giovedì 4 giugno 2009

Perché M. non vota PD...

M. è un'amica che non ho mai visto. Un'amica di penna. Io e M. ci scriviamo. 
M. fa la giornalista. È femminista e di sinistra. Da non confondere con quella incontrata a Bologna da Lucio Dalla. 
A tutte e due piace tanto Bob Dylan. Entrambe abbiamo attraversato gli anni dell'autocoscienza. E dei movimenti. Ci piacciono spesso gli stessi film. Non sempre, ma spesso. E molti sono i libri che abbiamo in comune. Su Israele e la Palestina la pensiamo diversamente. Su molte altre cose lei sa dire meglio di me quello che penso. Talvolta la uso. Come si usa un interprete.
Il mail che ha scritto e che allego qui sotto interpreta quello che è un mio malessere. In vista delle prossime elezioni. Europee, d'accordo, ma....

...mi tocca specificare un'altra volta....  
non credo ai duri e puri e non credo di esserlo.
non credo di più all'essere che al fare. Purtroppo sono un'inguaribile pragmatica. E in quanto pragmatica non riesco a votare PD.
Perché, è per l'appunto il suo ''fare'' che non mi piace. Come non mi piacevano i ds, i pds, o come diavolo si sono chiamati da Occhetto in qua.
Il fare è stato innanzitutto buttare a fiume, dopo la caduta del muro, quanto di ottimo c'era nella cultura marxista e derivati. È quello che chiamo identità e che non ha nulla a che fare con l'identità etnica, ma con l'identità delle scelte e delle elaborazioni culturali e politiche.
Il fare è stato abbracciare perfino nel linguaggio l'ideologia nascente del nuovismo globalizzato - quante volte ho ricordato l'infelice frase di D'Alema sul dimenticare il posto fisso (e tanti saluti all'etica del lavoro, alla professionalità, all'orgoglio di saper produrre qualcosa) e l'altra sul computer che deve diventare uno status symbol (e tanti saluti alla modernizzazione cosciente, all'impadronirsi delle nuove tecnologie, all'usarle per uno scopo alto).
Dallo ''scendere in campo'' in qua, la cosiddetta sinistra ha adottato il linguaggio e la mentalità della piccola borghesia berlusconiana, aspirante a diventare ricca ed egoista. Ha cominciato a parlare di ''ricchi'' e ''poveri'', categorie di matrice religiosa, con quel suo ben essere legate alla provvidenza, al caso o alla cattiveria. 
Ha accettato come niente fosse di parlare di ''popolo'', ovvero l'imbroglio del secolo. Ha messo in soffitta invece ''sfruttati'' e  ''sfruttatori'', categorie che, articolate meglio di come so fare io, porterebbero a capire e combattere l'origine delle diseguaglianze sociali. Anche semplicemente ad arginarle, a tenerne a bada gli eccessi, pur senza arrivare a sognare la rivoluzione.
Il fare sono state nel tempo le infinite bicamerali, le infinite intese convergenti, le infinite mani tese a un avversario di provata imbroglionaggine.
Il fare è stato mettere da parte il conflitto di interessi e la questione morale (quanti indagati dovrete sopportare ancora, prima che siano troppi?).
Il fare è stato tacere ostinatamente sulle morti sul lavoro. Solo Prodi e Damiano, hanno, nel tempo, cercato di fare qualcosa. E quand'è tornato B. al governo, è stato assordante il silenzio sullo smantellamento di quel poco che era stato fatto.
Il fare è stato regalarci un'ultracattolica alla guida della commissione etica, mandando a cagare Ignazio Marino. Il fare è stato cominciare a parlare - di nuovo l'importanza del linguaggio - di laicismo e non di laicità, per esempio. Il fare è stato affogarsi di sgambetti e dispetti al cui confronto Bertinotti e Mastella sono due angioletti.
Vado in ordine sparso, non mi ricordo più dal naso alla bocca.
Il succo è questo, però: il fare di questa sinistra è stato nel tempo così timido e incerto da aver lasciato ingigantire il resistibile reuccio nano.
Sarebbe bastato tornare a studiare, invece di andare in barca o a lezione di marketing. Studiare e ristudiare, che so?, un po' di Marcuse, qualche testo a scelta di antropologia culturale o di comunicazioni di massa. Io, da eterna orecchiante, ci sono arrivata con le semplici letture giovanili, a capire quanto profondi potessero essere i danni della cultura televisiva, del culto dell'immagine. Invece di andare a cucinare in tv con Vissani, accettando come valido il terreno dell'altro, sarebbe stato meglio contrapporre la propria cultura. Anzi: sarebbe stato meglio evitare di vedere nella cultura una specie di demonio che fa scappare la gente. E a proposito di gente, sarebbe stato meglio frequentarla un po' di più (così Rutelli si sarebbe evitato di dire che lui va ''negli'' autobus).
Ora, naturalmente, non è che al di fuori del PD si sguazzi nell'acqua frizzante. La melma, gli egotismi, i narcisismi, gli autocompiacimenti si sprecano. E perciò ero - e sono - lacerata e li definivo invotabili.
Però le carenze degli uni non possono far ingoiare gli errori degli altri. Se la scelta si riduce a preferire le carenze meno dannose, siamo sempre al ''meno peggio'', o mi sbaglio?
Mi spiace che la discussione sia tornata a questo punto, alla contrapposizione inventata fra massimalisti e riformisti...
Ma si vede che non è più tempo di approfondimenti. Solo di espressioni. Che vanno bene anche loro, s'intende. 
Ma. 
Ma: quanti puntini dovremo mettere mai sulle stesse ''i''?
 

6 commenti:

sinedie ha detto...

E quindi? La tua amica fa un discorso ampio, a tratti confuso, ma sempre nostalgico su quella che era la sinistra e quello che è diventata. Non mi pare di cogliere nel suo dire novità o riflessioni su alcune cose che, da sempre, minano l'affermarsi della sinistra in Italia, ma è solo una mia idea. Ripeto, quindi? Per chi voterà la tua amica, se voterà, turandosi il naso?

Chiara Milanesi ha detto...

@Sinedie: mi interessa...Che cosa, secondo te, mina l'affermarsi della sinistra in Italia?

maricla ha detto...

certo che voterò, Sinedie, perché non sono dura e pura e votare è un impegno d'umiltà, come ricordava Serra stamattina.
e voterò Sinistra e Libertà, perché mi piace la gente che lo vota e perché l'altra sinistra non può morire così, con un colpo di spugna.
Sì, ho solo fatto l'elenco di quel che mina l'affermarsi della sinistra in Italia, secondo me. Ma non ''da semppre'', non sono così ambiziosa. L'elenco riguarda gli ultimi anni. Se vuoi lo riassumo: hanno accettato i valori (valori ahahahahahah) e il terreno del berlusconismo, che non solo è dannoso, ma è perfino un cascame culturale dell'edonismo reaganiano di buona memoria.
Ovviamente non ho alcuna ricetta, salvo quella implicita: tornate a studiare e smettetela col nuovismo (ma l'hai visto il giovanotto fiorentino, Renzi, ignorante come una zucca? ma aridatece Ingrao)
Nostalgia? lungi da me, incavolata come una biscia.
Confusa? scrivevo ad amici che queste cose le sanno già e semplicemente gliele ricordavo.
comunque mi associo a Chiara: cosa, secondo te, mina l'affermarsi della sinistra in Italia?

sinedie ha detto...

@CHIARA E MARICLA- Bella domanda davvero. Ma siete certe di voler ascoltare l'opinione di uno sche sta su un'altra sponda? Guardate che non è una domanda oziosa, io sono sempre molto serio quando parlo ed inoltre sono lo stesso Minimo con il quale tu Chiara hai avuto uno scambio d'opinioni diciamo "acceso" qualche giorno fa.
Diamo per scontato che vi interessi la mia opinione e ve la dirò. La prima cosa che impedisce alla sinistra di affermarsi in Italia è perfettamente delineata nel tuo intervento Maricla: si chiama supponenza, convinzione di essere sempre i migliori del mazzo. E' lo stesso abito mentale che io conobbi agli inizi degli anni 70 quando ero nel Movimento a Milano; non mi piacque allora non mi piace oggi e non piace, segretamente, a molti altri. Per coloro che tendenzialmente desiderano un mondo e una società nuova ma non sono ancora pienamente dentro gli schemi asfittici dell'ideologia questo atteggiamento è indigeribile perchè non ammette dubbi, alternative...se poi ci riflettono sopra un po' più attentamente si rendono conto che si tratta dello stesso virus di fondo della destra più radicale. Questa gente che oggi ha 20 anni o poco più è lontana mille anni luce dal 68 che ci sverginò, da quell'atmosfera e, lasciamelo dire, da quella musica. Io ho una nostalgia maledetta dei Jefferson, del Dylan e della Baez di allora, dei Cream e dei Buffalo Springfield. Mi sono lasciato andare scusatemi.
La seconda cosa deriva da questa prima che ho descritto: e si chiama scollamento dalle necessità della gente "normale" per cui oggi il proletariato, gli artigiani, i pensionati e i disoccupati in molte zone del paese non ascoltano più la voce delle sinistre (PLURALE badate bene) ma si sentono rappresentati da altri, in certi casi dalla Lega. A me personalmente questo fatto mi irrita moltissimo ma il problema è non fermarsi all'irritazione! Non abbandonarsi a discorsi di maniera, non accettare di fare opposizione sui pruriti sessuali del Premier, non fare spallucce davanti al problema immenso dell'immigrazione clandestina, delle risorse etc etc.
La sinistra non c'è a meno che non vogliate considerare sinistra i delinquenti che sfasciano le vetrine durannte i cortei dei no global.
Terza cosa: la sinistra ha perso la sua identità, è confusa. Lo è anche la destra liberale e non, ma a voi interessa credo solo la vostra casa. E a csa vostra non c'è più Enrico c'è Franceschini, non c'è spazio per D'Alema c'è spazio per Prodi. Ma come potete pensare di battere un ricco cialtrone come Berlusconi con mezze figure come queste? Come si può pensare che la sola appartenenza ad una corrente ideologica composita ma di "tendenza" possa sic et simpliciter darvi il potere? Il guaio per voi, non per me che non vi amo, è che lo pensavate ai tempi del manifesto contro il commissario Calabresi (avete scordato la parata firmaiola degli ottocento intellettuali del giugno 1971?) e lo pensate ancora oggi, basta leggere i vostri blog. Ma questa risposta sta somigliando sempre più ad una sconcia requisitoria e ammia nun mi ni futti nenti di fare cose di questo genere; per quel che vale mi basta aver azzeccato tutti i congiuntivi, d'accordo profess.sa Milanesi?

Anonimo ha detto...

La sinistra in Italia mina da se stessa il proprio affermarsi, e lo fa da un pezzo.Questa campagna elettorale, tutta volta al gossip su Berlusconi,ne è una dimostrazione. Gli italiani ne sanno di più di Noemi che di quale Europa vanno a votare. Ma anche il discorso di Maricla, per quanto molto ben confezionato, mi sembra aria vecchia.Continuare a guardarsi indietro non serve a molto. Non serve di certo al cambiamento, anzi giova alla permanenza del peggio e al declino di un paese che forse non se lo meriterebbe.O forse sì!Meno male che Obama c'è. Ma purtroppo non da noi.
Pat

guglielmo ha detto...

Tantissimi pensano come la tua amica M e non lo dicono o non lo sanno dire, ma capiscono e si allontanano. Appena dopo le elezioni chi ha detto che vuol tornare a fare politica in prima linea? D'Alema.