giovedì 4 marzo 2010

La zingara e gli uccelli...

Due zingare all'angolo della strada parlano tra loro in rom.
Indicano un albero, un grande platano sopra di loro.
Sul quale centinaia di uccelli, scarsamente visibili, perché troppo alti stridono gridano fanno rumore.
La zingara indica l'albero e china il capo.
Stanno tutti su un solo albero, gli uccelli. Lungo il viale decine di platani vuoti e silenziosi.
Ieri sera li avevo già sentiti urlare. Su un altro platano nella piazzetta dietro l'Ufficio Centrale della Posta.
E avevo pensato che la primavera stava arrivando al galoppo.
Stamattina gli uccelli e l'espressione della zingara e la sua mano, vecchia mano abbronzata, mi han fatto pensare a un presagio. Oscuro, ma inquietante.
Mi fermo, vicino alla zingara. Più che a guardarli, a sentirli stridere.
Sembrano vecchie anatre, oche impazzite.
Non se ne volano via nemmeno quando il tubo di scappamento di una moto che passa esclude ogni altro rumore.
La zingara mi guarda e mi fa segno.
Dice, "madame", ma indica gli uccelli.
Ho il riflesso scontato di stringere la tracolla della borsa con la mano destra.
La zingara mi guarda e sorride.
Poi scuote la testa.
Di colpo gli uccelli tutti si levano in volo e scompaiono dietro l'infilata di palazzi che chiude il viale.