelle!!...
;-)

Stefi

Angela ha detto...

chiara, che splendore!grazie...