mercoledì 9 dicembre 2009

Blade Runner, il ritorno...

Il film di Ridley Scott si apriva con Los Angeles di notte. Brulicante di suoni e immagini proiettate sulla facciata dei suoi grattacieli. Boccone rosse e occhiate ammiccanti proponevano merci, notizie, previsioni del tempo. In basso, bagnata da una pioggia incessante, la gente passava veloce da un baracchino all'altro ordinando hot dog, noodle o shawarmah, in una lingua che non era lingua di nessuno. Una lingua franca, un pidgin di lingue antiche che non avevano più alcuna cittadinanza.
Blade Runner era l'incubo. Il futuro che non doveva essere così. Un futuro opprimente e paranoico.
Era il 2019.
Noi ci siamo arrivati dieci anni prima.
Il faccione del Caimano, non si sa bene se nel ruolo di Kim Jong II o in quello più consueto di Aiazzon Man plana su una Milano notturna dalla parete di vetro del Pirellone. E ci ricorda che gli incubi possono diventare realtà. Addirittura prima del tempo.



5 commenti:

Ernest ha detto...

davvero inquietante
un saluto

marina ha detto...

ho davvero avuto paura, mi credi? mettilo su FB
marina

Chiara Milanesi ha detto...

@Marina: perché spaventare tutti i miei amici su FB? Io sono buona.

Anonimo ha detto...

mamma miaaaaaa. per fortuna non ero da quelle parti.
pat

Patrick Grimaldi ha detto...

Scandaloso, orripilante, da vera dittatura. I passanti non sembravano così interessati quanto piuttosto anestetizzati.