mercoledì 22 luglio 2009

Io pusso, tu pussi, egli pussa...

L'Italia è un collettivo e frenetico pussa via. 
Un'epidemia di "spostati più giù", "vattene da qui", "raus".
I bambini di Treviso pussano via il bambino napoletano. "Tornatene a casa tua!", gli gridano. "Tornatene a Napoli, monnezza!".
A Napoli pussano via un "negro". Aggiungere "sporco", pare d'obbligo. Anche lui deve andarsene un pochino più giù. Anche lui deve tornarsene a casa sua...
Se risaliamo a monte, forse, i nonni dei bambini trevisani che pussano via il napoletanino sono stati a loro volta pussati via, più giù, da qualche orologiaio svizzero o da un mangiatore di salsicce bavarese.
Un mirabolante gioco di boccette. Io pusso via te, che poi, tanto, qualcuno da pussare via pure tu lo trovi...
Io pusso, tu pussi, egli pussa...Pusseremo tutti, prima o poi. E a nostra volta verremo pussati.


Treviso, città che mi ha visto nascere alla clinica San Camillo, non si smentisce.
Resta sempre quella che è. La città del perbenismo di superficie. Delle siorette che, sotto Natale, mentre fanno "scioping", spolverano le carrozzerie delle auto a colpi di pelliccette. Che "pensando di far bene" , di elevarsi a rango di cittadini, si sforzano di parlare un italiano zoppicante, e così vanno in vacanza a "Panarella" e ordinano dal panettiere "una chioppa di pan". Che vanno in chiesa alla domenica mattina, picchiano la moglie al pomeriggio e si scopano la commessa rumena la sera. La città di Signore e Signori, dello "sceriffo" che taglia gli alberi così gli immigrati non vi si possono appoggiare, dell'Ombralonga e di Benetton. La città il cui vescovo ha cacciato i senzatetto dal portale della sua chiesa più grande. "Spaventavano i fedeli", aveva dichiarato a suo tempo Monsignore...
Ora è anche la città in cui dei bambini vogliono cacciare via altri bambini. 
Dei bambini...
In una scuola che, se ha lasciato fare, non è più degna del nome che porta.
Davanti a delle maestre, magari anche loro "terroncelle", che non dicono nulla, non avvertono, non stigmatizzano, non convocano le famiglie perché si sa, se lo "spiritus loci" è immondo, meglio tacere ed essere più realisti del re.
"Spiritus loci".
Quell'insieme di "valori" condivisi, le strizzatine d'occhio complici, le barzellette raccontate a voce alta, i commenti sugli autobus, le prediche nelle chiese, le occhiate in tralice, i "noi ci capiamo", pardon, "noialtri se capimo", i "ne magna fora tuto", e i brindisi in osteria alla Marca gioiosa, e i padroni che assumono gente da fuori ma non gli vogliono dare la casa se no, poi, i prezzi crollano.
Lo "spiritus loci", per cui un sindaco invita gli extracomunitari a "vestirsi da leprotti per far esercitare i cacciatori". 
E non succede nulla.
Una città che prepara "carri piombati pr rispedire a casa gli immigrati".
E non succede nulla.
Una città che invita a fare la "pulizia etnica contro i culattoni".
E non succede nulla.
Una città in cui venti bambini vogliono cacciar via un altro bambino. 
E non succederà nulla.
Una città che ha toccato il fondo. 
Treviso. Una cloaca.



12 commenti:

Angela ha detto...

Una cloaca...Treviso capitale dell'Italia!

marina ha detto...

tu, traditrice della tua terra, come puoi parlarne male? vergognati! raus anche a te!
marina

Matteo ha detto...

Tra l'altro il sindaco di Treviso disse che lui vuole "eliminare i BAMBINI zingari che vanno a rubare". Un tizio per risolvere il problema aveva ideato le camere a gas.

Un bambino napoletano è stato costretto a cambiare scuola per le prese in giro razziste della leghista Treviso.

L'eurodeputato Matteo Salvini, che rappresenta l'Italia all'estero, qualche giorno fa cantava la seguente canzoncina, da cui si evince tutta la sua profondità intellettuale:
"senti che puzza, scappano anche i cani, sono arrivati i napoletani"
Ora il bambino vittima di razzismo è napoletano ed è stato fatto oggetto di canzoncine circa la presunta puzza dei napoletani.

La mia domanda è: vuoi vedere che quei bambini cantavano la stessa canzoncina di Salvini? e vuoi vedere che l'avevano sentita dai genitori o dai fratelli maggiori? e vuoi vedere che questi votano Lega, vanno ai comizi di Salvini e magari partecipano alle ronde notturne?

Franz ha detto...

Non c'è da aggiungere molto al tuo sconfortante quadro, tanto godibile nello stile di scrittura quanto avvilente nei contenuti.
"Spaventavano i fedeli" diceva Monsignore. "Spaventano, i fedeli", certi fedeli, dico io.
Una città, un abisso. E non è sicuramente l'unico.
Un saluto a te.

Artemisia ha detto...

Io tornerei a considerare l'idea di prendere la cittadinanza francese. Dammi retta. L'Italia si sta "trevigianizzando" oltre che "detoscanizzando".

Uno di Preganziol ha detto...

Sei come quei emigranti che vedono il loro paese come l'hanno lasciato. Magari ce ne fossero in francia , cara la mia snobetta esiliata, città meno bigotte come treviso. E le siorette parlano certo l'italiano meglio di te. Dovresti rifarci un giretto. Che banalità fare una analisi da un semplice fatto di cronaca! Forse è meglio che certa gente pussi via dall'italia, come te!

Chiara Milanesi ha detto...

@anonimo di Preganziol:
GLI emigranti, non I emigranti...ma insomma l'italiano te lo deve insegnare proprio un'emigrante?

francesca ha detto...

Vicenza è cloacona, allora. A quanto ne so, Germi avrebbe voluto girarlo a Vicenza. Non ci riuscì.

Anonimo ha detto...

Quell'uno di Preganziol ha ragione, sei una vera campionessa a falsificare le storie e afre di un episodio storia generale. resta dove sei che in Itaòia di persone come te non si sente la mancanza

Anonimo ha detto...

Uno NON di Preganziol ha detto: Capisco perché Zaia vuole introdurre il dialetto nella scuola, basta leggere i commenti di "uno di Preganziol" e dell'"Anonimo" per capirne il motivo.

Anonimo ha detto...

descrizione perfetta. purtroppo non solo di treviso!
ma i veneti parlano tutti l'italiano come quelli di preganziol? mi viene il dubbio che la reintroduzione del dialetto a scuola faccia comodo ai pluribocciati come il figlio di bossi.almeno forse ce la fanno.

Anonimo ha detto...

ah, l'ultimo anonimo sono io, Pat. ciao