sabato 11 luglio 2009

I distinguo...

Si moltiplicano sui blog le critiche a questo G8. Sono in generale le stesse critiche che sono state mosse anche ai precedenti summit degli otto "grandi". Inutilità, vetrina acchiappagrulli, dichiarazioni di principio in puro politichese, mancanza di impegni precisi, vaghezza. 
Tanto rumore per nulla, se vogliamo parafrasare il grande William.
In molti blog, poi, ci si chiede da che pulpito provengano le grandi lezioni impartite al mondo. Siamo così esenti da difetti da poter fungere da esempio al resto del mondo?
Se le critiche sopraindicate mi vedono totalmente d'accordo e se indagare sulla trave che ci oscura la vista prima di denunciare la pagliuzza negli occhi altrui mi sembra opportuno e corretto, ciononostante non mi sento di allinearmi sulla seconda parte di molti dei post scritti dagli amici blogger su questo tema.
Nella veemenza della denuncia, infatti, molti blogger si lanciano in paragoni che a mio avviso rischiano di sfumare quei necessari distinguo senza i quali non è più possibile argomentare su un piano razionale.
Per quanto l'Europa in cui viviamo non sia il paese della cuccagna, da sempre sono convinta di essere nata con la camicia. Se non altro perché sono nata in questa fetta di "mondo".
In cui esiste la libertà di stampa. Ancora. Magari ancora per poco. Ma esiste.
In cui posso andare in ospedale e curarmi. Più o meno bene, a seconda dei paesi, ma in genere non mi lasciano fuori dalla porta a morire. 
In cui posso prendere il sole con le tette fuori senza farmi lapidare.
In cui, ancora, posso mandare i miei figli all'università senza per forza morire di fame.
In cui, ancora, nessuno mi chiede dove vado quando prendo l'automobile.
In cui posso vivere, a volte anche sposarmi, con qualcuno che ha lo stesso sesso mio.
In cui lo Stato, a seconda dei paesi, chi più, chi meno, mi fornisce un aiuto economico se ne ho bisogno. O una casa, se non ce l'ho. 
In cui posso andare al cinema e vedere quasi tutti i film.
In cui non sono obbligata a credere in nessuna religione.
In cui, in quanto donna, non valgo la metà di un uomo.
E potrei continuare.
Lo stesso, ci piaccia o no, vale per gli Stati Uniti.

Ora, paragonare la censura che avviene in Russia, in Iran o in Cina alla censura che c'è da noi, è fuori luogo. Come fuori luogo è sostenere che la polizia, là o qui, funzioni nello stesso modo. E che in fondo si tratti sempre degli stessi regimi.
Se non siamo capaci di fare dei "distinguo", rischiamo di non essere più credibili.
E se non siamo capaci di sceglierci i modelli e gli alleati, lo siamo ancora meno.
Possiamo criticare fino allo stremo la politica che vige in Israele. Resta che Hamas non è un interlocutore accettabile.
Possiamo sospettare un'influenza occidentale dietro alle manifestazioni in Iran, resta che il regime di Ahmadinedjad continua ad essere lo stesso regime islamofascista che è stato fino ad oggi.
Possiamo analizzare la politica della Russia di Putin come antagonista ai tentativi egemonici dell'Occidente, resta che la Russia di oggi, nazionalista, razzista e in mano alle mafie economiche, non costituisce un modello auspicabile.
E potrei continuare...

Non viviamo in un mondo perfetto. Lungi da là...
Ma, per il momento, la fetta di pianeta nella quale mangio e respiro resta ancora quella in cui mi sento più "protetta" e "libera".
E a partire da questa constatazione, e solo da questo, che posso rimboccarmi le maniche e lanciarmi nella battaglia...







11 commenti:

masacccio ha detto...

attenta a non rappresentare un nostro mondo liberato dai bisogni e dalle differenza di classse!! sei sicura di non parlare di libertà formali e in realtà poco sostanziali? sei sicura che nel mondo occidentale sia stata restituita la dignità e le opportunità a tutti? attenta a non rappresentare il nostro mondo, comunque, da un'ottica privilegiata.
attenta a non darne una rappresentazione allineata ad una metarappresentazione virtuale!!

Chiara Milanesi ha detto...

@Masaccio= non ho affatto detto che il nostro sia il mondo perfetto. Lungi da me!
Penso solo che preferirei essere operaia in Francia che in Cina. Che preferirei essere giornalista in Europa che in Russia. Essere donna In America che in Iran o nella Palestina di Hamas.
Quelle di cui sopra non le considero "libertà formali".
Quanto al resto, sono d'accordo con te: nel mondo "occidentale" non tutti hanno le stesse opportunità. Non tutti hanno pari dignità. Esistono non delle differenze, ma delle fratture di classe. Sempre più profonde. E non credo nemmeno che continuando su questa strada possano essere colmate...

Vincenzo Cucinotta ha detto...

D'accordo, syul piano formale, da noi c'è la libertà di stampa e la parità tra i sessi. Tali libertà formali sono quelle che ci distinguono da altri sistemi politici.
Tutto il resto delle tue citazioni, c'è, ma potrebbe non esserci. Ad esempio, negli USA si può morire per non avere i soldi per curarsi.
Negli anni 50, per citare un altro esempio, le donne non potevano mettersi in topless sulle spiaggie. E potrei continuare: ci sono, ma non sono connaturate al nostro sistema politico.
Ritornando adesso ai due punti che citavo, ti devo dire con tutta franchezza che io non credo che in nessun sistema ci sia la libertà di stampa, a meno di non considerarlo come la possibilità che ho di tenere un blog.
Nella stampa, quella dei grossi giornali stampati e la TV, è evidente che non esiste alcuna libertà, se non altro perchè i mezzi finanziari per farli funzionare sono aldilà della massima aprte della gente comune.
Sulla parità dei sessi, anche questa diviene effettiva nell'articolazione concreta delle normative e delle mentalità. Penso che non occorrra che ti ricordi che grandi passi si siano fatti negli ultimi 50 anni. Nulla, tuttavia, è irreversibile.
Così, io non riconosco nell'attuale Italia quella degli anni 60 e 70 in cui sono cresciuto.
i distinguo quindi, riassumendo, vanno benissimo, ma hanno ben poco a che vedere con un determinato sistema politico, ma piuttosto sono contingenti,, contingenti, ma naturlamente non meno reali.

ps. molto carina da parte tua la disponibilità!

Chiara Milanesi ha detto...

Caro Vincenzo, ho vissuto negli Usa, ma non ho mai visto quello che ho visto in Cina nel 2004: una donna lasciata a dissanguarsi di fronte alla porta del Pronto Soccorso perché il marito non aveva i fatidici 250$ per farla ammettere. In America, se non hai i soldi ti curano male. Malissimo. Ti forniscono comunque le cure urgenti. E se sei nelle categorie eliggibili in Medicaid puoi anche sperare di essere curato a lungo termine. NON VA BENE...Non c'è alcun dubbio.Obama ha promesso di modificare il sistema sanitario. Secondo me non ci riuscirà, ma stiamo a vedere.
Il modello, per me, dovrebbe essere il modello francese: copertura totale ed altissimo livello di cure.
Quanto alla libertà di stampa, in Francia o in Italia si può ancora raccontare delle porcate del Caimano. Lo fai in Russia e ti sparano per strada. In Cina molti siti internet sono oscurati. Quando sono in Cina non posso nemmeno controllare la mia posta attraverso Internet perché uno dei siti oscurati è Orange,il mio server di posta elettronica, a causa dei blog che attraverso Orange denunciano la repressione in Tibet. Si tratta di differenze sostanziali, a mio avviso.
Certo che ho presente i grandi passi che sono stati fatti in tema di diritti delle donne e di libertà sessuale negli ultimi cinquant'anni. Per questo il paragone lo faccio con l'oggi. Con il qui ed ora.
E sono d'accordo con te. Non sono conquiste immutabili. Bisogna essere vigilanti. Basta pensare a quanto assomigliano alle leggi razziali certi dispositivi che si vogliono prendere in Italia...

Matteo ha detto...

Chiara, giustamente ti faceva notare Vincenzo che certi diritti riconosciuti sulla carta non sempre vengono rispettati nei fatti.
Inoltre non è merito dei governi se ciò è avvenuto, ma delle classi oppresse. Se i lavoratori hanno più diritti di qualche decennio fa (anche se da qualche anno non è più tanto vero) è per merito loro, non dei governi che per tanto tempo vi si sono opposti, tantomeno dei padroni. I governi non sono migliori in Iran come negli Stati Uniti e basta vedere la politica spregiudicata che gli Usa tengono all'estero, segno del fatto che dove non c'è l'opinione pubblica da tenere buona fanno anche peggio.
Senza contare che il governo iraniano sta attuando una politica di redistribuzione verso le classi povere assai migliore di quella americana, anche con Obama.
Inoltre non credo che uno Stato che ha causato la guerra in tutto il medioriente sia migliore di un altro che finora non ha mosso guerra a nessuno e si è solo difeso da un'aggressione esterna.
Io non credo che i diritti dei cittadini americani o europei valgano più di quelli iracheni o afgani o palestinesi. Quindi nel fare un "bilancio" dobbiamo tener conto di come i governi si comportano non solo all'interno (e anche qui ci sono molti punti controversi), ma anche all'esterno. E il bilancio è tutt'altro che positivo.

Chiara Milanesi ha detto...

Caro Matteo, sono del tutto d'accordo con te. Tutte le conquiste civili di cui godiamo noialtri nella "fortunata" Europa sono state il frutto di lotte durissime...Non ho mai insinuato nel post che tale merito vada ascritto ai governi.
Quanto alla tanto ventilata redistribuzione in Iran, non esiste fola più grande. L'Iran ha 65 milioni di abitanti. Col petrolio presente nel paese non ci sarebbe stata nessuna difficoltà a redistribuire i guadagni conseguenti e lanciare il paese in una ottica di pieno sviluppo. Oltre al fatto che in Iran esisteva già una classe media. Il paese invece si è nettamente impoverito e nulla è stato redistribuito se non ai nuovi boiardi, i guardiani della rivoluzione, fedelissimi al presidente.
L'atteggiamento imperialista che si concretizza in aggressioni esterne non costituisce l'unico metro di misura per giudicare la rispettabilità o meno di un regime. La Cina fino ad ora si limita a praticare il controllo interno. Controlla molti paesi esteri attraverso il vincolo economico. Ma non ha mai proceduto a invadere un paese confinante. Il che, ai miei occhi, non rende per questo più accettabile quanto quotidianamente avviene in Cina.

Matteo ha detto...

Chiara. Non dobbiamo fare confusione. Le riforme iraniane per la giustizia sociale erano cominciate ai tempi di Mossadeq. Mossadeq era un premier democratico e stava tentando di redistribuire la ricchezza. Ma non lo ha potuto fare a causa del colpo di stato che ha portato al potere lo Shah. Chi organizzò e diresse questo colpo di stato? a) le classi benestanti, le stesse che spesso adesso protestano contro Ahmadinejad e in favore di Moussavi b) la CIA, la stessa che preme per una "rivoluzione colorata" in Iran e che sostiene quel fantoccio di Moussavi.
Che coincidenza!
Come mai le fasce più povere sostengono Ahmadnejad e quelle ricche Moussavi? facciamoci questa domanda. Per la stessa ragione per cui sostenevano lo Shah.
Insomma, due fatti: 1. Ahmadinejad con tutti i suoi difetti è molto meglio del filoamericano Moussavi e della "rivoluzione verde" e dei riformisti che quando erano al governo hanno penalizzato i lavoratori. 2. Se c'è stata la rivoluzione iraniana la colpa è solo degli Usa che hanno rovesciato un governo democratico per metterci un monarca che gli faceva comodo. La bilancia pende più dalla parte dell'Iran che da quella degli Usa (e dei governi filoamericani).

Chiara Milanesi ha detto...

Caro Matteo, le fasce più povere della società tedesca negli anni 30 sostennero l'imbianchino...Questo non fa del nazismo un regime accettabile...
Ahmadinedjad, resta, a mio avviso, un fanatico islamofascista e antisemita, che sfrutta l'oscurantismo deii ceti più ignoranti del paese per avere un sostegno, bloccando ogni tipo di apertura verso la modernità. Per modernità intendo semplicemente il fatto che metà della popolazione, le donne, possa aspirare a valere un poco di più della metà di un maschio.
Non credo che Moussavi sia un'alternativa credibile. Quello che credo è che nella rivolta iraniana attuale vi siano, in fieri, i germi della stessa rivolta che spodestò Pahlevi a suo tempo...e che non era fatta solo degli islamofascisti scherani di Khomeini, ma anche dai comunisti, dai socialisti, dai laici e dai libertari. L'ho già spiegato meglio in questo post:
http://quelcheintendo.blogspot.com/2009/06/ancora-iran.html

Matteo ha detto...

Chiara, io apprezzo il tuo idealismo, ma purtroppo in Iran non c'è un'opposizione comunista, socialista, laica, libertaria tranne qualche sparuto gruppetto. E gli oppositori "riformisti" di Ahmadinejad non sono meglio di lui, anzi. Sarebbe sbagliato definire "fascista" Ahmadinejad, sarebbe cadere nella trappola di quanti vogliono ridurre la politica mediorientale a categorie occidentali.
La mia è ua posizione realista. Le forze in campo sono quelle. Neanche a me piace Ahmadinejad. Come ai partigiani comunisti non piaceva Badoglio. Ma purtroppo bisogna fare i conti con la realtà. Altrimenti ci si limita a uno steile ribellismo.

Artemisia ha detto...

Sono pienamente d'accordo con te (ho letto anche i commenti).

Anonimo ha detto...

Assolutamente d'accordo con te, Chiara:ho da poco finito di leggere "A thousand splendid suns", e ho pensato le stesse cose.
Pat