mercoledì 1 aprile 2009

Il ritorno dei morti-viventi

Il 24 giugno 1378, a Firenze, i salariati del settore della lana, i più reietti nella scala sociale dell'epoca, stanchi di sfruttamento e soprusi, occupano il Palazzo dei Priori, rivendicando migliori condizioni di lavoro e chiedendo di essere ascoltati, di avere dei rappresentanti. Sono così incazzati e così minacciosi i pettinatori e i cardatori della lana, che, seppur per un tempo breve, riescono ad ottenere quello che vogliono. 
A Firenze costoro erano noti come i ciompi. E la loro azione, il loro sollevar la testa, passò alla storia come il Tumulto dei Ciompi.
I fatti di questi ultimi giorni, mi ci fanno pensare.
I ciompi del nuovo millennio, danno la caccia ai dirigenti.
Fino a qualche settimana fa, l'espressione "caccia al manager" faceva riferimento all'attività svolta dai cacciatori di teste, incaricati dalle grandi aziende di reperire dei manager dinamici e capaci di gestire al meglio gli interessi delle imprese e dei loro azionisti. 
Oggi per "caccia al manager" si intende invece l'attività venatoria svolta dai salariati di alcuni gruppi che hanno annunciato pesanti licenziamenti e diretta a reperire i responsabili della cattiva gestione della società "costretta" a licenziare. Una volta scovati, i manager vengono sequestrati e rilasciati alcune ore dopo, spesso in seguito all'intervento delle forze dell'ordine.
Per il momento si tratta di azione simboliche e puntuali, avvenute negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Francia. In quest'ultimo paese, più numerose che in altri.
Alcuni anni fa, è uscito in Francia un romanzo. Un grande romanzo popolare dal titolo "Les vivants et les morts". L'autore, Gérard Mordillat, racconta come avrebbero fatto ai loro tempi Zola, Victor Hugo, Steinbeck o Dos Passos, la storia degli operai di una fabbrica condannata a morte da abili manager che con dei semplici stratagemmi finanziari riescono a trarre enormi profitti proprio dalla chiusura della fabbrica.
Non ci sono indulgenze, nel racconto di Mordillat. Quello che l'autore dipinge è un conflitto durissimo, senza sfumature, tra i detentori del capitale capaci di esercitare una violenza implacabile, cinica e anonima sugli individui al servizio di tale capitale, e questi ultimi, che in un contesto sociale come quello attuale sono totalmente vulnerabili. Vittime predestinate. Agnelli sacrificali che nella maggior parte dei casi restano senza volto e senza nome.
Il romanzo di Mordillat è un grande romanzo di guerra.
In cui alcune delle vittime, di colpo alzano la testa e passano dal ruolo di "morti" a quello di "vivi", battendosi, selvaggiamente, per difendere il proprio lavoro e la propria dignità.
La prima azione che permette ai "morti" di reintegrare il ruolo di "vivi" è proprio il sequestro dei manager della fabbrica. Che, anch'essi, assumono un volto. Un'identità. Un nome.
Dietro la caccia al manager, quello che mi sembra più interessante, è appunto l'apparire di un volto. In qualche modo la personalizzazione di una colpa. Non voglio insinuare qui che il responsabile unico dei futuri licenziamenti della società 3M Santé sia l'amministratore delegato Luc Rosselet. O che per i licenziamenti effettuati dalla filiale francese Sony vada punito esclusivamente il suo dirigente Louis Forzy. Le abbiamo studiate fin da piccoli le logiche del capitale. Senza risalire fino a Marx basta semplicemente ricordare quanto affermava il buon vecchio Schumpeter: un imprenditore che non attua lo sfruttamento del capitale lavoro, del capitale vivo,  se si ragiona in un'ottica capitalista, non è un imprenditore intelligente. 
E tuttavia l'esistenza di un nome, di un volto, di un'identità, dietro a decisioni che nella maggior parte dei casi produrranno la rovina di tante vite, di tante persone, di tante famiglie appella a un principio di responabilità. Costituisce una sorta di richiamo etico.
E nel contempo contribuisce a riportare i morti-viventi nel regno dei vivi.
E non è poco.


8 commenti:

luciano ha detto...

Non conosco il romanzo. Ma i francesi sanno spesso usare la narrativa "popolare" per raccontare temi forti e sociali. Ti segnalo (sempre dalla Francia) un libro di una trentina di anni fa, L'IMPRECATORE di Renè Victor Philes, pubblicato da Mondadori attorno al '77, thrilling satirico sulla crisi di una multinazionale.

Chiara Milanesi ha detto...

@Luciano. Grazie della segnalazione. Ora provo a cercarlo!

sileno ha detto...

Temo che da queste parti "i ciompi" non abbiano ben capito come funziona, considerando da chi si sentono rappresentati politicamente: camice verdi e doppipetti.
Sileno
PS: magistrale la lezione di storia

il cuoco ha detto...

Ben Tornino i Ciompi Italiani...Mi torna in mente una canzone politica italiana di Paolo pietrangeli "Contessa" che potrebbe tornare presto
attuale... Che roba contessa.....

Chiara Milanesi ha detto...

@ Cuoco:per il momento i ciompi sono piuttosto oltralpe...noi siamo ancora un po' troppo timidini...

maricla ha detto...

Chiara, come diceva Ascanio Celestini oggi, il guaio aggiuntivo è che i padroni non hanno più un volto, solo dei rappresentanti, i manager, appunto, gli amministratori delegati, i direttori etc etc.
Non conosco i libri di cui parlate, ma domattina vado a vedere "Louise&Michel", in cui operaie licenziate assoldano un killer per uccidere l'amministratore-licenziatore.
l'hai già visto? pare che sia eccellente, molto esilarante, estremamente profetico.

Luca Tassinari ha detto...

Ottimo post. Il punto è proprio il passaggio dal ribellismo generico contro entità indistinte come "i ricchi" (o -- peggio assai -- contro gente del tutto incolpevole come i rom o gli immigrati) a forme di azione diretta contro persone con nome, cognome e ruolo aziendale definito. Cosa che è allo stesso tempo una novità e un ritorno a forme di lotta pre-marxiane, come appunto i tumulti dei Ciompi.

Anellidifumo ha detto...

Bel post.