sabato 3 ottobre 2009

ZOMBI 4


In America si chiamano "garage sales". In Francia "vide greniers". Che non sono affatto i mercatini della "brocante" dove si vendono merletti, vecchie lenzuola ricamate, macinini e lampade art déco.
I vide greniers sono un mercato della riboncia.
Un fenomeno iniziato qualche anno fa che ora è diventato lo svago del we. Ogni sabato e domenica, nel raggio di una trentina di chilometri da casa mia, c'è un vide grenier. Di solito si svolge nel perimetro dello stadio di calcio, o nel parcheggio di una fabbrica in disuso. Raramente, come invece avviene in America, di fronte alle case di chi vende.
Di colpo la dolce Francia si trasforma in un decoro da Slumdog Millionaire.
Cocci, wc sbrecciati, macchine da caffé senza filtro, tutine da bambino macchiate, portacellulari di plastica, caricatori con i fili ingarbugliati, posate spaiate, pentole senza manici, bicchieri di plastica, fiori di plastica, copertine di quaderni di plastica, bacinelle di plastica e culle vuote.
Migliaia di persone si aggirano lentamente da un banco all'altro.
Tutto a 1 euro, a 2 euro, a 5 euro, recitano cartelli sbilenchi scritti malamente con pennarelli usati. La gente si sofferma, studia, prende in mano, chiede l'uso e la destinazione di oggetti incongrui, soppesa, ripone sul banco.
Non c'è nessuna allegria in queste spianate della miseria e dell'iperconsumo di seconda mano.
Pian piano ti rendi conto che le centinaia di venditori che espongono oggetti che un tempo sarebbero finiti definitivamente in pattumiera contano su improbabili vendite per tirare a campare. E questo cambia del tutto l'atmosfera.
Non c'è nemmeno nessuna considerazione ecologica, legata al riciclaggio.
Quel che conta è comprare.
I potenziali acquirenti si spostano a ondate, un poco come delle mandrie di yak, assembrandosi attorno ad un banco solo perché esiste già assembramento, trascinando i piedi nella polvere di queste nuove spianate indiane alla ricerca della felicità procurata da un pacchetto di mollette per la biancheria, da una coperta macchiata, da una scacchiera senza re e regine.
Il mondo globalizzato colpisce ancora.
Non c'è più nessun bisogno di saltare su un aereo.
Calcutta è già arrivata alle porte di casa nostra.

4 commenti:

luposelvatico ha detto...

Gran brutto segno...e non è il solo. Chi guarda la realtà con i propri occhi, e non con quelli dei TG di regime, se n'è accorto da un bel po' anche qui.

amatamari© ha detto...

Ah se solo si unissero tutti i poveri di questa terra...

Anonimo ha detto...

hanno cominciato a fare un mercatino detto "della solidarietà" anche qui a milano, a san siro. io non ci sono stata ma da come è stato presentato sulla stampa deve essere qualcosa di analogo: uno si compra uno spazio a 30 euro, svuota soffitte, cantine, ma anche armadi e casa, e cerca di vendere (forse anche di barattare).
poi però, da un'altra parte, c'è anche il mercato del baratto rigorosamente griffato, per le fashion victims a cui si sono un po' svuotate le tasche.
pat

Matteo ha detto...

Non so se considerarla una forma estrema di consumismo come dici tu oppure se è solo un modo per risparmiare in tempi di crisi e non solo o magari arrotondare i già bassi stipendi vendendo qualcosa. Del resto mercati di questo tipo non sono una novità.