lunedì 6 luglio 2009

Settanta...

Settanta non è un libro. È un film che scorre su carta. Ed è un film di quelli che ci piacevano. E che non si vedono più. Se non tardi, alla televisione, quando in piena notte, zappando perché col caldo non si ha voglia di andare a letto, ne vediamo un fotogramma. E ne basta uno, un fotogramma, per riconoscere il tutto. E per emozionarci. Come allora.
Il mucchio selvaggio, Quien sabe?, Giù la testa....Pekimpah, Sergio Leone...
Padri fondatori.
Settanta, non sfigurerebbe.
Stupisce che ad averlo scritto sia uno scrittore così giovane. 
Simone Sarasso ha appena 31 anni. All'epoca del rapimento Moro, lui non c'era ancora. 
Era stata la prima considerazione che avevo fatto quando era uscito Confine di Stato, il primo volume di quella "Trilogia sporca dell'Italia" di cui Settanta costituisce l'intermezzo.
Com'è possibile, mi ero detta, che uno della sua età, uno sbarbino, si metta a scrivere un romanzo che parla di Wilma Montesi e di Piazza Fontana? Com'è possibile scrivere un romanzo ambientato in quel periodo senza aver frequentato un collettivo, senza essersi rifugiati in un androne per sfuggire alle cariche della polizia, senza aver temuto, davvero, che un giorno sarebbero entrati in casa, di notte, e ti avrebbero portato via?
Mi ero preparata a leggere un libro senza odore e invece Confine di Stato, mi aveva catturato.
Settanta, mi travolge.
Mi travolge per la scrittura. Una scrittura/cinema. Una scrittura nervosa che ricorda il migliore Ellroy. Quello di American Tabloid, per capirci.
Mi travolge per la costruzione dei personaggi. Che, come in Romanzo Criminale, assumono spessore, e facce e odore, via via che ci si inoltra nella lettura.
Mi travolge perché nel libro si parla di cose che so e nel contempo, grazie alla libertà specifica al romanzo, che non so. Ma che potrebbero essere. Che potrebbero davvero essere andate così.
L'Italia che fa da palcoscenico a questo splendido romanzo epico è, come dice il titolo, l'Italia degli anni settanta. Quella in cui succede di tutto. L'Italia sporca. Che non è mai stata lavata.
Non c'è bisogno di guardare all'America per scoprire che non si è innocenti. L'Italia marcia, l'Italia dei misteri mai risolti, l'Italia delle trame, l'Italia del pericolo rosso si mostra, si esibisce in tutta la sua complessità in questo romanzo. Che,  a sua volta, sa essere complesso. Costruito con sapienza. Come tutti i grandi romanzi. 
La fiction aiuta. Certo. Ma chi ha vissuto gli anni settanta, nel bene e nel male, il Nando lo ha conosciuto davvero, e di Brivido ha letto tante volte la storia nelle pagine di cronaca dei giornali locali, e gli Andrea Sterling, sempre costantemente senza volto, hanno abitato, neri fantasmi, gli incubi di tante notti. 
Gli Omini, invece, sono ancora qui. Col cerone e il volto rifatto e senza rughe gridano ancora al pericolo rosso, e tramano, e sanno sapientemente catturare la voglia di santi e conducator che ci fa popolo ancora bambino. Popolo bambino senza l'innocenza dei bambini. Popolo bambino disposto a tutto pur di continuare a peccare. Con una gamba di qua e una di là. 
Pronto a qualunque salto nel vuoto. 

Settanta di Simone Sarasso è pubblicato da Marsilio e costituisce il secondo volume della "Trilogia sporca dell'Italia". 
Il primo volume si intitola Confine di Stato ed è uscito sempre per Marsilio. In questi giorni lo si può trovare anche in edicola nella collana Supersegretissimo.
Il terzo volume non è ancora uscito. Lo aspetto con ansia. 

4 commenti:

gigi ha detto...

Beh sei riuscita ad incuriosirmi, non che ci voglia molto...
soprattutto perchè mette a fuoco un periodo storico che è importante conoscere (ancor di più per chi non l'ha vissuto), per poter capire il presente.
Ciao
gigi

loris ha detto...

Hai colpito!!! mi metterò al più presto in caccia e soprattutto lo leggerò. La mia curiosità nonostante tu abbia dissipato il dubbio, è proprio come può uno che non ha vissuto quel tipo di esperienze trasmettere le emozioni che si sono trasformate in alcuni casi in impegno politico, in cultura di solidarietà, in menefreghismo totale.
Benvenga lo sbarbino quindi se ci aiuterà non tanto a conoscere cose che nel bene e nel male conosciamo forse fin troppo bene, ma, forse perchè da attore esterno riesce, anche se in un romanzo, a dare delle chiavi di storicizzazione che rendono credibile la storia.
Potrebbe forse essere un modo per storicizzare finalmente pure nella realtà quel periodo?

Chiara Milanesi ha detto...

@Gigidavvero, Gigi, lo devi leggere se ti interessa conoscere meglio quel periodo...
@Loris: lo sbarbino ci sa fare. E sei tu che hai colpito, Loris...Credo davvero che contro le verità giudiziarie che producono colpevoli ignoti e senza volto, grande chiarezza possa ( paradossalmente) fare proprio la fiction. A condizione che sia sapiente e complessa, come un periodo così complesso richiede...

il Russo ha detto...

Prendo nota...