martedì 5 maggio 2009

No tiengo dinero...

Il poliziotto è giovane e carino. Ha un ciuffo spettinato che gli scende sugli occhi neri neri e sorride con garbo. Ci ferma a Tapso, una località che esiste solo sulla carta, persa nel polveroso vuoto pneumatico che c'è tra Tucuman e Cordoba.
Uno dei soliti controlli, penso io.
In Argentina, ogni quaranta, cinquanta chilometri esistono i posti di blocco della polizia. Che, finora, svolgono perfettamente il ruolo del Panopticon di benthamiana memoria. La polizia non controlla assolutamente nulla, ma il fatto che ci sia induce l'automobilista a comportarsi correttamente, a non bere, a non eccedere nella velocità.
Normalmente il poliziotto ti chiede dove stai andando, da dove vieni, a volte pretende di vedere la patente che guarda senza guardare, e poi ti fa cenno di andare.
Questo invece è particolarmente gentile. Ci piace l'Argentina? Stiamo bene nel suo paese? Per quale squadra di calcio facciamo il tifo? E Cambiasso, ci piace come gioca? E si mangia bene in Argentina?
Lodi sperticate escono dalla mia bocca. Adoro l'Argentina, gli argentini, la carne de vaca, el futbol e Maradona. Snocciolo l'Ave Maria del gemellaggio spirituale italo-argentino: Crespo, Zanetti, Burdisso, Zarate, amen...
Penso che a quel punto il gentile poliziotto faccia il gesto di lasciarti andare e invece no. Lui ci fissa in silenzio per almeno un minuto. Poi, gli si allarga il sorriso e spiega che è l'ora della comida. Mi aspetto che ci suggerisca una fantastica cocineria nascosta dietro gli spinosi cespugli che ci chiudono ogni visuale da almeno 5 ore e invece il maramaldo fa il gesto internazionale che indica "ho fame". "Anch'io ho fame" gli dico sempre sorridendo. E lui: "Ho fame e no tiengo dinero". Ah...Sto per dirgli mi dispiace, e poi vedo che il niño fa il gesto che in tutti i paesi latini significa "voglio soldi". Sfrega l'indice e il pollice della mano destra davanti alla mia faccia e mi guarda. Lo guardo anch'io. Ma che vuole, questo? "Una contribucion", risponde il brigante.
Paralisi. Stupore. Mi incazzo. E mi incazzo ancora di più quando vedo Claudio estrarre dalla taschita la contribucion sotto forma di un biglietto da venti pesos, offrirlo al carabinero, e aggiungere un buon appetitos a denti stretti...
Lui afferra, soppesa, e poi ci fa il cenno di andare.
Manco un gracias...
Inizia a piovere. Appena 500 chilometri più a sud e già c'è odore di inverno. Tra qui e l'Aconcagua ci sta ancora deserto e Mendoza, città di vigneti. Per stanotte si fa sosta a Mina Claver decantata per le pozze d'acqua cristallina nelle quali bagnarsi. Peccato che l'acqua cada dal cielo, il termometro segni 8 gradi, e il ridente luogo di villeggiatura, in questa stagione, sia più sinistro di Abano Terme d'inverno.

1 commento:

Angela ha detto...

Bella Chiara, i tuoi viaggi ti mantengano in buona salute...e grazie per il passaggio dalle mie parti. ti pensiamo, in tanti