giovedì 22 ottobre 2009

Mika


Passo dalla voce rauca di un Bob Dylan trasformatosi nel nonno buono che canta canzoni di Natale che farebbero paura a qualsiasi bambino alla dimenante leggerezza di Mika.
Bob Dylan è l'amore di una vita. Lo amo persino quando, nel suo ultimo disco, ulula Adeste Fideles. È stato ed è la colonna sonora della mia vita, il mio Morricone personale, l'uomo che, nonostante il caratteraccio, avrei voluto sposare.
E allora come la mettiamo con Mika?
Sono cresciuta con un profondo fastidio nei confronti del pop.
Salvo rare eccezioni, che riscopro da qualche tempo, ho tettato fin dalla più tenera infanzia country, blues e R&R, con l'aggiunta del funky e del soul perché anche da quelle parti c'era qualcosa che mi faceva vibrare.
Il pop, no.
Eppure. Eppure, incredibile ma vero, Mika mi cattura.
Utilizzando gli schemi musicali della cavatina del Barbiere, o di rondò e minuetti veneziani, Mika rifà i Beatles muovendo l'anca come Jagger e mi avvolge in una musica furba e nello stesso tempo ricca, dietro ad una apparente semplicità. Nonostante il nome suoni più simile a quello di una mucca svizzera, ascoltare Mika mi dà un'euforia strana che non sentivo più dai tempi di Freddy Mercury.
Il suo secondo disco non è affatto la delusione che mi aspettavo. Anzi.
Bob e le sue Christmas Songs saranno per domani....

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