sabato 18 aprile 2009

Valparaiso

Se a Valparaiso si scatenasse un terremoto come quello dell'Aquila resterebbero in piedi solo le palme. Perchè in questa città fatta di colline e canyon che precipitano nel mare niente è a norma. Gli ascensori, per esempio. Non quelli delle case, che, a parte qualche orrido grattacielo recente ma costruito secondo gli infausti dettami architettonici degli anni settanta, sono in genere baracche o case a un piano. Parlo degli ascensori pubblici che trasportano i passanti dal mare alle colline. Che qui chiamano "ascensores" ma che sono decrepite funicolari in legno le quali arrancano superando pendenze vertiginose fino alla cima delle colline. Le colline qui non sono colline ma "cerros".
Un'idea intelligente quella degli ascensori. Peccato che, come denunciano gli abitanti dei "cerros" su volantini mal appiccicati ai lampioni, dalla loro costruzione, alla fine dell'800, pare che più nessuno ci abbia messo mano. Salgono, scricchiolano, sembra che proprio non ce la facciano a raggiungere la stazione d'arrivo. Sussultano. Respirano come vecchie zie asmatiche. Poi si fermano a mezza via, un poco scentrati rispetto all'uscita.
Chi è dentro si precipita fuori che non si sa mai.
Il fuori è bellissimo. Parlo delle colline, non della città bassa vicino al mare che è imponente e nello stesso tempo pulciosa.
Case, casette, baracche, palazzi, magioni fatiscenti, colorate come le case di Burano, una sopra l'altra, appoggiate su colonne di cemento armato, travi di legno, monticcioli di argilla, spuntoni che a loro volta poggiano su un niente più in basso che ti chiedi come facciano a tenere in piedi.
Insomma quel caos architettonico che, come già avevo notato ad Hanoi, diventa magia.
Il risultato di una mano invisibile che rifugge da ogni armonia, da ogni pieno/vuoto razionale, e nel contempo crea un insieme che stupisce, cattura, affascina come quando da bambini, appunto, si creavano i villaggi con la sabbia o i legnetti o i sassi e le conchiglie.
Mi dirigo pigramente verso la casa di Neruda, storia di darmi una meta.
Per arrivarci seguo l'avenida Alemana. Il nome parla chiaro. Ovvio che qui c'erano arrivati i tedeschi. Lo dicono le costruzioni, in puro stile bavarese. Tetti che toccano terra, case dalle facciate a triangolo isoscele, ma i legni scuri della Baviera qui son dipinti di viola, di arancione, di verde pisello. Tutte, proprio tutte le gamme dei rossi, ci sono, e decine, centinaia di murales a coprire muri sbrecciati, angoli fatiscenti, porte di garage, cabine telefoniche. La sera, leggendo la guida, scopro che i quartieri in cui ho camminato tutto il pomeriggio il comune li ha chiamati "Museo a cielo abierto".
Fotografo i murales perchè sono belli e incongrui e me li voglio ricordare. Una ragazzina scende da una stradina, mi picchia sulla spalla e mi dice "take care", poi si avvicina e ride. Indica la mia macchina fotografica e fa il gesto di strapparmela. Devo stare attenta le chiedo? Lei mi guarda, tira su le spalle e scende le scale di corsa.
Eppure mi sento tranquilla in queste stradine colorate che fanno giravolte, saliscendi e si interrompono inspiegabilmente come a Venezia. Con la differenza che al posto dell'acqua ci sono burroni, pareti vertiginose, muri di jacarande, ibischi, bouganville, tunnel, gallerie che terminano in porticine di legno. Colorate anche quelle.
Poco prima di giungere alla Sebastiana, che è poi la casa di Neruda, aggiro a mezza costa una collina. Sono sempre sull'Avenida Alemana. Eppure tutto ricorda la Liguria. Le strade che si chiamano Camogli, Sanremo, Porto Venere, Bordighera. Una statua di Cristoforo Colombo con su scritto "el rey" con la vernice viola. E una piazzetta, dedicata ai "camalli".
Ai camalli??? Un pensionato distinto mi spiega in un italiano stentato che quella collina, quel cerro, è "tenuto" (leggi pettinato, pulito, dipinto, spazzato) da " i liguri nel mondo". I quali in cambio hanno preteso di battezzare strade, vicoli e piazze come più gli andava...giustamente, sottolinea il pensionato prima di andarsene.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

grazie di farci un po' partecipare al tuo viaggio. ciao con un po' di invidia pat

Susanna ha detto...

Un mio amico cileno, che veniva da Valparaiso, era di padre cileno e mamma di Santa Margherita Ligure...

tic ha detto...

Mi hai fatto venire la voglia di fare un salto in Cile, Chiara.

tic

amatamari ha detto...

Bello bello bello tutto...

...e grazie!

:-)