martedì 16 giugno 2009

Professionisti della rivoluzione...



Chissà se dietro la contestazione dei risultati elettorali in Iran c'è la stessa manciata di giovani che pochi anni fa facevano tremare una ad una le dittature postcomuniste in Europa Orientale e in Asia Centrale? Gli organizzatori della caduta di Shevardnadze in Georgia, di Kuchma in Ucraina e di Akaiev in Kirghizistan? Che dipendevano tutti da una ONG americana, la German Marshall Fund, il cui scopo neanche tanto velato era quello di fornire aiuti agli attivisti di quelle regioni. Il loro eroe si chiamava Pavel Demes. In un'intervista pubblicata anni fa sul Nouvel Observateur questo slovacco allora non ancora cinquantenne spiegava la ricetta che bisognava adottare fin dai primi risultati elettorali. Quasi sempre favorevoli al dittatore di turno. Che, come tutti i dittatori dell'ultima ondata, presentava comunque la medesima pecca: truccava le elezioni, pur continuando ad organizzarle.
Era questo, diceva Pavel, il tallone d'Achille dei despoti del XXI secolo. Tutti loro, in fondo, aspirano alla legittimità delle urne. Controllano i media e le forze dell'ordine e dunque, possono permettersi di indire elezioni. Sicuri, in ogni caso, che niente potrà scalfirli.
La ricetta per contrarli, ribadiva Pavel, è presto detta: la sera stessa dei risultati bisogna raccogliere le prove dei brogli e diffonderle rapidamente nel paese. Poi, senza indugi, far scendere centinaia di migliaia di persone in piazza. In seguito, prendere pacificamente il controllo degli edifici pubblici.
Ma è così semplice come sembra? Il serbo Srdja Popovic leader del movimento Otpor che nell'ottobre del 2000 schiodò Milosevic dalla sua poltrona ammette che il tutto necessita di preparativi molto lunghi. Lui è talmente esperto di questi preparativi che ha creato il Canvas Group, un centro di esperti in rivoluzione che agiscono come consulenti ovunque nel mondo. 
A chi si ispira Popovic? A Lenin. Per riuscire un rovesciamento di regime ci vogliono tre cose: l'organizzazione,  i giovani e una sceneggiatura ben costruita.
"In una manifestazione - sostiene Popovic - bisogna, per esempio, che in prima fila vi siano le ragazze. E che indossino camicette bianche. Alla prima carica della polizia il sangue si vedrà meglio e le fotografie che ne scaturiranno saranno perfette e faranno il giro del mondo...." 
Il serbo Aleksandar Maric ha formalizzato le tappe necessarie al rovesciamento di un regime:
1) Il gruppo di giovani attivisti che costituiscono la punta di diamante del movimento deve darsi un nome. Che deve funzionare come un logo: corto e di impatto sicuro.
2) Prima delle elezioni il logo deve essere diffuso nel paese. In Georgia, per esempio, il gruppo che contestava Shevarnadze si era autobattezzato Kmara! (abbastanza!); prima delle elezioni, una notte d'aprile, lungo le arterie principali di Tblisi tutti i membri del gruppo si erano messi a scarabocchiare il logo. Kmara! ovunque, sui muri, tracciato con le bombolette spray! Dal governo, via i media tradizionali, era iniziata subito una campagna di demonizzazione di questo movimento. E di colpo, dal niente, Kmara! era diventato realtà...
3) Trovare i soldi! Che servono per i volantini, gli adesivi, le t-shirt, gli striscioni, i siti internet...È la fase paradosslamente più semplice. In USA pullulano le fondazioni generose disposte ad aiutare. Non ultima, la fondazione George Soros...
4) Reclutare il massimo di attivisti. I commessi viaggiatori della rivoluzione sono delle vecchie volpi. Che organizzano riunioni nei paesi più improbabili con la scusa di organizzare del campi vacanza.Uno degli esempi più divertenti è stato il "seminario" organizzato ad Alma Ata nel 2004. Coi soldi della Fondazione Soros. Ufficialmente si trattava di un seminario finalizzato a diffondere le tecniche del parto indolore. In realtà era destinato a formare gli attivisti Kazachi.
5) Lanciare simultaneamente due campagne di sensibilizzazione: la prima destinata a chiarire i diritti elettorali dei cittadini e la seconda destinata a denunciare il regime autoritario e/o corrotto di cui si vuole fare piazza pulita. 
6) Utilizzare tutti i mezzi di comunicazione non controllati dal governo. Privilegiando SMS e blog. Come sta accadendo attualmente in Iran.
7) Proteggere il gruppo. E in questo caso vanno utilizzati i metodi classici della resistenza. Mobilità e intercambiabilità dei capi. Parcellizzazione dei compiti. 
L'ottava tappa è la più difficile. Ed è quella che impone ai dissidenti la padronanza della paura. 
Durante le manifestazioni, per esempio, è imperativo che i giovani stiano in contatto fisico stretto, gli uni con gli altri. Che cantino, per coprire i rumori inquietanti che fa l'esercito o la polizia. I quali vanno nascosti alla grande massa grazie a striscioni enormi da esibire alla testa dei cortei. E quando avvengono i primi arresti è necessario che tutti siano preparati. Che l'Internet funzioni come un tam tam, che i telefonini diventino le telecamere che il potere oscura, che i blog facciano ufficio di testate giornalistiche....
Riuscirà questa operazione in Iran, dove le ragazze non possiedono camicette bianche da sporcare col sangue?????


10 commenti:

luposelvatico ha detto...

Infatti, di fronte a quanto accade a Teheran, guardato con malcelata simpatia dalla maggior parte dei media, io mi chiedo: ma in mancanza di prove concrete dei brogli, cosa mi deve far pensare che l'elezione di Ahmadinejad non sia regolare? In nessun paese del mondo si tollererebbe una manifestazione non autorizzata di un movimento che intende rovesciare i risultati usciti dalle urne, o sbaglio? Mi sa che anche in questo caso il concetto di "democrazia" si fa molto elastico...

marina ha detto...

chiara scusami l'indirizzo corretto è http://teheranlive.org

voglio rileggere il tuo articolo con calma
marina

marina ha detto...

ho riletto e resto perplessa. Si adombra una teoria di complotto Soros o German Marshall Fund per far cadere il regime degli ayatollah?
più chiarezza please donna Chiara!

@Luposelvatico quando Prodi ha vinto le elezioni con pochi voti di scarto Berlusconi Fini e Bossi gridavano ai brogli dal palco di san Giovanni dove si era raccolto qualche centinaia di migliaia di persone. Tuonavano contro il furto di democrazia. E per mesi andò avanti il conteggio e riconteggio. La situazione elezioni in Iran è MOLTO diversa da qui e anche quella ordine pubblico. L'una rende i brogli quasi fisiologici l'altra è capace di soffocarne l'eco.Io non so se Moussavi abbia vinto ma è certo che con quell'affluenza al voto Ahamadinejad NON PUO aver vinto con le percentuali ufficiali. I brogli CI SONO STATI E MASSICCI. I giovani e le donne avevano smesso di votare dalla delusione Katami, , sono tornati alle urne per votare moussavi: il loro voto dov'è?
Io penso che probabilmente i risultati avrebbero portato Ahamadinejad al ballottaggio e questo il regime non lo ha tollerato e ha diffuso risultati insultanti per il semplice buon senso della popolazione iraniana.
la protesta non è scarsamente democratica, anzi!
marina

Chiara Milanesi ha detto...

@Marina: nessuna teoria del complotto...Semplicemente mi chiedevo se quello che succede a Teheran non stesse seguendo pedissequamente lo schema di quanto era già successo nelle ex repubbliche sovietiche...I giovani commessi della rivoluzione di cui parlavo nell'articolo esistono. Sono abbastanza giovani, plurilaureati, e lavorano in genere per istituzioni occidentali. Quasi sempre americane. Non fanno mistero del loro attivismo, che, per alcuni, è un modo di guadagnarsi il pane. Oltre al citato Pavel Demes, a Popovic e a Marac va ricordato lo slovacco Jarabik, consulente del gruppo Ucraino Pora (che significa È ora!). Per il suo lavoro Jarabik era finanziato dalla fondazione americana "Freedom House". Dimitri Potyekhin, ucraino, uno dei leader della rivoluzione arancione, dopo la vittoria di Yushenko è partito a catechizzare i moldavi.In Azerbaijan lo stesso lavoro lo fa il serbo Milenkovic....Lukashenko, il signore della Bielorussia, l'ha capito e da allora fa incarcerare gli attivisti provenienti dagli altri paesi...
Putin, che è il meno scemo di tutti, ha anticipato lo sforzo dei ragazzi creando un suo proprio movimento di giovani che lo sostengono. Il logo del movimento è Nashi! (I nostri!)
I ragazzi di cui parlo, in fondo, sono dei moderni Che Guevara che esportano la rivoluzione nel più puro stile trotzkhista, ma con gli strumenti di oggi: Internet e marketing...
A differenza del Che condividono i valori dello zio Sam: democrazia e dollari. Ma bisogna chiedersi se è l'America di Bush che vogliono imporre o quella di Soros che li finanzia e che ha speso milioni di dollari proprio per far crollare Bush..
In secondo luogo i movimenti organizzati da questi ragazzi attecchiscono solo se esiste già una rabbia popolare contro regimi corrotti e autoritari...Loro non fanno altro che canalizzarla...

Chiara Milanesi ha detto...

@Lupo: evidentemente, qualche broglio deve esserci stato se Khamenei accetta di ricontare i voti...Il problema dei brogli, là dove non vengono accettati osservatori internazionali (emananti da organismi tra cui c'è proprio la Soros Foundation, ma la principale ad attivarsi in questo campo è la Fondazione Jimmy Carter) è l'impossibilità di provare tali brogli...E dunque ci si basa sui sondaggi preelettorali che in questo caso sono stati totalmente rovesciati...Possibile, ma improbabile, non ti pare?

luposelvatico ha detto...

Mi fido di voi...:-)

Vincenzo Cucinotta ha detto...

Mi pare in ogni caso che qualche cautela sarebbe d'obbligo. Qui, non c'è alternativa tra fondamentalismo e occidentalismo come qualcuno magri affrettatamente crede, qui si tratta di due candidati che hanno passato il valgio degli organismi islamici. Che Mousawi non avccetti di essere sconfitto, in sè, non dimostra nulla e dieci milioni di voti di brogli mi sembrano davvero un'enormità. Eppoi, la cosa più importante, questi iraniani sono in grado di difendersi da soli, è qui in Italia che la gente è incapace non dico di difendere, ma di percepire i propri diritti: qui, siamo messi decisamente peggio, credetemi.

luposelvatico ha detto...

Mmmm...su Megachip, però, alcuni articoli rispecchiano le mie perplessità su quanto sta accadendo...

http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=9253

Chiara Milanesi ha detto...

@Lupo: grazie della segnalazione. Ho letto l'articolo, ma sono leggermente perplessa. Chi sarebbe questo "nemico del popolo iraniano" che vuole in tal modo destabilizzare la regione? Sottoponendo il paese alle riprobazione internazionale? A me sembra che la "riprobazione internazionale" sull'Iran di Ahmadinedjad esista già ampiamente in Occidente (quando si parla di riprobazione internazionale si intende chiaramente quella occidentale)...
Secondo te l'articolo intende la riprobazione da parte di altri paesi arabi?
Un'altra cosa che trovo strana è che quando entri e navighi nel sito del Rockfeller Brothers Fund ti raccontano tutto quello che hanno fatto, tutti i progetti che hanno finanziato, tutti gli intrventi, ma neanche una riga sul sondaggio, che tra l'altro non fa nemmeno parte dei compiti di questa fondazione...Esiste davvero questo sondaggio????

demetra ha detto...

Piccola aggiunta. Il signor Soros, noto benefattore-mecenate-magnate oltre che le rivoluzioni colorate (ne fece un'inchiesta tv l'ottima Milena Gabanelli su Report) finanzia pure la guerriglia cecena contro Putin. Con che risultati lo sappiamo già. Strage di Beslan docet.
Perciò tutto fa pensare che anche questa "rivoluzione iraniana" sia pilotata da chi sappiamo.