domenica 20 dicembre 2009

I carnefici volontari di Brescia e dintorni...


In francese si dice écoeuré. Una parola che ha a che fare col cuore. Per dire che si è "nauseati" si usa anche "j'ai mal au coeur", letteralmente "ho male al cuore".
Moi, alors, j'ai mal au coeur.
Perché, la nausea che mi ha preso da giovedì sera, ha a che fare anche col cuore. Ma non solo.
Giovedì sera ho assistito a un reportage alla televisione italiana.
Girato durante una seduta del consiglio comunale di un paesino nei dintorni di Brescia, di cui non ho annotato il nome. Seguito dalle interviste fatte ad alcuni giovani in una discoteca, credo dalle stesse parti.
Da allora ho "male al cuore".
Al consiglio comunale viene votata una disposizione, (quattro i voti contrari) con la quale sindaco e assessori si impegnano genericamente a non varare nessuna norma che possa in qualche modo venire incontro alle richieste della comunità mussulmana che vive e lavora in quel comune.
In discoteca, i ragazzi, vanno ancora più lontano. Farfugliano al microfono, intercalando il dialetto all'italiano, frasi sinistre genere: "che i mussulmani se ne stiano a casa loro", "qua siamo a casa nostra" per finire, dulcis in fundo, con un "arabi e ebrei, bastardi, fuori dall'Italia".
Premetto che non è stata affatto l'ultima frase a farmi pensare alle famigerate leggi di Norimberga. Ci ero arrivata ben prima.
Ne I volonterosi carnefici di Hitler, controverso libro di Goldhagen, l'autore sostiene la tesi che i tedeschi ordinari, non solo erano al corrente dei pogrom nei confronti degli ebrei, ma addirittura li sostenevano, in nome del virulento antisemitismo che li abitava. Goldhagen, nel 1996, in un'intervista al New York Times, aveva spiegato che la sua ricerca partiva dalla questione seguente: gli storici dell'olocausto si erano sempre chiesti perché mai in Germania e in altri paese fossero stati dati determinati ordini, ma non si erano mai chiesti perché mai tali ordini venissero eseguiti o passassero impunemente a prescindere dalle norme vigenti.
Esattamente quello che mi chiedo oggi.
Com'è possibile che il prefetto di Brescia non prenda dei provvedimenti per annullare tali decisioni del Consiglio Comunale di Brescia, visto il loro palese contrasto con le leggi della Repubblica? Com'è possibile che si permetta lo svolgersi di riunioni pubbliche che, per la loro stessa natura, costituiscono un'apologia all'odio razziale?
Per non parlare della questione più profonda, che è alle base di comportamenti del genere: com'è possibile che una parte degli italiani sia caduta così in basso? Com'è possibile che dei ragazzi, dei giovani, possano nutrire dei sentimenti di odio così profondo nei confronti di gente che lavora nelle fabbriche di questo paese, arricchendo la comunità, non solo della loro diversità ma anche con la fatica delle loro schiene e coi calli delle loro mani? Com'è possibile che la cosa passi senza che la gente "normale" dica "basta!", "queste cose sono già accadute in passato!", "storie del genere non possono più avvenire in Europa!"?
E alla nausea si aggiunge la paura.
Una paura "déjà vu", una paura razionale, il terrore che loro - arabi, ebrei, neri, gialli o a strisce - mi vedano per quello che non sono, mi considerino, magrado me, parte di questa storia infame, solo perché non ho la stessa pelle che hanno loro, non mangio le stesse cose e non prego lo stesso dio.
L'Italia mi fa paura.
Mi fa paura perché scivola sempre di più nella barbarie.
Mi fanno paura i giovani razzisti che fanno capannello agli angoli delle nostre strade.
Mi fanno paura i prefetti che non vedono, non sentono, non dicono come le tre scimmiette.
Mi fanno paura gli sguardi che i vicini lanciano a chi non è come loro.
Le frasi pronunciate a bassa voce, e non più tanto bassa.
Gli eufemismi, le barzellette oscene, i nomignoli, i soprannomi.
Tutto l'armamentario che rende colui che se ne serve "carnefice volontario".
Nel senso chiaro che Goldhagen ha dato ai tedeschi che abitavano nei dintorni di Auschwitz e che hanno giurato e spergiurato di non essersi mai accorti di nulla.

11 commenti:

Antonio Lo Nardo ha detto...

Ciao. Molto interessante questa citazione del libro di Goldhagen.
Se posso, aggiungerei un'altra segnalazione: Le benevole, di Jonathan Littell (narrativa).
È la storia delle atrocità del nazismo, raccontata dal punto di vista del carnefice, con i suoi pensieri, le sue riflessioni mentre esegue il suo "sporco lavoro".
Induce a riflettere su come, anche persone del tutto normali e civili, dati certi contesti e condizionamenti, si trasformino in macchine di odio.

Lasciando invece la narrazione, e passando alla ricerca scientifica, si può leggere "L'effetto Lucifero", di Philip Zimbardo, dove si riportano i risultati di celebri esperimenti su volontari umani negli USA che, interpretando i ruoli di carcerati e carcerieri, riprodussero "in vitro" esattamente i meccanismi del male già sperimentati nella storia (ne parlò anche Piero Angela in una vecchia puntata del suo Quark).

Buona lettura.

Chiara Milanesi ha detto...

@Antonio: Le benevole è un gran libro e nello stesso tempo per me è stato un libro impossibile...uno di quei libri che inizi e poi lasci perdere tanto era l'angoscia che mi creava...e poi ricominci...un libro faticoso, ma potente...

Anonimo ha detto...

C'est pourtant "Les Bienveillantes", et non pas "Le Benevole". Un lapsus qui n'en est pas un, peut-être...

Anonimo ha detto...

Correction!. Le titre *italien* est en effet "le benevole", on se demande pourquoi, vu le renvoi à L'Orestie d'Eschyle (encore des grecs, des classiques plutôt).

Antonio Lo Nardo ha detto...

Aggiungo questa considerazione.
Io mi stupisco anche perché le persone civili, ragionevoli, quelle che, come te e come me, assistono sgomente a questo degrado delle coscienze, da qualche tempo hanno rinunciato a impegnarsi, a parlare con gli altri, a "metterci la faccia".

maricla ha detto...

vogliamo poi ricordare che il prefetto di venezia è stato rimosso per volontà della lega perché non aveva impedito l'insediamento di una comunità rom in alcune palazzine a loro originariamente destinate?
non so quanto ci possano servire le buone letture. io credo che sia l'ora di prendere semplicemente a calci negli stinchi chi dice certe cose davanti a noi. evitare la discussione, passare direttamente al disprezzo.
ho visto anch'io il servizio (era di ''anno zero'', tanto per capire). l'epilogo era ancora più terribile: l'odio e l'idiozia si sono riversate sul cronista e sulla troupe.
ho paura, certo.

Chiara Milanesi ha detto...

@Maricla: quella del prefetto di Venezia non la sapevo...ritiro quel che ho pensato su "tutti" i prefetti...anche noi abbiamo il nostro Jean Moulin...

luposelvatico ha detto...

Che i razzisti non si vergognino più è un vero dramma. Con la scusa di "non essere ipocriti e dire quel che si pensa", si è definitivamente superata la riprovazione sociale nei confronti del razzismo. Questa è la cosa più grave che imputo alla attuale classe governante: aver sdoganato i sentimenti peggiori, eliminando la vergogna di esprimerli.
Quei ragazzotti deficenti del bresciano si sentono incoraggiati ad essere stupidi e razzisti, invece di vergognarsi di esserlo come capitava un tempo.
Perchè si è persa la vergogna? Ed ora, quale sarà il prossimo limite?

Antonio Lo Nardo ha detto...

Io la imputo anche alle persone civili e ragionevoli, che purtroppo hanno perso la voglia di ragionare e parlare alle altre persone, che ormai sono rimaste completamente succube delle tv.

D'altra parte, in nome di cosa dovrebbero farlo ?

Anonimo ha detto...

anch'io sono rimasta prima annichilita poi incazzata come una bestia dopo aver visto quel servizio, e ancora più annichilita alla notizia del trattamento riservato a un disabile senza braccia e senza biglietto(ma con i soldi in mano per pagarlo) su un treno italiano. davvero non riesco più a capire dove stia finendo questo paese.
pat

Antonio Lo Nardo ha detto...

La storia del disabile sul treno raccontata da Repubblica meriterebbe un approfondimento.
Avete letto la (parziale) smentita di Trenitalia e la testimonianza di un passeggero a supporto della condotta dei controllori ?
Esagerazione dell'articolo o smentite autoassolutorie ?