lunedì 2 novembre 2009

Ora, è passato.


Nel Konjaku monogatari, la più celebre raccolta di favole tradizionali giapponesi, il racconto non inizia col caro e vecchio "C'era una volta", bensì con un "Ora, è passato".
"Ora, è passato" implica un melange tra passato e presente. In qualche modo lega il passato al presente. Un passato che graffia senza sosta il presente, il quale, a sua volta, non appena vissuto, diventa passato.
Il passato della famiglia di Marianne Rubinstein, ora è passato. Ma in lei è ancora presente. Così dolorosamente presente che Marianne ha sentito il bisogno di scriverci un libro.
Un libro bellissimo il cui titolo riprende il modo con cui iniziano le favole giapponesi.
C'est maintenant du passé racconta la ricerca - caparbia, testarda, tra illlusioni e delusioni - delle tracce lasciate dai nonni paterni di Marianne, Chaim Rubinstein e Ryfka Pinkwasser, e da tutti i membri della loro famiglia. Scomparsi ad Auschwitz, nelle strade del ghetto di Varsavia, o nei boschi attorno a Blechhammer.
Tracce che non pretendono di narrare una storia "completa", né di stilare una saga familiare che bisognerebbe, forse, far iniziare nel XIX secolo a Varsavia.
Tracce modeste, la fattura di un albergo, una cartolina, un paio di lettere, un biglietto di treno, tutte cose che non pretendono affatto di "ricostruire" dei destini tragicamente annullati, ma semplicemente di riportare a galla l'esistenza degli "scomparsi".
Come ha fatto Mendelsohn per i sei membri "scomparsi"della sua famiglia.
"Scomparsi" come i nonni, gli zii, i parenti lontani di Marianne che di loro conosce a malapena i nomi. E nemmeno di tutti.
È un libro di tracce, quello di Marianne. Incomplete. Deludenti nella loro incompletezza. Ma forse, proprio per questo, più vive.
"La completezza, è menzogna", diceva George Steiner, citando Adorno.
E proseguiva: "La scheggia, il frammento, non colgono forse l'essenziale?"


Marianne Rubinstein
C'est maintenant du passé
Gallimard, 2009

2 commenti:

guglielmo ha detto...

Temo non lo leggeremo presto in traduzione italiana questo libro.
In compenso ho quasi finito di leggere di Boualem Sansal Il Villaggio del tedesco, un libro che racconta la storia di due fratelli immigrati a Parigi dall'Algeria che scoprono (prima l'uno e poi alla sua morte l'altro) il passato del proprio padre tedesco, SS "specializzato" nelle camere a gas. Un libro che ripercorre a ritroso la memoria a scandagliare come persone "normali" diventino aguzzini. Ne farò una recensione sul blog, quando l'avrò finito.

Chiara Milanesi ha detto...

Grazie della segnalazione Guglielmo...Sono sempre alla ricerca di buoni libri da leggere...
Mi sto attivando per trovare una casa editrice italiana disposta a pubblicare il libro di Marianne Rubinstein...