mercoledì 29 aprile 2009

Il sogno infranto del Che


Il permesso di trasbordo in Argentina è arrivato. Ce lo telefona la Andrea Cortes, impiegata dell'Econorent, aggiungendo che l'ha portato a mano un camionista partito 24 ore prima da Santiago. Nonostante in Cile ci siano più postazioni Internet che uffici postali l'invio di documenti è affidato a robusti camionisti boliviani, argentini o uruguayani, incarnazioni di Mercurio dal piede alato, che promettono di consegnarli a destinazioni.
In altre parole i documenti sono affidati al caso.
Per andare a ritirare il nostro permesso dobbiamo per forza recarci a Calama, capitale della provincia.
In altre parole, a Marghera.
Calama è una città oltremodo nefanda, piantata in mezzo a una vallata che la carta indica come la vallata dell'Indio Muerto. Un nome, un programma.
Le strade a cardo e decumano che quadrigliano perfettamente Calama si chiamano Avenida Sonora, Avenida Rio Grande, Avenida Rio Lobo. Quasi a voler rendere omaggio al grandioso Cormac Mc Carthy e alle sue trame sanguinarie ambientate in luoghi che portano gli stessi nomi.
Città di frontiera, di minatori e di puttane, di alcolizzati e di indiani, Calama non invita alla sosta.
A dieci chilometri ad est c'è Chuquicamata, la più grande miniera del mondo a cielo aperto. Un buco gigantesco profondo un chilometro dentro il quale si muovono migliaia di esseri umani impolverati e centinaia di camion che vanno su e giù per le sue piste circolari le quali assomigliano in tutto e per tutto ai gironi infernali disegnati da Dorè.
A Calama si vantano dicendo che la loro miniera è la seconda costruzione che un satellite identifica sulla terra.
Quale sia la prima non lo sanno.
A Chuquicamata estraggono il rame.
Pare che il Che, nel suo famoso viaggio in motocicletta, fu proprio alla vista di Chuqui, sconvolto dalle condizioni subumane in cui vivevano i minatori, che decise di dedicare la sua vita al riscatto degli oppressi. La miniera è sempre là. E i minatori restano i soliti morti di fame dei tempi del Che.
Calama è nata proprio per ospitare i minatori. Dove se ne stiano gli ingegneri e i dirigenti non l'ho capito. Tutte le case di Calama sono più simili a baracche che a case, salvo uno strabiliante mall all'americana che vende gli stessi orridi articoli che si possono trovare lungo Latorre, il corso principale.
Calama è anche la regina dei pollastri. Dove scorazzino i deliziosi polli ruspanti che si trovano nelle rosticcerie di cui pullula la città resta un mistero. Eppure posso affermare in tutta tranquillità che l'Oscar del pollo arrosto lo vince la Cocineria di Donna Carmen. Una trattoria divisa a metà. Da una parte ristorante, dall'altra barbiere unisex. Il modulo è vincente. Il marito di Donna Carmen taglia il pelo e in seguito il cliente rasato passa a tavola.
Il mondo è bello perchè è diverso.

La Andrea Cortes ci consegna con un gran sorriso l'agognato permesso ma non fa nemmeno in tempo a far rientrare le labbra nella postazione consueta di impiegata serissima che scopro l'errore. Per il redattore del permesso infatti risultiamo di nazionalità francese ma detentori di un passaporto italiano.
Che fare? La Andrea Cortes suggerisce di trovare un altro camionista che porti il documento a Santiago per la correzione e in seguito un altro ancora che lo riporti qui. Una settimanita...ci dice.
Optiamo per il documento errato sperando di capitare su un doganiere analfabeta, o morbido o suscettibile di farsi ammorbidire.
Vorrei strozzare la Andrea Cortes, ma lei per scusarsi ci inonda di caramelle, di bloc notes, di penne biro, di decalcomanie e di sacchetti della spazzatura da automobile. E non smette di abbagliarci col suo sorriso.
Sorrido pure io, a denti stretti, le do un besito e riprendo la via del deserto...
L'Argentina sarà davvero vicina????

4 commenti:

sileno ha detto...

Questo post farà felice la Stefi che hai conosciuto attraverso il fumo azzurro di una sigaretta: "Il Che"!
Resto ansiosamente in attesa di sapere se hai poi incontrato il doganiere analfabeta.
Ciao
Er

Pietro ha detto...

nel film dei diari in motocicletta, ricordo bene le facce dei minatori, della loro fame e di come venivano trattati...
Non so cosa darei per fare solo il 10 per cento del viaggio fatto da loro in motocicletta

Stefi ha detto...

@ Chiara: sotto gli auspici del Che les auspico un buen y seguro pasaje a Argentina, sin ningun problema!!...Aspetto prossimo post!...

con il permesso, spero, di Chiara:

@ Sileno: :-))) Per l'occasione ho acceso un Montecristo pequeño..da señorita!

@ Chiara e Sileno: la prossima volta ... se me lo ricordate vi racconto di Alberto Granado...

@ Pietro: basta deciderlo!...molla tutto e parti!! So che è banale risposta ma... volere è potere!
¡Hasta la proxima!
Stefi

Chiara Milanesi ha detto...

@ Stefi: fatto...sì, pasaran!
@ Pietro: il 10% è fattibile
@ Sileno: un abbraccio e un besito