giovedì 9 luglio 2009

Buio sulla città?

Ottenere delle informazioni, per quanto oggettive ed elementari, risulta a volte oltremodo difficile. Quando poi si tratta di un  paese lontano e poco coperto dai media è addirittura impossibile. Parlo del Nepal. Il mio secondo paese d'adozione.
L'Italia mi ha visto nascere e partire, la Francia mi ha adottato, mi ospita e mi dà lavoro.
Il Nepal,  è una storia d'amore. Ancora qualche settimana e tornerò tra le sue montagne, respirerò l'aria inquinata della capitale, continuerò a stupirmi di fronte all'incongruità dei suoi tesori. 
Ormai più di un anno che non ci metto piede. 
Dal maggio del 2008, dalle elezioni che videro la vittoria del maoista Prachanda, il Temerario e la successiva partenza di Gyanendra, l'ultimo re,  accusato di aver sterminato la sua famiglia.
Come si sta oggi in Nepal?
Difficile dirlo.
Difficile, perché anche le informazioni più oggettive e semplici da ottenere risultano contraddittorie. 
L'esempio che intendo fare è quello che fa riferimento alle interruzioni di elettricità nella capitale. 
Da anni, Kathmandu è sottoposta a temporanee interruzioni dell'energia elettrica. I nepalesi lo sanno. E lo scoprono ben presto i turisti. Capita spesso la sera. Tra le 18h e le 22h. Di colpo la città diventa buia per qualche minuto. Poi negozi, hotel o guesthouse mettono in funzione i loro generatori per fornire l'elettricità necessaria allo svolgimento dei loro commerci. I ventilatori non funzionano, le lucine sono sparse e flebili, i telefoni saltano e pure le connessioni internet degli internet café.
Il Nepal, uno dei paesi più poveri del mondo, ha indubbiamente una ricchezza: l'acqua che scende vorticosa lungo i torrenti che si formano a partire dai ghiacciai delle cime himalayane. Negli anni della monarchia le dighe idroelettriche non sono mai state la priorità in un paese drammaticamente squassato dalla corruzione e dalle pressioni dei paesi vicini, India e Cina.
Prachanda, una volta assunti i poteri, il 27 dicembre del 2008 non ha potuto altro che constatare il fatto che il paese manca drammaticamente di elettricità. E ha dichiarato ufficialmente la crisi elettrica. Il che ha comportato misure drastiche quanto inutili di riduzione della già poca energia disponibile: niente insegne luminose, niente illuminazione notturna dei monumenti, l'uso di lampadine a basso consumo, e la futura costruzione di centrali termiche.
Nel corso degli anni uno degli indicatori più affidabili del benessere o meno in cui versavano le finanze del paese era quello di verificare il numero e la durata delle interruzioni di elettricità nel corso della giornata. 
Non è un'informazione così astrusa o occulta. Eppure, al momento risulta impossibile ottenere una risposta coerente. 
I giornali in lingua inglese sono vaghi e aumentano o diminuiscono il numero delle interruzioni in funzione del loro posizionamento politico. I più vicini al governo, minimizzano. Chi sta all'opposizione drammatizza. 
Allora vado per blog. Nel blog di un medico cooperante italiano, un'avvocatessa nepalese che dirige una ONG operante nel paese, traccia un quadro drammatico della situazione, sostenendo che si è arrivati a sedici ore di elettricità giornaliere concentrate la sera, dieci ore di elettricità a settimana nelle ore lavorative, manca la benzina e manca l'acqua corrente nelle principali città. Il che produce malcontento, violenza e manifestazioni antigovernative. 
In un altro blog, un'italiana che vive a Kathmandu e che col suo compagno ha aperto un ristorantino di pasta, lamenta la corruzione, lamenta i controlli operati dai maoisti e dai sindacati sulle relazioni di lavoro tra espatriati e nepalesi, ma sostiene che la questione dell'elettricità è esattamente la stessa che esisteva già ai tempi di Gyanendra.
Il mio amico Navyo, un altoatesino che vive ormai a Kath da quasi 30 anni, sostiene invece che l'elettricità manca al massimo un'ora al giorno e che gli stranieri sono i più catastrofisti perché non abituati ai ritmi di vita nepalesi. La violenza di cui si parla nei blog è più immaginaria che reale, sostiene Navyo. Gli scippi e i furti sono sempre esistiti. E la corruzione pure.
Il mio amico Shiva, che ancora non è riuscito ad avere il visto per "la Merica", si affida agli dei e alle dee che popolano il suo universo. E consiglia di sacrificare una capra. Come vidi fare un paio di anni fa, sul tarmac dell'aeroporto della capitale, sotto la pancia di un vecchio aereo male in arnese in segno di benedizione e di protezione....
Tashi non si preoccupa. Con la luce o col buio lui continua imperterrito a girare attorno allo stupa di Bodnath coi suoi fratelli profughi tibetani. Che la luce, loro che vivono negli slums della capitale, non l'hanno mai vista. 

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