sabato 7 novembre 2009

I nuovi balcani


Che le informazioni circolino liberamente è certamente da considerarsi un bene per la democrazia. Internet ha aperto un'era in cui maggiore è la quantità di informazioni a disposizione e più facile e veloce la loro circolazione. Detto questo risulta evidente che l'esistenza della rete non può, in teoria, non costituire un passo avanti per la democrazia.
Eppure...
Eppure, secondo l'ultimo libro di Cass Sunstein, On Rumors, How Falsehoods Spread, Why we Believe Them, What Can Be Done, il Web pone un problema: se da un lato permette di accedere ad un numero infinitamente superiore di informazioni rispetto all'era dei giornali su carta stampata, della radio o della televisione, dall'altro crea un meccanismo per cui le informazioni diventano, pian piano, "evitabili".
In fin dei conti, sostiene Cass Sunstein, professore ad Harvard, ed attualmente responsabile di un organismo della Casa Bianca, l'OIRA, che si occupa di gestire le politiche governative in settori come l'informazione, e le nuove tecnologie, la rete aumenta il potere dei singoli consumatori a "filtrare" quanto costoro vogliono conoscere, vedere, sapere.
Se questo già avviene normalmente quando su Internet si consultano i "grandi media", per cui il lettore " di sinistra" si indirizzerà quasi sicuramente su testate in sintonia con i suoi punti di vista, e idem accadrà per il lettore "conservatore", quando si tratta di blogosfera, il fenomeno si amplifica a livelli stellari.
Uno studio effettuato da Sunstein illustra come circa il 90% dei link suggeriti da un blogger rinviino a blog che presentano più o meno gli stessi punti di vista, creando delle tribù virtuali, tagliate fuori da qualsiasi genere di informazione che possa mettere in dubbio le convinzioni interne alla propria tribù.
Il 10% dei link restanti, che indirizzano gli internauti appartenenti ad una "tribù" verso siti con posizioni contrapposte, servono, in definitiva allo stesso scopo, in quanto i siti suggeriti sono utilizzati per dimostrare quanto assurdi, o pericolosi, o discutibili siano i punti di vista degli appartenenti ad altre "tribù".
In definitiva, la pluralità delle informazioni e la facilità estrema di poter accedere a tale pluralità, invece di funzionare come serbatoi di possibili scambi, tendono ad isolare gli individui in zone impermeabili uniformi, polarizzando e radicalizzando le singole opinioni.
Quando ci si limita ad interagire con persone che la pensano come noi, infatti, ogni singola posizione tende a radicalizzarsi.
Un bigotto che discute solo con bigotti diventerà ancora più bigotto, e un individuo già di per sé portato alla tolleranza risulterà ancora più tollerante. Se un gruppo di donne concorda sul fatto che i maschi sono egoisti e spesso impermeabili alle problematiche femminili e una sola tra queste donne si lancerà in un attacco al maschio degno di Valerie Solanas, pian piano le altre componenti del gruppo, una volta accettato il ragionamento dell'emula di Valerie, lo sdoganeranno e concorderanno che di fatto tutti i maschi sono semplicemente dei gran figli di puttana.
Questa balcanizzazione del cyberspazio, sommata alla radicalizzazione agli estremi delle singole posizioni di un gruppo, è il cocktail perfetto per indurre alla disiformazione.
Oggi, paradossalmente, è estremamente più difficile riportare alla ragione le milioni di persone che sostengono che Obama non dovrebbe essere Presidente per il fatto che non sarebbe nato in America.
E dico paradossalmente, perché, oggi, nonostante il certificato di nascita di Barak Obama, (nato il 4 agosto 1961, a Honolulu), circoli ampiamente sul web, questa informazione non arriva agli adepti del "birther movement". Semplicemente non li raggiunge, non li tocca.
La tribù della "birther conspiracy" è una tribù chiusa, impermeabile a prove che avrebbe accettato anche qualcuno più esigente di San Tommaso: il certificato di nascita di Obama nessuno dei suoi membri, probabilmente, l'ha mai visto.
La balcanizzazione del cyberspazio è estremamente nociva alla democrazia che si nutre e si rafforza proprio grazie alla pluralità delle informazioni e dei punti di vista.
La rete, a termine, potrà diventare addirittura un ostacolo per il dibattito democratico?



14 commenti:

sileno ha detto...

Mi stavo rendendo conto pure io che con i blog ci autoreferenziamo leggendo solamente i post che condividiamo e questo, alla lunga, diventa un limite culturale.
Ciao

il Russo ha detto...

E' vero che diventa un limite culturale ma, soprattutto in una realtà deformata come quella italiana dove le tivù (buon ultima raitre con l'odierna defenestrazione di Ruffini) sono tutte controllate da una destra reazionaria (altrochè conservatrice) e quotidiani come Libero, il Giornale, il Tempo o pavidi come Corsera e Stampa la fanno da padroni, segnalare almeno fra chi non è allineato fonti d'informazione alternativa è l'unico modo per fare Resistenza cultuale.

Matteo ha detto...

Del resto se capita un confronto con l'altra parte si ricevono sempre e solo insulti, sarà capitato anche a te. Allora spesso preferiamo, non so se a ragione o meno rinunciarci, dato che le invettive non portano mai a niente.
Comunque sul "filtraggio" dell'informazione io credo che vari da tribù a tribù. Un minimo di "filtraggio" c'è sempre anche per i più aperti e dialoganti, dato che si hanno culture e idee diverse.
Una "tribù" più aperta tenderà magari a ignorare minori informazioni o accuse della parte avversa formulando difese o controaccuse.

Matteo ha detto...

non so se l'hai letto ma qualche tempo fa pubblicai un post sul caso Di Barnard (http://eresiarossa-matteo.blogspot.com/2009/10/censura-legale.html) ex giornalista di Report "vittima" di Gabanelli la quale lo avrebbe abbandonato al proprio destino. Ebbene molte persone quando sentono questa cosa l'unica cosa che riescono a dire è che non si può accusare Report essendo una delle poche trasmissione serie in Italia. In altre parole giustificano una censura "a fin di bene". Cosa a mio avviso altamente sbagliata, però purtroppo questo è un vizio diffuso, non riusciamo a criticare la nostra parte e ci autocensuriamo.

Chiara Milanesi ha detto...

@Sileno: vero
@Russo: vero
@Matteo: molti nemici, molto onore? Quanto all'idea di "tribù aperta", non è antitetica proprio all'idea clanica di tribù?

Chiara Milanesi ha detto...

@Matteo, non avevo letto il tuo secondo commento...ma ricordo che leggendo la storia del giornalista di report sul tuo blog e leggendone i commenti che ne seguirono mi ero appunto detta: "guarda un pò, mi sa che devo rileggere il vecchio Sunstain...". Si tratta infatti dell'esempio perfetto di quanto dicevo nel post...e lo dico essendo comunque assolutamente cosciente della mia personale difficoltà ad uscire dalla mia tribù...

masacccio ha detto...

A me appare un processo naturale della comunicazione e l'autore che citi e che non ho letto non propone una grande novità rispetto all'attuale esasperazione della comunicazione attraverso il mezzo informatico; in fin dei conti tutta la saggistica che leggo e che ho letto, nella forma tradizionale del libro, del saggio, dell'articolo, qualsiasi sia l'argomento affrontato, mi rimanda attraverso citazioni e bibliografie ad autori e argomenti che confermano e rafforzano le tesi avanzate. Dipende dal punto di vista che si assume e che già in partenza opera per esclusioni.
Il problema è, secondo me, che il mondo dei blog è sostanzialmente fasullo e autorappresentativo ed oscilla fra la comunicazione di conoscenze e il cazzeggiamento e solo in qualche caso di fatti e notizie utili e scientificamente valide su cui possono crearsi affinità elettive fra i lettori.
In sostanza voglio dire che la comunicazione informatica ripropone gli stessi schemi della comunicazione tradizionale, allargata ad un mercato più vasto vista la difficoltà italiana all'uso dei libri e delle biblioteche. La tribù di appartenenza a cui si aderisce conferma e rafforza le tue conoscenze e la tua posizione in rapporto alla realtà che è da sperare si voglia modificare.
In sostanza, per finire, viva le Tribù.

Artemisia ha detto...

Mah io non ci vedo nulla di male a frequentare blog che la pensano più o meno come me. A casa propria capita anche di invitare che la pensano diversamente da noi ma dopo un paio di volte è naturale che si preferisca fare una cernita e non si invitano più.
Certamente senza arrivare ad essere talebani e ad abdicare al proprio senso critico.

PS anch'io parlai di Barnard in un post ma non mi ha filato nessuno.

Ernest ha detto...

Sono d'accordo sul fatto che è possibile autoreferenziarsi molte volte, ma credo che sia altrettanto vero anzi doppiamente vero che ogni volta che si trova un commento di uno destra si trovano insulti più che ragionamenti e discussioni... inoltre credo che la rete sia la nostra ultima ancora di salvezza visto il panorama dell'informazione che abbiamo attorno, quindi non ci resta che rifugiarci qui tra noi aprendo i nostri blog a tutti che possono commentare dove e quando vogliono... la rete lancia iniziative, informandoci a vicenda su situazioni particolari che vengono trascurati dai media, quindi lunga vita alla rete

luposelvatico ha detto...

Si, il rischio dell'autoreferenzialità è fortissimo.
Però è anche vero che negli ultimi tempi sono diventato così scontroso e antisociale che non solo sono in disaccordo con molti blog di sinistra, non solo mi irrita la lettura di Repubblica, ma sono pure molto spesso in completo disaccordo con me stesso:-):-):-)

Chiara Milanesi ha detto...

@Luposelvatico: dunque possiamo contare su un sincero democratico...

Luposelvatico ha detto...

Mah, anche definirsi democratici oggi è un po' difficile. Io non credo di potermi più definire tale. Ad esempio, concederei il diritto di voto soltanto a chi dimostra di meritarselo. Concederei il diritto di parola soltanto a chi dimostri di essersi informato in modo ampio e non superficiale. (Applicando queste regole a me stesso, per primo).

A parte questo, da qualche tempo mi preoccupo di ascoltare con maggiore attenzione opinioni e punti di vista che possano mettere a dura prova i miei, anzichè limitarsi a confermarli.
E' assai stimolante...

Chiara Milanesi ha detto...

@Lupo: in effetti se pensi che per votare sia necessario passare un qualche esame, fai bene a non definirti democratico...

Artemisia ha detto...

Allora mi sa che sto diventanto poco democratica anch'io...