venerdì 16 ottobre 2009

Elementi di Ur-fascismo


Rileggo oggi un vecchio articolo che Umberto Eco aveva pubblicato agli inizi degli anni '90 su La Rivista dei Libri. Nell'articolo, Eco, in soldoni, si chiedeva perché tutti regimi dittatoriali vengono accomunati sotto la definizione al plurale di "fascismi".
Quando si parla del regime di Salazar, di quello di Franco, dello stesso nazismo, dello stalinismo, degli ustascia di Ante Pavelic, è legittimo utilizzare la parola "fascismo" senza per questo farsi bacchettare sulle dita.
Il fascismo, nella lingua, resta una sorta di modello archetipo, a cui, con le dovute differenze, possiamo far rientrare regimi totalmente diversi.
Perché proprio il fascismo è diventato una sineddoche, una parte per il tutto, che serve in tutte le lingue a stigmatizzare comportamenti diversi, regimi opposti, addirittura atteggiamenti individuali?
Eco non crede che questo sia dovuto al fatto che il fascismo sia un'invenzione italiana, che sia dovuto ad una qualche paternità storica. Né per lui è corretto affermare che il fascismo conteneva al suo interno tutti gli elementi che hanno caratterizzato dopo di lui i movimenti dittatoriali a venire. Il fascismo non poteva essere la quintessenza di ogni regime totalitario, proprio perché mancava di quintessenza, ma al suo interno era invece tutto un brulicare di contraddizioni. Un'ideologia sgangherata, una filosofia scardinata, ma fortemente ancorata ad alcuni archetipi.
E per Eco era proprio la capacità del fascismo ad integrare al suo interno delle macroscopiche contraddizioni a farlo diventare "la madre di tutti i regimi".
Per cui oggi, per esempio, possiamo definire regimi "fascisti" sia il franchismo ipercattolico che il paganissimo nazismo.
Il termine fascismo funziona come il termine "gioco".
Una grande categoria adatta a tutto. Per cui è possibile togliere a un regime fascista questo o quell'aspetto, e tale regime resterà comunque fascista.
Detto questo, Eco isola una serie di caratteristiche tipiche di quello che lui chiama Ur-fascismo, o fascismo eterno. È sufficiente che una di queste caratteristiche sia presente in un sistema o in un regime, ed ecco che (cito) : " si profila la nebulosa fascista".
Una delle caratteristiche dell'Ur-fascismo è il fatto di basarsi sul "populismo qualitativo".
L'Ur-fascismo concepisce il popolo come un monolite e gli attribuisce la facoltà di esprimere la "volontà comune". Che è "interpretata" in prima persona dal leader. Ai tempi di Mussolini il teatro dove so recitava la finzione del popolo mosso da una volontà comune era Piazza Venezia. In Germania era lo stadio di Norimberga. Prima dell'89 era la piazza Tien an Men a Pechino.
Oggi il populismo qualitativo passa attraverso la televisione. Che diventa la grande arena nella quale far parlare il popolo ad una voce sola.
Il parlamento, le istituzioni, la magistratura nel populismo qualitativo non hanno più l'appannaggio di rappresentare il popolo perché possono contrastare con la voce del leader, suo unico interprete accreditato. E dunque un regime ur-fascista si diletta nel gettare discredito sulle istituzioni. Sempre che queste oppongano una timida resistenza al leader.
Ogni riferimento a fatti o a persone reali è puramente causale.

1 commento:

Matteo ha detto...

Visto che sono anche io oggi in vena di citazioni, lessi qualche mese fa un interessante libro di Luciano Canfora "la natura del potere":
si può parlare di una nuova e originale, e molto sofisticata, forma di 'fascismo' nel nostro paese. Siamo infatti di fronte a una nuova spinta all'unificazione al ribasso, che del fascismo fu il tratto dominante. In comune col vecchio fascismo, questa attuale sua straordinaria isomorfosi ha la conquista del centro e il monopolio della parola (ormai 'parola' essendo appunto quella monologante televisiva).

P.s. perdonami la pignolissima chiosa ma il paganissimo nazismo fece il concordato con la Chiesa cattolica, questo per dire che il fascismo si è sempre servito della religione e questa spesso ha acconsentito volentieri (e conferma d'altro canto le contraddizioni del fascismo di cui parlava Eco).