venerdì 24 luglio 2009

World War Z, una storia orale della guerra degli zombi

I morti che ritornano e vogliono riprendersi i vivi è un topos cinematografico che ha prodotto opere di diverso valore artistico. 
Dei film che costituiscono la trilogia romeriana, tre capolavori, a mio avviso il più emblematico mi è sempre sembrato il secondo, "Zombi". Dove i morti viventi che ormai occupano la città sono attirati compulsivamente, per una sorta di coazione a ripetere,  dal centro commerciale, il Mall, nel quale si trincerano i sopravvissuti.
Stanotte ho terminato la lettura di un altro capolavoro assoluto nel genere. Si tratta di World War Z, an oral history of the Zombi War, di Max Brooks. Autore che in precedenza aveva già pubblicato un libriccino, sempre in tema di morti viventi, dal titolo The Zombi Survival Guide.
L'idea base del romanzo è quella di un misterioso virus che si sviluppa in maniera estremamente veloce contaminando gran parte dell'umanità. Il virus provoca inspiegabilmente la trasformazione dei vivi in morti viventi. Che, nel più classico degli schemi romeriani, deambulano mossi unicamente dall'istinto di sopravvivenza e dalla fame alla ricerca di vivi da divorare. 
Ma a parte il profilo del morto vivente, il romanzo di Brooks non ha più nulla a che fare con i film precedenti. Innanzitutto non è un centro commerciale o una città che soccombono agli zombi, ma il pianeta intero. In secondo luogo il romanzo si svolge quando ormai la guerra tra i vivi e gli zombi è terminata da una decina d'anni con la quasi totale eradicazione del virus.
L'interesse del lettore non è affatto basato sulla voglia di sapere come andrà a finire. Sin dalla prefazione lo sappiamo già: i vivi ce l'hanno fatta e hanno sterminato gli zombi. Ma il mondo che conosciamo non è più quello di prima. Non ci sono più gli stessi governi, le stesse credenze, gli stessi valori, gli stessi principi. La guerra degli zombi ha smascherato, riassestato, rinominato, svalutato o rivalutato, le basi su cui si fondavano le diverse società.
Sono questi l'interesse e la genialità di questo libro.
La cui narrazione è cammuffata da una serie di interviste successive, raccolte da un sedicente funzionario, incaricato di riassumere lo svolgimento della guerra, dalla comparsa del virus alla sua eradicazione, storicizzando gli eventi.
Ne risulta un collage di punti di vista diversi a seconda della nazionalità, dell'origine sociale, del mestiere di ciascun intervistato. Il medico condotto di un villaggio in prossimità della grande diga sullo Yangtzé in Cina, una contadina sulle rive del lago Baikal, un funzionario del governo israeliano, un dissidente cubano, un soldato americano e decine di altri personaggi raccontano ciascuno un brandello di storia. La loro e quella della società e delle strutture politiche o militari nelle quali erano integrati nel corso della guerra. Alcuni eventi ritornano nelle parole degli intervistati, i quali, peraltro, non hanno alcun legame tra loro: le prime battaglie perse, la grande fuga nel continente americano, l'evacuazione del Giappone, i piani d'azione più controversi, quelli più efficaci, gli eroi.
Il risultato è un affresco estremamente realistico delle contraddizioni in cui sono immerse le nostre società e delle misure che, in caso di crisi, ogni società tenta di mettere in atto per salvarsi. Con un capovolgimento radicale dei valori sui quali, fino alla comparsa del virus, le società stesse si sono basate.
Max Brooks, che tra l'altro è il figlio del più noto Mel e della grande Anne Bancroft, ha scritto, a mio avviso, un'opera geniale. Che trascende il "genere". E può tranquillamente essere letta come un saggio di critica globale al funzionamento dei nostri mondi. Che si tratti dell'Europa, della Cina o della più piccola isola del più remoto arcipelago polinesiano.
E lascia l'amaro in bocca. Non tanto della scomparsa della nostra specie. Che in  realtà se la cava e sopravvive. Quanto dell'idea che un reale cambiamento debba per forza passare per una rottura radicale. Per una "crisi" fondamentale e globale. 
κρίσις, dal verbo κρίvo, separare, dividere, rompere.
Sarà la crisi a salvarci???????



1 commento:

Vincenzo Cucinotta ha detto...

Da ciò che ne scrivi, sembra davvero molto interessante. Che sia la crisi a salvarci, l'ho pensato e scritto, ma poichè io pneso che la crisi vera sarà l'emergenza ambientale, il problema sorgerà sulla possibilità di salvarsi da una crisi che per sua natura avrà caratteristiche di irreversibilità (scusa l asintsi, ma si tratta di un commento... :) )