domenica 27 settembre 2009

Ma come? Italia docet?



Non è tanto il video che segue a suscitare il mio post, ma alcuni commenti lasciati dagli internauti, che si stupiscono del fatto che ANCHE il presidente francese, (e non solo "GLI ITALIANI"), utilizzi dei gadget per sembrare quello che non è (in questo caso una pedana che lo fa sembrare più alto)...
Ne cito solo due:
"Ma come? - scrive una ragazza americana - io pensavo che solo gli italiani ricorressero a trucchi del genere...."
E un altro, olandese, si chiede: "Berlusconi sta contagiando tutta l'Europa?"

sabato 26 settembre 2009

Silvio a Canossa


All'epoca, quasi 1000 anni fa, era il castello della contessa Matilde. 
Una rocca in cima ad una collina di cui oggi, da lontano si scorgono appena un angolo e i resti di un torrione. 
Oggi è una saletta privata dell'aeroporto di Ciampino. La saletta dei VIP, scrive il giornale.
All'epoca, Enrico IV, imperatore del Sacro Romano Impero, vi si era recato in ginocchio, il capo cosparso di cenere, a chiedere il perdono di Papa Gregorio.
Oggi il Grande Penitente arriva in aereo, accompagnato dal suo scherano più fedele. 
Si sarà inginocchiato al cospetto del Pastore Tedesco, implorando la divina assoluzione? O lo avrà stordito di chiacchiere ottenendo congedo papale per asfissia?
In mille anni da noi le cose non sono cambiate di molto...senza il benestare e il benvolere di sua santità nessuno, nemmeno il Grande Imbonitore, può pensare di mantenere saldo il potere nelle proprie mani...Non ci sono televisioni che tengano...
Non sapremo mai cosa si sono detti davvero i padroni dell'Italia nella saletta Very Important Person di Ciampino. 
Forse Benedetto avrà raccomandato a Silvio di usare maggior discrezione e Silvio in cambio avrà dato piena assicurazione che i crocifissi verranno cementati sui muri delle scuole italiane, o magari i due si saranno accordati su una joint venture finalizzata allo spartimento dei profitti di una nuova rete tematica che si chiamerà Telemaria o Telebuondio, vai a saperlo...vai a saperlo cosa si saranno detti quei due...
Quello che importa è che oggi in Italia ancora si va a Canossa...
E, molto probabilmente, Canossa paga...

domenica 20 settembre 2009

La donna in nero


La Santanché mente. Non è vero che in Francia stanno facendo una legge contro il burqua.
Se ne discute, questo sì, su iniziativa del deputato comunista André Gerin. E se ne discute nel paese come si era discusso, in modo estremamente acceso, sulla proibizione del foulard islamico e di qualunque altro segno che "ostentatamente faccia riferimento ad una religione" nelle scuole francesi.
La questione non è facile da trattare. Vietare il burqua negli spazi pubblici è da considerarsi un atto liberatorio nei confronti della donna, o una misura liberticida?
Io, confesso, sono combattuta e non sono capace di prendere una posizione precisa tanto mi sembrano validi gli argomenti degli uni e degli altri.
E allora riprendo alcuni appunti che avevo scritto nel corso di un viaggio effettuato alcuni anni fa in Siria. Per capire che cosa mi suscitano le donne in nero...

 

Vi è sempre, all'inizio di un viaggio, un'immagine che ci si fissa in testa e che poi ci si porta dietro nel ricordo. E' una sorta di logo. Del viaggio, del paese. A volte un logo di storie. Tante storie.

Il logo di questo viaggio è una donna in nero. Una donna in nero che scorgo dietro di me, a Damasco, mentre sto per attraversare l'arteria trafficatissima che mi porta dalla città nuova alla città vecchia. La donna è dietro di me. Come me, aspetta che il vigile faccia segno di fermarsi al fiume in piena di taxi gialli che con i loro continui colpi di clacson informano il mondo della loro esistenza.

Di lei percepisco solo una forma. Nera, un velo nero lungo fino ai piedi, ampio sulle maniche, che le copre i capelli, la bocca e il naso. La fessura da cui si potrebbero intravvedere gli occhi e coperta da un paio di occhiali da sole a specchio. Velo e occhiali trasformano la donna in una cosa.

Percepisco che lei mi sta guardando. Anch'io la guardo. Con la coda dell'occhio, la guardo. Ma di lei non vedo nulla.

Lei mi vede, io no.

Mi sento nuda.

La Siria è un paese in cui quello che conta veramente è sempre situato dalle spalle in su. Dalle spalle in giù, si assomigliano tutti. Sacchi informi coprono forme. I colori predominanti sono il grigio, il marrone, il beige, il nero. Raro il bianco. Il rosso è confinato alle kefiah, che uomini di tutte le età indossano sul capo, in fogge diverse, fissate da un cerchio di cordone nero. Un cerchio morbido portato come la corona di spine del Cristo.

Dalle spalle in su si coniugano i segni delle appartenenze. Il velo femminile, per esempio, si esprime in forme molteplici. Corrispondono ai gradi di fede? A questa o a quella corrente scismatica dell'Islam? Mi mancano i codici per capire. Mi limito allora a registrarne le fogge.

Si passa dai veli neri che coprono totalmente il volto e il corpo, senza permettere spiragli di sorta (le mani fuoriescono dai veli, guantate di nero), a quelli che lasciano una fessura per gli occhi, ai foulard legati stretti sotto il collo. Questi ultimi, a volte, sono sovrapposti in maniera civettuola. Uno, due, tre foulard di tinte degradanti, nero, beige, bianco sistemati a correggere le rotondità di un viso, l'ampiezza della fronte. Alcune ragazze portano veli di tessuto elastico, lavorati a maglia, all'uncinetto, che scivolano su una spalla a formare una treccia di lana. Poche le donne svelate. Qualche turista. E le cristiane. Alcune cristiane, mi dicono, portano anche loro il velo. Le altre, quelle che invece esibiscono capigliature striate dai colpi di sole, abbondanti capigliature arricchite da cotonature anni '60, eccedono pesantemente nel maquillage. Assomigliano alle ragazze dei quartieri popolari di Marsiglia. Non sono belle. Bocche rossissime, occhi bistrati, ciglia finte e chili di monili sberluccicanti. Mi chiedo se, da parte loro, sia una forma di reazione, o se conciarsi in quel modo soddisfi canoni di bellezza mediorientali che prediligono l'eccesso.

Perdo la donna in nero e occhiali fumé in un mare di donne in nero che passeggiano sotto le arcate del souk di Damasco.


mercoledì 16 settembre 2009

Aiazzon Man


A caldo...
Frammenti di Porta a Porta tra un gol di Inzaghi (fuorigioco) e un altro gol di Inzaghi (che stavolta c'era)...
Smanetto col telecomando per Lui, l'Unto del Signore.
Finisco su un carosello di pubblicità Aiazzone.
E Lui è là.
A magnificare microonde e frigoriferi.
Instancabile snocciola le sette meraviglie del mondo Aiazzone di cui rigurgitano le casine da Hansel e Grethel per i fortunati che ci abitano.
Poi divaga.
La ditta Aiazzone visibilmente oramai gli sta stretta.
E allora conciona, blatera cifre, confonde milioni con miliardi.
Parla di sè in terza persona.
Io come "lui".
Interessante spostamento di soggetto.
Ritorno in Francia e Lucho Gonzales si fa deviare da Nesta.
Lo stadio è delirio.
Ritorno a Lui.
Lui assomiglia sempre di più a Mireille, la mia vicina di casa rifatta in Costarica.
Cerone spesso e uniforme. 
Come Mireille.
Capello avanzato su fronte liscia come il culo di un bambino.
Come Mireille.
Le unghie, però, Lui non le ha viola shocking. Ha optato per una elegante trasparenza.
E non è l'unica differenza.
Mireille, la vicina rifatta, non è amica di Bush e non ha arrestato personalmente la crisi facendo salvare 400 banche.
È bastato che Lui della crisi sentisse l'odore. E allora (cito): "ha preso l'aereo (è lui che parla di sè ma alla terza persona), ha raggiunto l'amico Bush e gli ha detto che bisognava salvare le banche. E così si è fatto. "
Peccato che la Lehmann Brothers a Lui fosse sfuggita.
Forse era dal pedicure, in quel momento, come la vicina Mireille che ci va due volte alla settimana.
E poi la crisi mica c'era, Lui aggiunge.
È stata creata ad arte dai giornali, col loro becero pessimismo.
Giornali cattivi. Giornali birboni. 
Responsabili dei disoccupati (non in Italia che da noi non ci sono e come ci potrebbero essere col presidente del consiglio che c'è?). 
Dei dipendenti che si suicidano (questo succede solo in Francia e non in Italia che noi abbiamo la pizza). 
Delle industrie che chiudono (non in Italia che da noi si lavora a ritmi 8/16/24 e anche a Pasqua e a Natale, per non parlare dei sabati e delle domeniche, se no come far nascere le casine di marzapane in così poco tempo?)
Aiazzonman, si frega le mani mentre a Marsiglia c'è un inutile assalto all'arma bianca...
Avrà saputo che siamo ai recuperi?
No, non lo sa. Si frega le mani perché ha scoperto che a lavorare con i ritmi 8/16/24 si costruisce più in fretta. E visto che ci siamo, immagina tanti e tanti cantierini, qui e là, su e giù, che Lui potrà visitare e carezzare e arredare Aiazzon.
 Che a Lui piace tanto far la pubblicità dei mobilini...per le casine di marzapane da destinare ai "ragazzi" che ci andranno con le loro fidanzate o con mamma e papà...
Lui, invece, se ne starà nelle sue casone tra stucchi e ragazzine venute dall'est di Bari con gli amici che gli cantano menomalechesilvioc'è e Apicella e la Noemi e suo papà sua mamma sua zia.
Il Marsiglia si trascina mesto agli spogliatoi sotto un diluvio di lacrime e pioggia...
Mi aspetto i consigli all'allenatore ma stasera non ce n'è bisogno e allora Lui si fa Aiazzone/creativo e rimugina...
Già che c'è - brillante idea - manderà i nostri operai pure in Libia a costruire confortevolissimi campi di concentramento, tutti rigorosamente arredati Aiazzone, per la gioia dei deportati lieti in gommon scortati dai nostri "navigli" (lui dice proprio "navigli") ...un viaggio sicuro, attraverso il Mediterraneo che è il più bel mare del mondo, poco importa quel che c'è sotto, dai navigli giungeran note di mandolino, alla faccia dei comunisti che non gli vogliono bene...

È sconnesso.

Ceruleo muove a scatti la testa. E inanella parole senza senso. 
La realtà rimpicciolisce e diventa fiction per cameriere d'albergo.
Nessuno ci fa caso. 
Noto che lui non si gratta e come Xavier Zanetti, non suda.
Non è possibile. Solo il grande Xavier Zanetti, il capitano,  non suda mai, anche quando scavalla da un parte all'altra del campo....
Un tempo Lui si grattava e sudava...Si toccava pure i coion...
Ora non più.
E allora capisco. 
Capisco che non è vero. 
Che è solo un fumetto. 
Un disegno animato. 
Un manga ingessato. 
E tiro un sospiro di sollievo: la crisi c'è davvero, e le tendopoli e i disoccupati e i deportati...
È Lui che è morto.
Ma non ce lo dicono.
...pubblicità...











lunedì 14 settembre 2009

Se non ora, quando?


Forse è solo una questione di nausea.
Ma da quando sono tornata a casa riesco a malapena a leggere i giornali. 
Per non parlare dello scrivere.
Le notizie scorrono sullo schermo del computer. 
E mi travolge la nausea.
Come stamattina quando leggevo l'invito del nostro ministro della Pubblica Istruzione a tenere la politica lontana dalla scuola.
Com'è possibile che un ministro della pubblica istruzione
 possa imporre un comportamento così becero e snaturato? Così innaturale con la funzione stessa dell'insegnamento?
Quando stavo in Italia, subito dopo la laurea, avevo avuto una cattedra per insegnare il diritto e l'economia in una ragioneria di Montebelluna in provincia di Treviso. I miei allievi erano quasi tutti figli degli scarpari che avevano fatto la fortuna economica di quella cittadina ai piedi delle colline asolane. 
Alla prima riunione degli insegnanti il preside, un gentile signore siciliano a pochi mesi dalla pensione, si era raccomandato che non si facesse politica in classe. 
La politica doveva stare fuori dalla scuola.
Lui non voleva avere problemi.
La prima lezione che feci nella mia vita fu dedicata ai fondamenti ideologici da cui nasceva la nostra Costituzione. Mi ero preparata a fondo sulla questione leggendo un bel libro di Norberto Bobbio da cui emergeva con ogni evidenza che qualsiasi legge altro non rappresentava che una scelta politica ben precisa, sia sul piano storico che su quello economico.
Rispettare la raccomandazione del preside sarebbe stato mancare ad un dovere fondamentale dell'insegnamento: quello della trasparenza, della storicizzazione degli eventi. Quello della politica.
Come potrà fare oggi un insegnante della stessa materia, tanto per fare un esempio, ad insegnare i valori della nostra Costituzione senza fare politica? Come spiegare lo iato esistente oggi tra costituzione formale e costituzione materiale senza addentrarsi criticamente nelle scelte di questo o quel governo?
Se non fosse tragicamente pilotata, la raccomandazione del ministro Gelmini, potrebbe forse solo far sorridere. 
La scuola, a mio avviso, per avere un senso, deve essere soprattutto una palestra politica. Una palestra critica delle scelte politiche che i cittadini sono tenuti a rispettare o a subire.
Come potrebbe oggi un insegnante degno di questo nome affrontare i temi dell'uguaglianza, del diritto all'informazione, del razzismo, della bioetica senza confrontarsi con quello che accade nel mondo e in primo luogo vicino a noi?
Se non ora, quando?


martedì 8 settembre 2009

My dog ate my last Prozac and the liquor store is closed....

Al ritorno da un viaggio è tutto che salta.
Saltano le lampadine, perde lo sciaquone, non si chiudono più le porte, i rubinetti perdono...
La posta è una montagnola grigiobianca di fatture, pubblicità, numeri arretrati di riviste inutili, avvisi di raccomandate, multe non pagate.
Repellente.
La polvere si è attaccata ai muri e il paniere della roba da lavare straborda visto che anche la lavatrice perde.
Il corpo non risponde perfettamente ai segnali. Strani batteri annidatisi nelle mie viscere festeggiano la nuova casa e ci vogliono giorni per ritrovare i giusti ritmi del sonno.
Il telefona suona a ore incongrue. Dall'altra parte della cornetta le voci amiche si mischiano ai venditori di pannelli solari e di surgelati low cost.
L'automobile non ricordo più dove l'ho parcheggiata e quando la trovo ha una gomma a terra e il serbatoio vuoto.
L'avocado ha smesso di crescere e le sue foglie, chiazzate di marrone, scricchiolano.
I topi hanno allegramente ripreso possesso della cantina e ancor più allegramente si sono nutriti di stivali, lacci di scarpe, e maglioncini.
L'impressione è che davvero Dio esista. Ma un Dio cattivo e vendicativo volto inesorabilmente punire. A punire i viaggiatori e chi si allontana dalla retta via. Che è poi quella di casa. 
L'insieme produce colpa e confusione.

...My dog ate my last Prozac and the liquor store is closed...

sabato 5 settembre 2009

Di ritorno dal Dolpa...


Sono tornata a casa.
Ieri sera, prima di andarmene a letto, ho guardato la luna dalla finestra della cucina.
Era una luna bianca, piena e tonda, di quelle che si vedono quando ancora non è calata la notte.
Un mese fa guardavo la stessa luna dalle pendici di una montagna. Allora la guardavo spiando un qualche segno di cambiamento del tempo. Il monsone, mi aveva spiegato una bambina qualche giorno prima, con la luna piena si arresta per qualche ora. 
La luna, in quel momento, aveva un che di familiare, acquistava una sorta di "senso". Qualcosa in relazione diretta con me, un elemento vitale e importante . 
Ieri sera era solo bella.
Per quasi un mese la luna e le stelle sono stati gli unici elementi comuni con tutto quanto c'era dall'altra parte delle montagne. Guardavo la luna e le stelle e mi dicevo che dall'altra parte delle montagne, nel mondo "civile" dei giornali, delle notizie, delle macchine da caffé, la gente vedeva la stessa luna e le stesse stelle. 
Tutto il resto era separazione e distanza.
Dalle macchine da caffé mi separavano le montagne di cristallo, gli alti passi, la neve, l'assenza assoluta e totale di comunicazioni, di telefoni, di radio, di medici, di medicine, di idraulici e di levatrici. 
Di qua c'erano le carovane di yak che sfilavano incessanti verso la frontiera col Tibet cinese per scambiare gli afrodisiaci yarsa gumpa con sacchi di farina e scarti di scarpe da tennis. 
Di qua c'erano i gompha abbandonati anche dai monaci più tenaci, le pecore blù, e manciate di case di fango. E donne che trasportavano bambini sulle spalle e bambine che trasportavano lattanti sulle spalle. E uomini che si spostavano a cavallo e capre in cerca di cespugli da sgranocchiare. 
Di là c'era tutto. 
E niente.