martedì 3 novembre 2009

Matteotti o Mussolini?


Colgo la dichiarazione del ministro Gelmini, la quale, accorata, si strappa i capelli perché "la Corte Europea, ideologizzata, tenta di cancellare la nostra identità". Identità, dunque, che verrebbe fatta a pezzettini dalla scomparsa del buon vecchio crocifisso nelle aule scolastiche del nostro paese.
È curioso il discorso sull'identità.
Estremamente di moda in Francia oggi che il Ministro dell'Immigrazione Besson ha aperto in pompa magna un dibattito sull'identità nazionale con tanto di sito Internet, voluminosa bibliografia di testi da consultare, griglia di possibili tematiche da sviluppare, e ordine ai prefetti e ai viceprefetti di organizzare localmente delle riunioni nei 96 dipartimenti francesi e nei 342 arrondissement della Francia metropolitana.
Il compitino che lancia il Ministro Besson prevede che gli elaborati che gli allievi più volonterosi vorranno produrre vengano consegnati al Ministro entro il 31 gennaio.
Ma poiché la dicitura proposta per il Ministero dell'Immigrazione è quella di "Ministero dell'Immigrazione e dell'Identità Nazionale", la cosa, a pochi mesi dalle elezioni regionali puzza di tema elettorale costruito ad arte per drenare i voti dell'estrema destra di Le Pen. Il quale si affretta a dire, infatti, che l'amministrazione Sarkhozy ruba sfrontatamente i temi che gli stanno più a cuore...
Difficile poi stabilire quali sono "i simboli" dell'identità francese, poiché il concetto stesso di identità, posto in questi termini dal Ministro, esclude l'universalità insita negli ideali repubblicani, antiidentitari per definzione.
In altri termini, un "repubblicano" non potrebbe mai chiedersi: "Chi sono i francesi, oggi?" poiché si tratta già, in sè, di una proposizione ad excludendum. E la vera Repubblica non esclude nessuno.
Almeno è questo quello che imparano sulla carta i ragazzini alle elementari.
È divertente però giocare sui simboli, e lo si vede navigando sul web dove c'è chi propone Luigi XVI e chi propone Robespierre, chi propone Napoleone e chi la Comune di Parigi, Hugo o Celine, De Gaulle o il Maresciallo.
L'unanimità per il momento riguarda solo Edith Piaf. Il che porterebbe a escludere dall'essere francese chiunque alla Piaf preferisca Gainsbourg.
I temi "offerti" alla discussione dal Ministro glissano velocemente dal proporre una lista di simboli della francesità, dalla storia, alla cultura, all'arte culinaria, ai prodotti dell'ingegno e industriali, a questioni più sottili legate appunto all'immigrazione e a cosa dovrebbe fare un immigrato per farsi accettare dal paese che lo accoglie.
Qui la cosa inizia a puzzare di zolfo, perché non si parla solo di esami di lingua, ma anche di conoscenze appunto dei simboli di cui parlo più sopra, di tradizioni, di "cultura"....
Un americano di nazionalità francese scrive a Libération se potrà mai pretendere di restare a pieno titolo in questo paese visto che continua in casa a parlare inglese, continua a mangiare hamburger, festeggiare Thanksgiving, guardare film americani, ascoltare musica americana e portare il cappellino da baseball.
Alla fine del dibattito questi comportamenti potranno generare delle difficoltà, si chiede questo signore?
Probabilmente no, perché i francesi fanno esattamente la stessa cosa salvo forse festeggiare Thanksgiving.
Se però la stessa lettera fosse stata scritta da un maghrebbino che avesse dichiarato di continuare a parlare l'arabo in casa, a mangiare couscous, a celebrare il Ramadan, a guardare i film del suo paese, ad ascoltare la musica araba e a portare la djellabah, forse la cosa sarebbe vista diversamente anche se in Francia sono milioni i francesi che celebrano il Ramadan e pochissimi quelli che mangiano un tacchino al Thanksgiving...
Detto questo, mi piacerebbe capire quali simboli verrebbero scelti oggi per identificare l'italianità se in Italia venisse proposta la stessa lista che è proposta in Francia...
La pasta? la pizza? Cosa Nostra?
Giolitti o Garibaldi? Beccaria o Benedetto Croce? Al Capone o Saviano?
Buffon o Balotelli?
Matteotti o Mussolini?

8 commenti:

il Russo ha detto...

Il simbolo dell'Italianità o, peggio ancora, dell'italiano medio è senza dubbio Berlusconi: cialtrone, ciarlatano, (pseudo)sciupafemmine, scaltro, arricchito, fascistoide, insofferente delle regole e chi più ne ha più ne metta...

rom ha detto...

Voto per Garibaldi. A un certo punto del mio percorso di manifestatore - circa quarant'anni di manifestazioni, nazionali e locali - quando vedevo le solite bandiere con Che Guevara cominciai a pensare che sarebbero state segno di una scelta più intelligente bandiere con Garibaldi, prima delle indicazioni in tal senso da parte dei socialisti. Storia nostra, sinistra nostra, e non saremmo stati così facilmente ricattabili. Era stato un errore la scissione di Livorno del 1921. Bordiga e Gramsci avevano aperto la prima di una serie di porte dalle quali è passato Berlusconi.

Anonimo ha detto...

ieri, al tg3 ho visto un'inquadratura identica alla foto di testa del tuo post: berlusconi e letta circondati dai loro (bodyguard, portaborse...?), tutti identici, stesso abito, stessa cravatta scura, stesso piglio. che sia questa l'identità italiana? nooo, preferisco pensare a michelangelo, caravaggio, leonardo...e a tutte le meraviglie che il genio italico ha sparso nel mondo. in questo post,meglio la seconda foto.e in fondo anche il calcio e il tifo calcistico sono un simbolo dell'identità italiana:inter, alé!
pat

Anonimo ha detto...

Nessuno di voi ha un'identità italiana, dell'italia non ve ne frega niente, non capisco perchè ne parliate. Voi avete un'altra identità trans nazinale, secondo me dovreste fondare uno stato nuovo identico ai vostri principi e lì radunarvi tutti, darvi una legge o una costituzione adeguata ai vostri ideali e provare a vivere con decenza su questo pianeta.

Ernest ha detto...

basta accendere la televisione per capire quali sono i simboli italiani in questo momento... e poi basta vedere per che persone votano.

Alessandro Tauro ha detto...

Bella domanda Chiara. Davvero una bella domanda.
Credo che i prediletti sarebbero la Basilica di San Pietro, il bandito Salvatore Giuliano, la Pizza, il mattone, Piazza Affari, Maria De Filippi e un altro paio di elementi su tutti, in un tripudio di consensi che potrebbero raccogliere anche i voti della minoranza politica (cosa che accade non di rado in questo paese, e le reazioni sulla sentenza europea ne sono la dimostrazione).
Poi, per garantire un contentino, ci mettiamo Togliatti e le cooperative, così in Parlamento "ci assicuriamo" l'unanimità...

loris ha detto...

Sarà perchè è il 4 novembre che oggi siamo tutti profondamente ottimisti e riusciamo a trasmettere questa botta di ottimismo in tutta la blogosfera?
In un periodo di perdita di valori, di aculturazione e decerebrazione di massa, chiedere cosa può identificarci come simbolo dell'italianità vuol dire non potere fare a meno di identificare nella Carfagna del calendario, nel Presidente del Consiglio che sarà processato per corruzione, nel paradiso degli evasori fiscali condonati l'italianità.
E' difficile pensare che è dura...ma che ce la faremo.

Matteo ha detto...

A quanto pare sembra che per i nostri politici le "radici" (parola che mi fa sinceramente ridere) dell'Italia starebbero nel crocifisso, come se tutte le culture e le religioni che hanno esercitato piccole o grandi influenze nel nostro paese non fossero esistite. Quasi che non esistesse una "radice" alla base della democrazia che si chiama laicità e che stabilisce che lo stato è equidistante da tutti i credi e da tutte le religioni.
La corte europea ha emesso una sentenza magistrale. Ha dato una lezione di diritto e di cultura ai nostri politici.
In Francia, ma anche in Germania, in Spagna, In Inghilterra i crocifissi non possono essere esposti in luoghi pubblici.