venerdì 12 giugno 2009

Italiani brava gente?

Le nazioni si sono sempre storicamente date da fare per costruire la propria identità sull'edificazione di tutta una serie di miti o di presunti valori che fungono da collante al popolo e ne alimentano il sentimento patriottico. 
Le voci contrastanti fanno fatica ad emergere. 
Per impedire la diffusione di versioni storiche che pongono in dubbio i miti fondatori in molti casi si è  fatto appello alla censura. La censura, chiaramente, interviene soprattutto su quelle versioni scomode della storia che raggiungono il maggior numero di persone. In altri termini, il "popolo". Il cinema, più che gli studi e le ricerche effettuati dagli storici, proprio perché mezzo che riesce a raggiungere una grande massa di persone, costituisce il bersaglio principale della censura.
"La battaglia di Algeri", splendido film di Gillo Pontecorvo che vinse il Leone d'oro nel 1966, racconta come i francesi attuarono la repressione contro l'FLN e gli abitanti di Algeri che sostenevano la battaglia per l'indipendenza. Torture, massacri indiscriminati contro la popolazione inerme, nonché la sistematica distruzione delle case dei lavoratori che avevano aderito ad uno sciopero per contestare la presenza coloniale francese. Chi, in Italia, non ha visto questo film e non ricorda l'interpretazione vibrante degli attori scelti da Pontecorvo, quasi tutti presi dalla strada o ex resistenti? 
Pochi però sono i francesi che lo hanno visto. Il film fu censurato in Francia fino a una decina di anni fa. Inaccettabile, infatti, che il paese della liberté, égalité, fraternité si mostrasse ai più per quello che era stato in quel periodo. E che i suoi miti fondatori fossero così pubblicamente ridicolizzati. 
Lo stesso, se non peggio, è avvenuto in Italia col "Leone del deserto" (1981) il bellissimo film di Moustapha Akkad che racconta la storia del condottiero libico Omar al-Mukhtar (impersonato da Anthony Quinn) e della sua lotta contro i colonizzatori italiani prima della seconda guerra mondiale. Il film venne immediatamente censurato in Italia nel 1982,  in quanto "danneggiava l'onore dell'esercito". Da allora non è mai stato mai proiettato in nessuna sala.
"Il leone del deserto" fa piazza pulita con un mito ricorrente nella costruzione della nostra identità nazionale. E cioè che gli italiani siano "brava gente". Umani, generosi, e pieni di buoni sentimenti nei confronti del nemico. La storia dell'esercito italiano negli ultimi 150 anni, storia costellata di cocenti sconfitte militari, è anche la storia di un esercito che si è macchiato di rivoltanti crimini di guerra contro le popolazioni civili. L'avventura coloniale libica (1911-1943) ne è un esempio: rappresaglie sanguinose, uso di gas asfissianti proibiti che niente hanno da invidiare con quelli utilizzati dal Rais iracheno, bombe incendiarie lanciate contro la popolazione civile, stragi, deportazioni e i primi campi di concentramento del ventesimo secolo. Tutti atti che inducono il maggior storico italiano della colonizzazione, Angelo del Boca, a tacciare di genocidio il comportamento dei colonizzatori italiani in Libia.
La mancata elaborazione di una memoria storica di questo periodo fa sì che in Italia pochissimi sono coloro che hanno riconosciuto nel badge che Gheddafi ostentava all'occhiello in questi giorni quello che altrove è considerato un eroe della resistenza alla colonizzazione. Personaggio che invece si ritrova facilmente nei libri di storia adottati nei licei di altri paesi europei.
Il documento che segue mi sembra doveroso:


14 commenti:

Anonimo ha detto...

E adesso che gli ex(?)ammiratori del duce sono nel governo, insieme a quelli che ne hanno ripreso i (dis)valori e il linguaggio pur dichiarandosi antifascisti (lega), gheddafi viene a rendere onore all'italia e il cerchio si chiude. mamma mia!
grazie
pat

sileno ha detto...

Mi vergogno profondamente e in tempi più recenti c'è stata anche l'occupazione dei Balcani e in tempi recentissimi altri campi di concentramento; Italiani brava gente?
Sileno

maricla ha detto...

ho appena saputo di un effetto collaterale dell'accodo di b. con la libia. Renzino Rossellini, figlio di Roberto e produttore, stava preparando un film sull'occupazione italiana in Libia. tutto pronto: regista, siriano, ingaggiato; sopralluoghi fatti; parte della troupe mobilitata. dopodiché: contrordine, compagni, chi s'era fatto avanti per completare il budget, s'è tirato indietro. o l'hanno tirato indietro.
che dire? nulla, perché come si sa, l'antiberlusconismo è roba da fissati

marina ha detto...

all'ultimo incontro dei giovani industriali, alcuni di loro si sono chiesti sorpresi se davvero la Libia era stata una colonia italiana! letta su repubblica
marina

Artemisia ha detto...

Molto interessante. Grazie!

sinedie ha detto...

Su alcune cose hai ragione: la storia viene sempre raccontata dai vincitori e una certa percentuale di contenuti agiografici finisce per essere considerata verità storica sacrosanta. La sinistra in Italia ha usato spesso questo sistema e per molto tempo ha raccontato la storia in modo "personale" educando le nuove generazioni a concetti che potessero in qualche modo aiutarla a creare l'ambiente adatto ad una sua continua crescita. Basti pensare alla storiografia sugli anni tra il 43 e il 48, oppure a quella sugli "anni di piombo",ma sono solo esempi limitati, la lista sarebbe lunghissima. Comunque l'efferatezzza di cui è testimone il tuo filmato è, assieme a pochi altri, un episodio isolato, innegabile ma sconfessato da una storia che dice cose ben diverse sui nostri militari e sugli ufficiali che li comandano. Tu pensi veramente che un attegggiamento di base crudele e vessatorio sia possibile nasconderlo per così tanto tempo? Noi non abbiamo una tradizione militare tanto barbara, mai avuta. Informati meglio anche nella dolce e sciovinista Francia dove abiti, e guarda cosa hanno combinato nei secoli e con ben altri mezzi inglesi, francesi, olandesi, spagnoli...Noi non siamo forse brava gente ma siamo meglio di molti altri e poi mi spieghi il senso di questo post? Quello vero e profondo intendo dire; cosa vuoi dire mentre Gheddafi ha appena completato il suo show italiano? Che, per esempio, ha fatto bene a presentarsi con quella fotografia sul petto? Che quello era il modo giusto di gestire una visita di stato nel 2009 in Italia dopo anni di immigrazione clandestina gestita contro di noi? Sai veramente non ti capisco per l'età che hai e per il mestiere che dici di fare, all'estero per giunta.

Chiara Milanesi ha detto...

@Sinedie: le cose restano nascoste solo agli occhi di chi non le vuole conoscere...Ci sono fior di ricerche e documenti d'archivio che da decenni, sia in Italia che tra gli storici stranieri della colonizzazione, raccontano non uno ma centinaia di episodi come questi, che, perdonami se utilizzo una frase tristemente nota, NON PUOI LIQUIDARE COME DETTAGLI DELLA STORIA. Basta cercare. E leggere.E studiare. Comincia con Del Boca, per esempio, il massimo storico italiano della colonizzazione. Leggiti i saggi di Nicola Labanca che dirige l'Istituto di studi sulla Colonizzazione presso l'Università di Siena, ma val la pena anche leggere quanto scrive il francese Marc Ferro, o l'inglese Hobsbawm al proposito.
La censura, come ho tentato di spiegare nel mio post, può operare solo sui mezzi di divulgazione di massa, come, in questo caso, è stato il cinema.
La prova che l'operazione paga è proprio data dal tuo stupirti. Ma ignorare, per superficialità, leggerezza e mancanza di approfondimenti, è una colpa. Mi spiace.

sinedie ha detto...

Chissà perchè leggo sempre nelle tue risposte ai miei commenti un certo sussiego unito ad un fastidio mal celato e un tentativo di insegnarmi delle cose. Ma posso anche pensare di essere affetto da manie di persecuzione! Perchè no, e sarebbe facile liberarsene non intervenendo più sul tuo blog con i miei commenti. Io resto della mia idea, il colonialismo ci ha solo sfiorati , da esso non ne abbiamo tratto nessun favore ma anzi abbiamo costruito opere e strutture rimaste poi alle popolazioni indigene. Non abbiamo mai fatto delle "colonie" terreno di sfruttamento a senso unico, forse non ne abbiamo avuto storicamente il tempo; l'Italia che decrivi tu secondo me non esiste e sono ben altre le cose per cui vergognarsi di essere italiani. Cercherò comunque quei testi e non crederò mai che ti possa spiacere in qualche modo il farmi sentire in colpa.

sinedie ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Chiara Milanesi ha detto...

@Sinedie: tu hai il diritto di credere a quello che vuoi, ci mancherebbe...a casa mia si chiama "fede". Ci sarebbe un'altra possibilità, e cioè quella di documentarsi, di cercare, di studiare...
Dire "io resto della mia idea", però, sul piano storico, è un atteggiamento inaccettabile...Uno studente qualsiasi che scrivesse questo in una tesi verrebbe bocciato...
Puoi dire mi piace o non mi piace Patti Smith. Posso cercare di convincerti dell'una o dell'altra cosa, ma è legittimo, in questo caso, che tu mi risponda: "io resto della mia idea: Patti Smith mi fa schifo, oppure Patti Smith è un genio. "
Non puoi utilizzare lo stesso atteggiamento quando si parla di fatti, di eventi, materialmente accaduti, sui quali le testimonianze concordano.
Altrimenti si rischia di cadere in due atteggiamenti, entrambi esecrabili: il negazionismo alla Faurisson, oppure il definire certi fatti "dettagli della storia" come fece Jean Marie Le Pen parlando di Auschwitz e delle camere a gas.

sinedie ha detto...

Chiara mi sembra un discorso fra sordi e forse lo è: Io non nego apriori che i fatti di cui parli siano accaduti ( riservandomi però un'attenta lettura dei testi da te indicati). Io nego che tali fatti descrivano perfettamente e interamente quello che tu chiami colonialismo italiano. Ribadisco inoltre che il tuo atteggiamento da professoressa con me è fuori luogo anche se probabilmente è connaturato alla tua professione e quindi non coscienntemente voluto. Gli esempi che porti a difesa dei concetti di negazionismo o di superficialità "pelosa" ( i dettagli della storia) sono agghiaccianti ma non mi sembrano centrati su quello che ho detto. Ciao e non te la prendere.

masacccio ha detto...

quasi non so da dove cominciare, perchè ho l'impressione che l'interlocutore sarà sordo e molto indottrinato dai modelli e dai tempi attuali.
appartengo ad una generazione che ha vissuto la censura fin dai tempi del liceo, un ottimo liceo classico in cui i programmi di storia si bloccavano automaticamente alla fine della prima guerra mondiale, senza cenni ai carabinieri che spingevano con la minaccia delle armi i fanti fuori dalle trincee, con un volo pindarico sull'avvento del fascismo, un accenno a una guerra successiva in fin dei conti non voluta dagli italiani (che nel frattempo avevano vestito entusiasti la divisa fascista) e senza riferimenti al colonialismo e alle leggi razziali.
gli argomenti usati da Sinedie mi ricordano quelli di craxi quando nel parlamento italiano giustificava le sue ruberie perchè anche gli altri rubavano e tutti sapevano e forse lui rubava meno degli altri.
pierino con le mani nel barattolo di marmellata si difende accusando gli altri di fare altrettanto, ma in fondo lui è buono.
sicuramente la storia è fatta dai vincitori, ma l'italia per lungo tempo ha smentito questa verità, sia per quanto riguarda la prima metà del 900, sia per quanto riguarda la seconda metà, basti pensare ai misteri non risolti, dalla strage di portella delle ginestre.... morte di mattei....piazza fontana... brescia... ambrosoli ... calvi..... .
la comunicazione e l'educazione è stata in realtà gestita per lungo tempo dagli eredi del vecchio regime per lungo tempo e ormai viviamo in pieno revival storiografico che nella migliore delle ipotesi tende ad accomunare comportamenti e fatti arrivando a forme di negazionismo decerebrato.
argomenti lavacro per vecchi fascisti e supporto a ministri e veline in carica.
in realtà, secondo me, è proprio la sinistra che, oltre alla lettura della verità storica anteguerra-guerra-post guerra, ha fatto chiarezza sulle vicende degli ultimi 50 anni introducendo elementi di chiarezza oscurati dalla gestione del potere. Sinedieperchè negare comportamenti e fatti in nome degli italiani brava gente, che giura ancora sui figli anche quando ha posizioni di potere economico, finanziario e politico?
sento purtroppo un rumore di scarponi anfibi e puzza di divise che si stanno approntando per difenderci dal nemico, (conservo ancora il ricordo della caserma dei lagunari con l'ultimo dei marescialli che saltava sulla sedia inveendo contro gli sporchi rossi incolpati della strage di piazza fontana -era dicembre del 69), in mancanza di uno stato che sappia gestire politicamente i cambiamenti di questi nostri tempi.
ridicola poi la posizione di ritenere la gestione dell'immigrazione voluta scientemente contro di noi, secondo me meglio gheddafi con foto al petto che un nanerottolo con cerone, trapianto, lifting,sovratacco e pettine in tasca.
Sinedie io vorrei sapere quanti anni hai, cosa fai, cosa leggi e chi frequenti!!!

Chiara Milanesi ha detto...

@Masaccio: bhè, non ho niente da aggiungere. hai detto tutto, molto meglio di me!

sinedie ha detto...

@MASACCIO- il tuo commento è di una violenza subdola terribile. non ho alcuna voglia di risponderti qui, sul blog la cui padrona evidentemente concorda assieme a te su questo atteggiamento un po'cafonesco nei miei confronti. Viva il rispetto delle altrui idee compagno, ho scritto da me un post sul tuo illuminato pensiero.