giovedì 6 agosto 2009

Surkhet

Scrivo da Surkhet, su un computer dei tempi del Cobol e da dove sono bloccata da tre giorni in attesa che il cielo si squarci per almeno 35 minuti. Il tempo che ci vuole perche` l'aeroplanino della Yeti Airlines ci trasbordi a Juphal, avamposto del Dolpo, ai piedi delle montagne.
Surkhet fino a tre anni fa era terreno dei maobadi, i guerriglieri di Prachanda. Ora i maobadi non si vedono in giro e la vita e` ritornata ad essere tranquilla e sonnolenta. Due strade che si incrociano, una caserma, una pista per il decollo degli Otter da montagna, un mercato e campi di riso, bufali e capre. Su tutto una cappa afosa di caldo monsonico, rotta a sprazzi da violentisimi acquazzoni che trasformano le due strade in laghi di fango. Finito il monsone dai campi si leva una nebbia fittissima che sbiadisce i contorni delle cose. La gente cammina piano, si muove dolcemente, evita ogni gesto superfluo. Qualunque movimento si trasforma in fiumi di sudore. A Surkhet non vale la pena di farsi una doccia, posto che una doccia la si trovi. La gente vive costantemente bagnata.
Non deve essere affatto facile campare da queste parti. Come mi spiega il padrone del baretto che produce lo yogurth e delle frittelle di cavolo che sono l'unica alternativa al piazzo nazionale nepalese. Il terrificante Dal Bhat che altro non 'e che riso e lenticchie. Ieri sera la vicina di casa della signora che ci ospita ci ha fatto l'onore di aggiungere al riso ben sei pezzettini di pollo profumati al curry. Il pollo non l'abbiamo diviso con gli altri due occidentali che vivono in citta` perche` alla signora i due non piacciono. I due sono siberiani. E se ne stanno a Surkhet a fare gli elicotteristi. Di giorno stazionano all`aeroporto in attesa di ricevere l'ordine di decollare da parte di una qualche ONG destinata alla distribuzione di cibo nei villagi delle aree piu' remote. Una volta ricevuto l'ordine, si alzano in volo, sorvolano la zona da rifornire, trovano uno spiazzo dove posarsi, mollano il carico e ritornano in citta` per chiudersi nella camera della pensione e ubriacarsi di vodka. Sono grandi, biondi e bruschi di modi. Per questo alla vicina non piacciono.
Il terzo occidentale che vive a Sukhet e` invece uno psichiatra texano settantenne che si occupa dei "matti" che vivono qui. E' lui che usa il termine "matti". Non lo sa perche' siano diventati matti, spiega, ma quello che lui puo' fare e` distribuire loro dei tranquillanti in modo tale che le famiglie possono tenerli sedati in casa e andare a lavorare nei campi.
Alla vicina l'americano piace. E lei gli prepara il pollo almeno due volte alla settimana.

2 commenti:

amatamari© ha detto...

Non volermene Chiara, ma ringrazio il monsone che ti ha ispirato uno scritto così bello.
:-)

sileno ha detto...

Solo pochi eletti riescono a dipingere scene di vita a tinte cosi' vivide con le parole.
Complimenti Chiara, ho avuto il privilegio di conoscere la vita di Surket.
Er