venerdì 3 aprile 2009

Zaini e zaini...

A neanche due settimane dalla partenza per un viaggio, inizia il momento topico della "confezione dello zaino". Che richiede strategia, riflessione, attenzione puntuale. 
Strutturare uno zaino è un tema architettonico e filosofico. 
Una costruzione materiale che necessita di un equilibrio tutto suo. 
E un concetto filosofico. 
Una vera weltanschaung
In breve, un mondo.
Innanzitutto la dimensione e il peso dello zaino devono essere compatibili con il tipo di viaggio. Un viaggio a piedi impone la massima riduzione del confort, perché il vero confort resta sempre la leggerezza. Un viaggio coi mezzi locali permette maggior peso (visto che in fondo il peso se lo porteranno i treni o le corriere) e dunque più oggetti. 
Il problema sorge quando ci si accinge ad effettuare il viaggio "ibrido", metà motorizzati, metà a piedi. 
In questo caso, a mio avviso, la miglior soluzione è quella del doppio zaino. Uno zaino capace per i trasferimenti su ruota o battello, e uno più agile, più piccolo, per stoccare il necessario per i trasferimenti a piedi. Nel corso del viaggio il primo verrà tenuto sulla schiena e il secondo davanti, sul petto, nel ben noto stile tartaruga. Al momento della camminata, lo zaino grande verrà abbandonato al suo destino in qualche pensione o negli armadietti metallici delle stazioni. E il piccolo riprenderà il posto che gli spetta di diritto: sulla schiena del camminatore.

In seguito la riflessione deve concentrarsi sugli oggetti che ci sembrano assolutamente improrogabili e necessari.
Un quaderno (possibilmente di quelli che si chiudono con l'elastico), una matita, un coltellino svizzero, una frontale, ago e filo per riparare i danni di una caduta, antibiotico a largo spettro, antidissenteria, aspirina sono a mio avviso presenze dovute. 
Tutto il resto è confort.
Dei libri ho già parlato in un altro post, dunque non mi dilungo.
Confort possono essere le scarpe di ricambio, un sacco lenzuolo, l'antipulci da spruzzare sui materassi dubbiosi, la zanzariera se si viaggia in zone malariche.
Gli abiti da portare appresso devono essere altamente tecnici. Il che, in sintesi, significa sintetici. 
Ebbene, sì. 
È questa la grande verità. I maglioni fatti di petrolio, i pantaloni fatti di petrolio, giacche a vento,  calzini e canottiere sintetici sono il nec plus ultra del viaggiatore: non si sporcano mai, li lavi e si asciugano in pochi minuti, non tengono i piedi bagnati, quindi allontanano la pericolosissima vescica, sono leggeri, tengono caldo.
Finita la lana che puzza e resta bagnata, via i calzini di cotone che rosicano i talloni, morto il cuoio che trasforma le dita dei piedi in capsule di Petri, il viaggio lo si deve fare all'insegna di "sintetico è bello!". 
Restano alcuni oggetti opzionali, che dipendono dal carattere del viaggiatore: portare o non portare l'IPOD? Che potrebbe risultare utile per evitare la musica indiana a manetta che esce dagli altoparlanti dei grandi autobus Tata, i cammelli dell'Asia, ma viaggiare in Tata senza lamenti indiani è concepibile? Lo stesso vale per la macchina fotografica (che rischia di distrarre l'occhio del viaggiatore il quale di colpo, inevitabilmente, vede tutto quanto lo circonda come inquadratura). E per il telefonino,  quel lungo filo di Arianna che ti tiene legato a casa tua, mentre il viaggio, può essere interessante proprio perché straniante e fuorviante.  
Un consiglio generale è viaggiare leggeri. Non portarsi dietro la casa intera. Perché il viaggio che ci ricorderemo è sempre quello più perturbante. 
Nel senso che zio Sigmund dava a questo termine.
Unheimlich. Perturbante. Che non ha nulla a che fare con la famiglia. E dunque con la propria casa. Che, pian piano, è sostituita dal mondo.

2 commenti:

Angela ha detto...

grande nomade, buon cammino, dovunque tu sia!

Giulia ha detto...

ah, bei ricordi, i miei passati inter-rail dei vent'anni. Ora ne ho quindici di più e mi piace viaggiare più comoda, ma avevo l'arte di fare lo zaino più leggero dei miei tre, sei, dodici (a seconda dei viaggi) compagni d'avventura. Viaggi in cui ho trovato emozioni intense, facce, posti, esperienze e anche un fidanzato (che poi mi sono trascinata per otto anni).
Qualche volta vorrei ripartire. Chissà che non lo faccia, prima o poi.
Bel blog :-). Ti ho scovata nei commenti di Tic.