lunedì 29 giugno 2009

Ancora Iran...

Tra giornali e blog, le interpretazioni di quanto succede in Iran si moltiplicano.
Grosso modo le si può sintetizzare come segue.
C'è chi apparenta la rivolta iraniana alle rivoluzioni avvenute in Ucraina e in Georgia: spinte riformiste in questo caso verso una società più moderna, più "occidentale", più laica. 
Altri contestano questa interpretazione sostenendo che a scendere per strada sono i figli della borghesia urbana ai quali si oppongono i "figli del popolo", la gente delle campagne che ha fatto vincere Ahmadinedjad. Non c'è dubbio, per costoro, che quest'ultimo ha vinto le elezioni.
I disincantati non ci vedono una grande differenza. Secondo loro il presidente attuale e Moussawi non sono particolarmente diversi. E sottolineano che Moussawi, a suo tempo scherano di Khomeini, non è altro che il paladino di interessi economici diversi, ma di fondo, si allinea sulle stesse parole d'ordine di Ahmadinedjad: no al riconoscimento dello stato di Israele, sì alla continuazione del programma nucleare.
Alcuni, a sinistra, si dichiarano addirittura simpatizzanti del presidente in carica, baluardo, a stare a loro, di una rivoluzione sociale profonda nonché di una moralizzazione del paese. Il negazionismo e il fanatismo di Ahamdinedjad altro non sarebbero che immagini veicolate dalla stampa occidentale di parte.
A prescindere dai brogli, avvenuti o meno, nonché dalla supposta frattura tra liberali filooccidentali o  filoislamisti tradizionalisti,  incontestabile è il fatto che in Iran per la prima volta dal 1979 è in atto una contestazione profonda e diffusa del regime esistente.
Slavoj Zizek, cofirmatario assieme a Noam Chomsky, Alain Badiou e altri intellettuali quali Giorgio Agamben, di una lettera aperta in cui viene denunciata la repressione dei manifestanti di Teheran e la forte restrizione alle loro libertà, guarda con attenzione e interesse a quanto avviene nelle strade di Teheran.
Il suo ragionamento è il seguente: innanzitutto bisogna smetterla di considerare Ahamdinedjad come il paladino degli oppressi. Ahamdinedjad, dice Zizek non è altro che un populista islamo-fascista corrotto, il quale, dietro la copertura delle briciole che distribuisce alle fasce più povere della popolazione, alimenta una nuova classe ricca e potente, frutto della repressione del regime. E lo fa con un sapiente uso dei mezzi di comunicazione utilizzando le più pure tecniche occidentali.  I guardiani della rivoluzione non sono affatto una milizia popolare, ma i paladini di questa nuova classe che concentra in sè tutte le ricchezze del paese.
In secondo luogo, quello che secondo lui va sottolineato è che Moussawi incarna, agli occhi dei molti che lo sostengono, il sogno popolare che aveva scatenato la rivoluzione del 1979. La quale, almeno nel suo primo anno, prima che si abbattesse la repressione contro i laici e i comunisti da parte dei "religiosi", era stata un momento straordinario di effervescenza, creatività, voglia di sperimentare nuovi modelli sociali. Chi scende per le strade di Teheran oggi, sostiene Zizek, non solo incarna gli stessi ideali, ma utilizza anche le stesse forme di protesta: un misto tra disciplina e spontaneismo ingegnoso, una incontestabile unità, una solidarietà generalizzata e un rispetto profondo e paritario per le donne, che in questa rivolta sono in prima linea.
Chi, oggi,  non si rende conto che quello che sta succedendo in Iran è il tentativo di riprendere e rilanciare  le parole d'ordine originarie della rivoluzione del 1979 sostenendo, forse ingenuamente, colui che all'epoca le aveva rappresentate, si rifiuta ciecamente di capire che stiamo assistendo ad un grande avvenimento emancipatore che travalica la lotta tra liberali pro-occidentali e integristi antioccidentali.
La fine del suo articolo è interessante. Sicuramente per noi italiani. E ho voglia di tradurla integralmente. Scrive Zizek:
"Se il nostro cinico pragmatismo dovesse farci perdere la capacità di riconoscere la dimensione emancipatrice (della rivolta in atto), allora vuol dire che noi occidentali stiamo entrando in un'era post-democratica e che ci stiamo preparando ad accogliere i nostri propri Ahmadinedjad. Gli italiani ne conoscono già il nome: Berlusconi. Altri sono in gestazione."

3 commenti:

gigi ha detto...

Fantastico post, davvero.
Una sintesi perfetta che dimostra ancora di più la complessità degli avvenimenti di questi giorni.
Sarebbe interessante, trovare anche degli articoli autorevoli che descrivano il punto di vista islamico, sia quello politico che quello socio-culturale. Ho chiesto informazioni su un forum islamico...attendo fiducioso!

Chiara Milanesi ha detto...

Grazie Gigi, però ti devo dire che il punto di vista islamico può interessarmi unicamente come elemento antropologico.
Non come elemento di giudizio. Nello stesso modo in cui non considero sullo stesso piano di un giudizio fondato sulla ragione, qualunque punto di vista ispirato a criteri fideistici, siano essi cattolici, islamici o buddisti.

la Volpe ha detto...

ma forse gigi intendeva il punto di vista di un forum "arabo" o "mediorientale", più che prettamente religioso ^^