lunedì 27 aprile 2009

La festa di Quasimodo...


La chiesina di San Pedro Atacama è davvero preziosa. Così preziosa che non sembra vera, ma piuttosto frutto di una sapiente pubblicità. Eppure è vera e antichissima per queste contrade, visto che già esisteva quando Francesco Aguirre, alla fine del xvi secolo, aveva scatenato il furore di Dio anche in questo deserto.
Bianca, bassa, larga, col soffitto di legno e il pavimento di legno, circondata da un muro altrettanto bianco in una piazzetta quadrata ombreggiata da enormi alberi verdi. Nella stessa piazzetta dove, sul lato opposto, si affaccia il potere temporale col municipio e i carabineros.
Insomma una piazza proprio come si deve.
Ieri sera la chiesina dedicata a San Francesco era aperta per la messa.
All'interno il solito sconvolgente gusto cileno per la pop art. Che oramai mi convinco deve essere innato in questo paese.
E comunque i santi erano fosforescenti, le madonne circondate da lampadine che si accendevano e spegnevano e Padre Pio sembrava uscito dalle mani del nipote di Andy Warhol.
Il prete era davvero simpaticissimo. Un emulo di Papa Luciani.
La predica in sintesi era dedicata al giovane chitarrista che in un angolo accompagnava i momenti topici della cerimonia schitarrando e cantando a squarciagola melodie dedicate a Maria e all'amore universale. Ringraziava Dio, il prete, che quel giovane così simpatico, avesse deciso di fermarsi in paese e di allietare la messa con la sua musica. E aggiungeva a mo' di conclusione che Gesù amava ridere e divertirsi.
Poi invitava i fedeli a ritrovarsi l'indomani mattina sulla stessa piazza per festeggiare Quasimodo.
Il gobbo di Notre Dame? ho pensato perplessa...
Per scoprire l'indomani mattina (puntualmente avevo seguito i consigli del prete ed ero sulla piazza alle 8 della mattina già colazionata) che si trattava della benedizione di decine di cavalli e cavalieri che al piccolo trotto sarebbero partiti in seguito a trovare gli infermi nei villaggi sparsi ai bordi del deserto.
Alle 8 della mattina sulla piazza c'ero solo io. I cileni hanno un concetto del tempo elasticissimo. Cavalli e cavalieri si sono presentati alla spicciolata dopo una mezz'ora e il prete ridanciano alle 9 quando ormai i cavalli avevano trasformato la piazza in un letamaio.
È uscito ridendo il prete dalla sagrestia, ha lanciato una benedizione collettiva con un campanellino e un rametto imbevuto di liquido poi si è tirato su la sottana ed è montato a cavallo assieme agli altri.
Un gran vociferare, grida maschie, zoccoli di cavalli che sbattevano sulla pietra e il gruppo è scomparso lungo la strada in una nuvola di polvere...

Ora devo smettere.
E buio ed è il momento di andare a vedere il cielo e le stelle. In cima ad una montagna nell'osservatorio di un astronomo eccentrico nella speranza che costui non sia un impostore e mi indichi davvero la Croce del Sud...


2 commenti:

Susanna ha detto...

E Quasimodo?

sileno ha detto...

Mica mi presenterai il conto per avermi consentito di visitare il Cile con i tuoi occhi?
Descrivi i paesi e la gente in modo straordinario.
Ciao
Sileno